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Un abbraccio per perdonare: il Crocifisso di Rosate e la salvezza di Bergamo

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in Città Alta

Un nastro avvolto al braccio sinistro e l’assenza di un chiodo nel palmo della mano: sono questi dei particolari che da secoli stupiscono i fedeli osservando il Crocifisso di Rosate.

Nonostante l’oggetto sacro sia collocato nel Duomo di Bergamo, la sua storia si lega indissolubilmente a quella della Chiesa di Santa Maria di Rosate.

Secondo la tradizione, a cavallo fra il 1509 e il 1512 la città orobica fu attaccata dalle truppe francesi che entrarono in città causando numerosi disagi ai suoi abitanti.

Le monache presenti nel convento di Città Alta decisero quindi di offrire ospitalità alle donne venete, salvandole dalle angherie degli invasori.

Come riportato da Emilia Tiraboschi, religiosa vissuta nel XVII secolo, una notte le clarisse vennero svegliate dal bussare di una persona alle porte del cenobio.

Una volta giunte sul posto, le suore non trovarono nessuno ad attenderle, ma soltanto il crocifisso che venne considerato come un dono divino a cui rivolgere la propria venerazione, tant’è che nel 1677 venne riposto all’interno di una teca di cristallo.

All’opera sono attribuiti più di un miracolo, fra i quali spicca quello legato al nastro rosso: si narra infatti che una suora, ingiustamente accusata dalla badessa di furto, iniziò a pregare la statua di Cristo.

Prostrata di fronte all’effige, la consorella sentì l’abbraccio di Gesù che poco prima aveva staccato il braccio sinistro dalla croce.

Da quel momento l’arto non venne più inchiodato al legno, ma sostenuto da un fiocco rosso che la cinge ancora oggi.

Quest’ultime non sono le uniche particolarità che caratterizzano la rappresentazione: per accentuare l’immedesimazione del fedele con le sofferenze del Cristo vennero infatti aggiunti dei capelli veri, seguendo un gusto in voga nel XVI secolo.

La corporatura allungata ed esile del soggetto, le pieghe circolari del perizoma, aderente ai fianchi, i tratti del volto sottili e delicati, evocano invece i caratteri dell’arte tardogotica lombarda presente attorno al 1450.

In seguito alla soppressione degli ordini promossa da Napoleone e la chiusura della chiesa, nel 1810 il crocifisso venne collocato nella Basilica di Sant’Alessandro sull’altare di San Carlo.

Traslata nel 1856 all’interno dell’apposita cappella progettata dall’architetto Raffaello Dalpino; nel 1932 la scultura venne depositata su una nuova croce in legno di noce rivestito in metallo argentato con angioletti adoranti sul piedistallo e ideata da Luigi Angelini.

Lo scorrere del tempo non ha scalfito la devozione della popolazione bergamasca che durante la Seconda Guerra Mondiale decise di portar in processione il Crocifisso di Rosate e ancora oggi giungono nella Cattedrale per affidare le proprie preghiere.

Fonti

AA.VV.; La storia sotto l’intonaco : dal monastero di Rosate al liceo classico Paolo Sarpi; Bergamo; Lubrina Bramani; 2018

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