Mes, a Bergamo fino a 500 milioni: "Importanti per Rsa e sistema sanitario" - BergamoNews
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Mes, a Bergamo fino a 500 milioni: “Importanti per Rsa e sistema sanitario”

Il segretario Peracchi e il responsabile Welfare Amboni: “Serve coesione per accelerare”

Continua, assiduamente, il dibattito sulle risorse che potrebbero derivare dal MES. Una cifra che se sommata alle ingenti risorse già destinate dai decreti nazionali già attivi e quelle che dovrebbero derivare dal recovery fund, può raggiungere valori importanti: solo a Bergamo il MES potrebbe portare circa 500 milioni di euro.

“Ora, al di là di qualsiasi disquisizione politica, poter acquisire un bel po’ di milioni di euro ad interesse quasi zero, da restituire in dieci anni, credo non possa che essere interesse di tutti – commenta il segretario della Cgil Bergamo Gianni Peracchi – A maggior ragione se queste risorse sono finalizzate ad interventi in ambito sanitario. Pensate a cosa potrebbe significare 500 milioni per il nostro territorio: basterebbe anche con solo una minima parte di queste risorse, ad esempio sei milioni, per attenuare sensibilmente le difficoltà dei sistemi di assistenza residenziale o semiresidenziale bergamasco (dalle R.S.A. ai Centri per Disabili.), riconoscendo contributi di 50 euro al giorno per duemila posti (persi) nei due mesi di lockdown”.

Secondo Peracchi “il vantaggio sarebbe evidente, e si potrebbe dare respiro ai bilanci delle strutture, ai trattamenti del personale, al contenimento delle rette, garantendo le condizioni per una rivisitazione virtuosa della presa in carico dei bisogni sanitario e assistenziali e dell’intreccio tra territorio ed ospedale. Quindi crediamo importante sollecitare a tutti i livelli i decisori perché queste risorse arrivino ed arrivino in fretta”.

Per raggiungere il risultato “è importante tenere, soprattutto sul versante sanitario, un buon livello di coesione di tutti i soggetti interessati, pur in un rapporto dialettico – continua Orazio Amboni, responsabile Welfare Cgil di Bergamo – Alcune crepe che sembrava si potessero aprire tra medicina di base e ospedaliera non hanno avuto seguito e la posizione dei medici di base, insieme al sistema della prevenzione e degli interventi di tutela e sicurezza del territorio ha fornito un contributo prezioso, anche critico, che tornerà ancora più utile per la ridefinizione del Sistema sanitario lombardo”.

Sistema che, durante la pandemia, ha garantito ed ha sviluppato ulteriormente le eccellenze delle sue strutture ospedaliere e di ricerca, ma che ha visto, drammaticamente, un vuoto nella medicina del territorio e nel sistema della prevenzione e sanità pubblica. “Un vuoto determinatosi per l’indebolimento graduale della medicina territoriale (si pensi a come erano meglio congegnati i distretti socio sanitari) e per le confuse definizioni dei rispettivi ruoli di ATS e ASST con conseguenti paralisi operative – fa notare Amboni -. E qui le responsabilità, pesanti, della gestione politica regionale degli ultimi decenni sono, a nostro avviso, evidentissime – concludono dalla Cgil – Così come è stato evidente il livello di inadeguatezza della direzione politico amministrativa di questa Giunta regionale, oltre alla grave reticenza nel fornire dati ed informazioni anche a livello provinciale. Ma di questo si avrà occasione di discuterne nelle sedi di confronto opportune”.

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