Serial ma non troppo

Egoiste, borghesi e scorrette: Girls

Critiche ed elogi non hanno risparmiato una serie che è divenuta un must del mondo seriale, vincendo anche due premi lungo le sue sei stagioni

Egocentriche, viziate e predisposte ai guai. Questo è il ritratto che Lena Dunham – autrice della serie a soli 25 anni – fa della sua generazione in Girls. Senza se e senza ma, la serie targata HBO è stata molto criticata, ma questo prodotto, che rientra nel genere sadcom, ha saputo davvero rivoluzionare il mondo delle serie tv e in particolare della rappresentazione dei personaggi femminili e della precarietà del mondo giovanile.

Hannah è una giovane aspirante scrittrice che vive in un appartamento di New York insieme alla sua amica Marnie, perfezionista che lavora in una galleria d’arte. Un bel giorno, i genitori di Hannah le comunicano, per il suo bene, che hanno deciso di interrompere il suo sostentamento mensile. La scelta ovviamente sconvolge la vita della ragazza, la quale si vede costretta ad abbandonare lo stage non retribuito presso una casa editrice – per cui lavora da più di un anno – e trovarsi un lavoro che le permetta di pagarsi l’affitto. Oltre a ciò, Hannah deve fare i conti con una relazione molto, ma molto particolare con Adam (interpretato da Adam Driver): attore, sempre a torso nudo e incapace di avere una conversazione seria e matura.

Accanto ad Hannah, parallelamente si svolgeranno le vicende delle sue più care amiche: dalla migliore amica e coinquilina Marnie (Allison Williams), che si trova ad interrompere il fidanzamento con Charlie, iniziato ai tempi dell’Università. Poi c’è Jessa (Jemima Kirke): ribelle, arguta e tremendamente pericolosa dalle tinte bohémien; pronta al guaio e a scombussolare le vite di coloro che incontra. La quarta Girl è Shoshanna (Zosia Mamet): innocente, fan accanita di Sex and The City e innamorata dell’amore, ma lei un ragazzo purtroppo non l’hai mai avuto.

Girls è una serie andata in onda dal 2012 al 2017 per un totale di sei stagioni, ricevendo anche il Golden Globe come Miglior Commedia e un Emmy per la prima stagione. Ideata da Dunham e prodotta da Judd Apatow (regista di 40 anni vergine), la serie ha saputo lasciare il segno nel panorama seriale.

Da una parte la critica ha elogiato la capacità di scrittura e di rappresentazione del mondo femminile in modo reale, genuino e senza fronzoli, sfruttando il genere della dramedy, ancora poco in uso. In aggiunta al ritratto della sempre maggior precarietà lavorativa a cui i giovani sono sottoposti. Dall’altra parte, la serie non è stata sicuramente risparmiata dalla critiche per la scelta di COME rappresentare la popolazione newyorchese della Generazione X: con un cast interamente bianco – quindi senza tener conto della realtà della città – e anche classista, per aver deciso di raccontare la storia di un gruppo di ragazze solo borghesi.

Nonostante ciò, Girls è sicuramente un must del mondo seriale, da guardare almeno una volta nella vita: perché proprio grazie al suo tentativo di realismo e naturalezza, alla scelta e caratterizzazione di personaggi scorrettissimi – ma solo perché troppo umani – non si potrà far a meno di affezionarsi a queste Girls.

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