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Bergamo, l’invasione dei reporter: dalla Spagna a Taiwan per raccontare l’emergenza Covid

Sono arrivati da ogni parte del mondo, per testimoniare ciò che è accaduto durante i mesi più duri della pandemia: tramite il loro lavoro racconteranno però anche dell'orgoglio e della voglia di riscatto della città.

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Perchè Bergamo? Perchè questa provincia di circa un milione di abitanti è diventata l’epicentro della pandemia da Coronavirus in Italia?

La domanda che tutti noi ci siamo fatti è la stessa che chiunque si è posto al di fuori dei confini italiani e che ha acceso i riflettori del mondo sul territorio più martoriato, quello che ha pagato le conseguenze più dure, quello che ha perso un’intera generazione.

A metà marzo, le immagini dei mezzi militari che trasportavano per la prima volta le bare fuori dalla città per le cremazioni hanno lasciato una ferita profonda nel cuore e nella mente dei bergamaschi e al tempo stesso hanno apposto un marchio infame su una città che prima di allora era dipinta sui media esteri come un piccolo gioiello assolutamente da scoprire e visitare, a pochi passi da Milano.

Da quel momento in città è stato un lungo pellegrinaggio di giornalisti, fotografi e cineoperatori, inviati da ogni angolo del globo per testimoniare come qui il Covid-19 abbia avuto un impatto devastante.

Reporter che hanno voluto toccare con mano, immergersi nelle realtà più complicate: dalle tappe cittadine, cimitero, ospedale Papa Giovanni XXIII e Palazzo Frizzoni, alla Val Seriana, con Nembro e Alzano Lombardo in testa, fino alla Bassa.

Giornalisti europei, da Spagna, Francia, Gran Bretagna, Svizzera, Belgio, Danimarca, Norvegia, Grecia, Russia, e statunitensi in particolare, ma anche coreani, giapponesi, dagli Emirati Arabi e da Taiwan.

Molti di loro li abbiamo incrociati sul campo: attenti alle norme vigenti, sorpresi dal rispetto delle regole che a Bergamo sembra più rigoroso anche rispetto ad altre realtà lombarde, affascinati dalla dignità della gente e dalla bellezza del paesaggio.

La lista è lunga: solo dal sindaco Giorgio Gori sono passati Wall Street Journal, CNN, NBC (Usa), BBC Mundo, BBC Newsnight, BBC News, Sky News UK, The Guardian, Channel 4 (Regno Unito), Der Spiegel, Bild, RTL (Germania), Liberation, Le Monde, France 5, TF1, Le Parisienne (Francia), El Mundo, El Confidencial, El Pais (Spagna), RSI Svizzera, RST Svizzera, Yomiuri Shimbun (Giappone), Al Arabya (Emirati Arabi Uniti), ERT 1 (Grecia), Berlingske (Danimarca), Rossija 1 (Russia) e Het Belang van Limburg (Belgio).

Proprio quest’ultimi hanno lasciato la nostra città solo pochi giorni fa: “In Italia abbiamo fatto tappa a Roma e Milano prima di arrivare qui – racconta la giornalista Sanne DefermeDa subito abbiamo notato persone molto più attente alla propria protezione e a quella degli altri: quasi tutti indossano la mascherina e cercano di stare a distanza di sicurezza. La gente non ha troppa voglia di parlare di quello che è successo, non dimentica ma guarda avanti con fiducia”.

Tra le sue tappe un incontro con il sindaco, la visita al cimitero e un’intervista con Roberto Cosentini, primario della medicina d’urgenza al Papa Giovanni: “Vogliamo trasmettere le loro sensazioni anche in Belgio, facendo capire che le immagini viste in tv sono tutte reali – spiega – Da noi in molti ancora oggi sottovalutano il coronavirus, continuando a paragonarlo a un’influenza un po’ più dura”.

Anche il reporter di guerra Javier Espinosa, prestigiosissima firma del quotidiano spagnolo ‘El Mundo’, è stato a Bergamo per raccontare l’emergenza Covid. Un lungo ed accurato reportage, denso di storie e testimonianze raccolte sui luoghi simbolo dell’epidemia: dal cimitero Monumentale di Bergamo all’ospedale Papa Giovanni, da Nembro ad Alzano Lombardo, dove il passaggio della malattia resterà per sempre scolpito nella memoria.

Con il loro lavoro stanno raccontando cosa è stato il lockdown a Bergamo ma, ed è forse questa la cosa più importante, anche come la città abbia reagito e si sia rialzata, puntando verso un orizzonte fatto di nuova, straordinaria, normalità.

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