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La solidarietà di Val Brembilla a Scaglia: “Minacce incomprensibili e immeritate, reagirà”

Gli inquirenti, la Digos di Bergamo e la Dda di Brescia guidate dal pm Caty Bressanelli, indagano sui finora sconosciuti Nuclei proletari lombardi che hanno siglato le missive con le minacce e i proiettili calibro 6.5

Mentre gli inquirenti, la Digos di Bergamo e la Dda di Brescia guidate dal pm Caty Bressanelli, indagano sui finora sconosciuti Nuclei proletari lombardi che hanno siglato le missive con le minacce e i proiettili calibro 6.5 ai presidente della Confindustria Lombardia e Bergamo Marco Bonometti e Stefano Scaglia, in quel di Val Brembilla da due giorni non si parla d’altro: perché nominare la famiglia Scaglia, qui, significa chiamare in causa imprenditorialità, lavoro, sociale.

Significa, in poche parole, scomodare la storia di un paese che era già tale ancora prima che il referendum consultivo del dicembre 2013 sancisse l’unificazione tra Brembilla e Gerosa.

Va da sé che la notizia della lettera intimidatoria contenente un proiettile indirizzata a Stefano, attuale presidente di Confindustria Bergamo e amministratore delegato della Scaglia Indeva, in paese abbia lasciato tutti increduli e costernati.

“Voglio esprimere tutta la mia solidarietà a Stefano Scaglia per l’increscioso episodio – commenta il sindaco Damiano ZambelliA livello imprenditoriale è dalla prima metà del 1800 che la sua famiglia porta benessere e ricchezza in un territorio dove in pochi sono portati a investire. Una lettera di minaccia di quel tipo è fuori dal tempo: personalmente l’ho sentito tranquillo”.

A farsi portavoce del sentimento della comunità è anche don Cesare Micheletti: “Siamo rimasti tutti colpiti da questo fatto, che ha creato scompiglio e sconcerto – racconta – Siamo senza parole, per il legame che lui e la sua famiglia hanno con questo territorio mi sento di dire che, indirettamente, le intimidazioni colpiscono profondamente tutti noi. Ho parlato con il padre, Mario: è molto preoccupato, non è una situazione che fa parte del loro mondo”.

Ma a stringersi con forza a Stefano Scaglia sono stati in particolare tutti i suoi collaboratori all’interno delle cinque aziende che formano l’omonimo gruppo industriale: Scaglia Srl, Sit Spa, Elatech Srl, Sit Automation Srl e Scaglia Indeva Spa.

“L’ho visto dispiaciuto e preoccupato soprattutto per il coinvolgimento dei familiari – sottolinea Fabio Ceroni, responsabile dell’Ufficio ricerca e sviluppo di Indeva – Ci possono stare le discussioni e le vedute differenti, ma non si può mai arrivare a questo estremo. Tutti i colleghi hanno manifestato vicinanza, consapevoli dell’atteggiamento di profonda responsabilità e grande attenzione alla sicurezza che ha tenuto durante i mesi del lockdown. Ci è dispiaciuto vederlo così: martedì è arrivato in azienda e non è mai uscito dallo studio, fatto molto insolito per lui che è invece abituato a confrontarsi spesso e con tutti”.

“Abbiamo provato a immaginare come potesse sentirsi – aggiunge Nunzio Capelli, direttore della produzione di Scaglia srl – Siamo scossi, perché è un episodio gravissimo che tocca una persona con la quale collaboriamo tutti i giorni. Tutti noi abbiamo vissuto in prima persona il pericolo del Covid, nessuno escluso: la minaccia diventa dunque incomprensibile e ci ricorda situazioni buie del passato. Mi auguro che su questo fatto si faccia presto giustizia”.

A colpire, in particolare, è la profonda distanza tra un atto così violento e la filosofia con la quale opera la famiglia Scaglia: “Siamo costernati – ammette Mario Baroni, direttore di stabilimento alla Elatech Srl – Un fatto che ci ha lasciato tanto amaro in bocca, non riusciamo a capacitarcene. Ho sentito l’ingegner Scaglia al telefono: l’ho trovato abbastanza abbacchiato ma al tempo stesso determinato a reagire. È un duro colpo che non si meritava, dopo aver dato lustro a questo territorio e lavoro a molte persone. Oltre alla vicinanza, vogliamo ribadire la nostra gratitudine per quanto ha fatto e sta facendo anche a livello provinciale”.

Sentimenti condivisi anche all’interno della Sit spa dove lavora come responsabile di produzione Alberto Moioli: “A livello emotivo ha pagato di più il fatto che sia stata coinvolta anche la sua famiglia – ipotizza – La nostra solidarietà non ha se o ma, la famiglia Scaglia ha dato tantissimo a Brembilla. Rimaniamo però increduli di fronte a una minaccia che ci riporta indietro di 40 anni”.

Intanto si scopre che Confindustria aveva presentato un esposto alla Procura, già prima dell’arrivo delle lettere, per denunciare scritte violente sui muri e minacce sui social.   

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