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“Morricone e Leone? Grandi amici geniali, litigavano tantissimo”

Il giornalista Fabio Santini ha parlato della splendida coppia nel suo libro 'Perché la vita è cinema' e ricorda "lo stupore che Morricone provò quando gli feci notare che Springsteen, i Dire Straits, i Green Day, Brian Adams, Phil Collins andavano pazzi per lui"

“Sergio ed Ennio hanno affinità di temperamento che li rendono simili: sono intransigenti, perfezionisti, esigenti soprattutto con se stessi. Insomma, due rompiballe… non cambieranno mai”. Questa è la storia di una amicizia che pare un film. A raccontarla con queste parole è Fabio Santini, giornalista, nel suo ultimo libro “Perché la vita è cinema”. Il fatto che si tratti di un rapporto tanto bello da sembrare una storia da grande schermo non può che far sorridere perché i due protagonisti sono il regista Sergio Leone e il musicista Ennio Morricone che insieme hanno scritto pagine intramontabili del cinema. Nel libro dedicato a Sergio Leone Santini riporta la testimonianza di Morricone, scomparso lunedì 6 luglio a 91 anni. Dal loro primo incontro da bambini, alla conoscenza professionale vent’anni più tardi, al metodo da loro inventato e non replicabile da nessuno. “Morricone diceva che la musica ha un valore assoluto – racconta Santini – questa è l’eredità che ci ha lasciato”.

Il suo ultimo libro, dedicato al grande Sergio Leone si intitola “Perché la vita è cinema”. Il sodalizio tra Leone e Morricone dimostra che la vita è anche musica.

Sì, certo. Ennio Morricone e Sergio Leone fanno parte di quei prodigi dell’umanità a cui ogni tanto Dio pensa. Ha messo insieme McCartney e Lennon e sono nati i Beatles, ha messo insieme Robert Plant e Jimmy Page e sono nati i Led Zeppelin. L’incontro tra queste due menti, Sergio ed Ennio, è nato prima da bambini e poi da adulti a casa del compositore, all’ora del tè, davanti ad un plateau di pasticcini, la merenda preparata da Maria, inseparabile compagna di vita di Morricone.

Da quell’incontro nacque una collaborazione unica nella storia del cinema. Nel suo libro racconta il loro metodo speciale.

Da lì iniziarono a lavorare inventando il metodo Leone-Morricone, che molti cercarono di imitare senza ottenere mai i risultati voluti. Si tratta di una tecnica molto semplice: Leone, che era anche un ottimo attore, recitava tutto il film – battuta per battuta – a Morricone, il quale prendeva appunti. Dopodiché si metteva al pianoforte e componeva in base alle emozioni, le tinte, le tecniche di ripresa che Leone gli aveva raccontato. La ricerca per i due era poi asfissiante per i due, ma la ricerca del dettaglio è la cifra di un carattere e la grandezza di un uomo. La sintesi di questi due geni ha fatto si che il cinema trovasse il suo punto più alto di arte nel rapporto tra immagine e suono proprio nei film di Leone. Questi erano Sergio Leone ed Ennio Morricone.

Nella carriera di Morricone non c’è solo la musica da film.

Lui è stato un autore prolifico. Ha diretto celebri canzoni polari come “Sapore di sale”, “Se telefonando”, “Il mondo”. Ha poi composto musiche d’avanguardia, religiosa, musica da camera, musica sinfonica e uno studio sulle corde del pianoforte. Aveva un’idea ben precisa sulla musica. Una volta, alla fine di un concerto all’arena di Verona, gli chiesi: “Ennio, perchè sui due maxi schermi che ci sono ai lati del palco non proietti le immagini dei film di cui stai suonando la colonna sonora?”. Lui mi rispose: “Non lo faccio perché la musica ha un valore assoluto”. Il valore assoluto per Morricone stava nel fatto che nessun veicolo come la musica sa trasmettere le emozioni più intime, umane, semplici e condivisibili. Lui era il più grande autore di musica ma che non aveva mai perso il senso della condivisione per il pubblico. Questa è l’eredità che ci lascia: per fortuna, in un mondo di non musica, ci restano i dischi di Morricone, che ci inebriano e ci fanno emozionare.

Come era il rapporto tra i due colleghi e amici?

Litigavano tantissimo perché Ennio amava i silenzi, e lo dovette far capire a Sergio. All’inizio ci furono delle grandi discussioni su questo, fino a che Sergio si convinse. Da quel momento ci furono i film di Leone pieni di immagini, con suoni ma con attori in silenzio. Del resto, Leone diceva che Morricone non scriveva colonne sonore ma “sceneggiature aggiunte”. Solo Dio poteva mettere insieme due menti del genere, io me li immagino ora, di nuovo insieme.

Oltre alle collaborazioni con Sergio Leone, Morricone è l’autore di colonne sonore passate alla storia. Pur avendo avuto tantissimi riconoscimenti, l’Oscar è arrivato solo nel 2007 come premio alla carriera e poi nel 2016 per “The Hateful Eight”. Secondo lei come mai?

È molto semplice. Ennio Morricone è visto dal mondo e da Hollywood come l’autore di Sergio Leone, che a sua volta viene considerato un genio, studiato nelle università americane. Nemmeno lui ha mai ricevuto un premio Oscar probabilmente perché è riuscito a far film americani molto meglio degli americani. Questo dava un fastidio tremendo. Nessuno di loro due ha mai ricevuto un Oscar. Io non mi meraviglio più di tanto, in genere i premi Oscar sono pilotati dalle grandi case di produzione. Sono comunque felice che alla fine della sua carriera Morricone abbia vinto due premi Oscar, uno alla carriera e uno come miglior colonna sonora per “The Hateful Eight” di Tarantino. Inoltre, Ennio non dava importanza ai premi, ogni volta che ne riceveva diceva che gli venivano fatti talmente tanti complimenti da chiedersi se davvero avesse fatto bene il proprio dovere.

Cosa ricorderà degli incontri avuti con il maestro?

Ricorderò le due interviste che gli feci. In particolare, quella dopo il concerto all’arena di Verona. Lui rimase contento di come era andata la serata, che RTL 102.5 seguì in diretta. Io gli dissi che ero molto contento che avesse concluso in crescendo con le musiche di Leone e lui mi rispose in accento romano: “Se non faccio le musiche di Sergio, qua la gente mi lincia”. Lui, grande genio della musica, era entrato nell’ottica del concerto rock. Ricordo che mi disse che Rossini era stato il primo grande autore rock della storia. Ricorderò sempre lo stupore che provò quando gli feci notare che Springsteen, i Dire Straits, i Green Day, Brian Adams, Phil Collins andavano pazzi per lui. Mi raccontò di un musicista che richiese di incontrarlo a Roma. “Un musicista taciturno con un nome strano austriaco – mi disse – di un gruppo inglese con un nome terrificante”. Stava parlando di Mark Knopfler, il chitarrista dei Dire Straits che andava pazzo per Morricone e impose alla sua casa discografica di poter incontrare il grande Maestro.

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