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Tre anni dalla caduta, Claudia Cretti parla degli angeli che l’hanno salvata: “Credo nei miracoli”

La 24enne di Costa Volpino ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la lettera scritta dalla dottoressa che l'ha soccorsa per prima quel 6 luglio 2017

“Se non credete ai miracoli e agli angeli, questa lettera vi farà almeno riflettere su cosa possono fare l’amore, la passione e la dedizione degli esseri umani. Io invece ho imparato a credere nei miracoli e negli angeli. E questo è il racconto di uno dei miei angeli custodi che quel 6/7/2017 mi hanno salvato la vita”.

Inizia così il lungo post pubblicato su Facebook da Claudia Cretti in occasione del terzo anniversario dal tragico incidente che la coinvolse lungo le strade del Giro d’Italia Femminile.

A distanza di tre anni dalla terribile caduta lungo la discesa della “Zingara Morta”, la 24enne di Costa Volpino ha voluto ripercorrere quanto accaduto in quel drammatico pomeriggio di luglio.

Benché in molti ricordino quegli angoscianti momenti che seguirono l’incidente, il frenetico susseguirsi di notizie e i bollettini medici che hanno scandito le ore nei giorni successivi, soltanto l’esperienza vissuta dai primi soccorritori può far comprendere appieno il dramma vissuto dall’ex portacolori della Valcar.

Per questo motivo la ciclista bergamasca ha deciso di postare una lettera inviatale alcuni mesi fa da uno degli “angeli custodi” della Croce Rossa, riportando il resoconto di quei dolorosi istanti che soltanto chi era sul posto ha potuto vivere.

“All’improvviso mi alzo, guardo fuori e vedo le ammiraglie che sbandano, inchiodano… Un ragazzo si sbraccia chiedendo di fermarci… Cosa c’è? Sorpassiamo le ammiraglie avvicinandoci a lui… Ecco che vediamo una ragazza a terra, prona, immobile… Cosa ca..o è successo?!

Inchiodiamo. L’ambulanza si ferma qualche metro più avanti, apro il portellone con i guanti ancora in mano, li infilo velocemente mentre vengo verso di te. Si rompono.

Fanculo ai guanti… Cosa diavolo sta succedendo? Corro da te, sei lì, prona, col viso rivolto verso l’asfalto, ferma – spiega nella missiva la soccorritrice -. Mentre mi avvicino vedo del sangue sotto la tua bocca, da dove viene? Mi sento gelare. Viene dall’orecchio. Ti afferro la testa, ti tengo immobilizzata mentre aspetto gli altri dell’equipaggio per la manovra di pronosupinazione. Già, perché non posso girarti da sola, sarebbe troppo pericoloso, potresti avere una lesione del midollo spinale, ho bisogno di altre due persone per farlo. Intanto tu sei lì, immobile, che respiri nella pozza di sangue che si stava formando sotto il tuo viso… Ma questo non è respirare… Cosa posso fare? Devo farti arrivare più ossigeno alla bocca ma non posso muoverti il collo. Ti tiro le guance con i mignoli, sento subito che il tuo respiro, seppur brutto, si modifica, migliora. Il tuo sangue scorre caldo sulle mie mani, la voce di quel ragazzo che mi martella: ‘Kittel! Kittel rispondi! Vi prego salvatela, fate qualcosa!'”.

Nonostante l’assordante rumore delle sirene delle ambulanze e l’ansia del momento, il pronto intervento consentirà di salvare l’atleta orobica che, con la determinazione e la voglia di vivere che la caratterizza, ha saputo superare anche la crisi sopravvenuta durante il trasferimento in ospedale, come descritto dalla componente della Croce Rossa.

“In ambulanza ti mettiamo un ago in una vena per darti i farmaci. Te lo strappi. Lo rimettiamo. Te lo strappi. Lo rimettiamo, regge. Lo fissiamo. Te lo strappi… ‘Ragazzi, sta peggiorando’. Stefano mi chiede il laringoscopio per intubarti. Siamo arrivati. Entriamo di fretta al pronto soccorso del ‘Fatebenefratelli’, ci aiutano, riusciamo a mettere e fissare quel benedetto ago, ti intubano. Ti portiamo in tac, il telefono continua a suonare. È il medico di gara, vuole sapere come stai. Male. Vuole sapere di più, non abbiamo tempo di rispondere, non lo sappiamo ancora – confessa l’operatrice -. Mentre ti fanno la tac il tuo cuore rallenta, troppo. Altri farmaci. Si stabilizza. Possiamo finire la tac. Dobbiamo trasferirti al Rummo, qui non c’è la neurochirurgia. Il rianimatore del pronto soccorso organizza il trasferimento, l’ambulanza locale ti porta”.

Dopo due operazioni alla testa e quasi tre settimane in coma, Claudia Cretti riuscirà a riprendersi e a tornare in sella, esultando nuovamente sotto lo striscione del traguardo.

Ora che quei concitati minuti sono soltanto un ricordo, l’obiettivo dell’alfiere della “Born to Win” sono senza dubbio le Paralimpiadi di Tokyo 2021. Chissà, magari in Giappone correrà anche per l’amore di chi l’ha accompagnata nella corsa più lunga della sua carriera.

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