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Crisi e lavoro a Bergamo: “Formazione e nuove tutele per il dopo Covid”

Mentre in provincia aumentano i numeri delle richieste di Cassa e quello dei lavoratori coinvolti: 550 domande di cassa per oltre 20mila dipendenti solo negli ultimi giorni, interviene il segretario Cisl Danilo Mazzola.

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Serve un nuovo modello organizzativo e formativo per permettere a Bergamo e alla sua rete manifatturiera di uscire dalle secche di una crisi che la recente epidemia ha lasciato sul territorio. In provincia aumentano i numeri delle richieste di Cassa e quello dei lavoratori coinvolti (550 domande di cassa per oltre 20mila dipendenti solo negli ultimi giorni).

“Non basta certo pensare di lavorare qualche settimana a agosto, e evitare così di affrontare seriamente i problemi – dice Danilo Mazzola, segretario Cisl di Bergamo. La nostra provincia, con una forte presenza manifatturiera, ha l’esigenza e l’obbligo di pensare al futuro di un settore cosi strategico, seppur con modalità e attenzioni che non possono guardare al passato”.

Innovazione e flessibilità sono, per la Cisl orobica, condizioni che non si possono tralasciare, “in particolare in questo momento storico che ci obbliga a riformare e mettere nelle condizioni i lavoratori meno professionalizzati a rimanere in un mercato del lavoro sempre più esigente. In tal senso, il protocollo territoriale su “Nuove tecnologie, Organizzazione del lavoro e accrescimento professionale”, sottoscritto a giugno 2019 da Confindustria e dai sindacati di Bergamo, anticipatore dei tempi, va praticato in tutta la sua importanza”.

Molte aziende bergamasche hanno già avviato buoni prassi, incentivando la diffusione di nuovi mansionari aziendali, nel rispetto della legge e dei singoli Ccnl, utili a favorire percorsi che riconoscano l’avvenuta acquisizione da parte del lavoratori di nuove competenze. Altre aziende cercano di investire in nuove tecnologia e formazione, anticipando in alcuni casi percorsi già pianificati.

“Pertanto – continua Mazzola -, diventa urgente affiancare ai necessari ammortizzatori sociali, che servono a tutelare le persone e il loro reddito, scelte di politiche attive del lavoro e importanti stanziamenti per la formazione, per far crescere nuove professionalità al passo con i tempi. Pensare di gestire il momento con politiche solo assistenziali serve a tutelare quei lavoratori più in difficoltà sotto il profilo professionale e che hanno necessità di essere accompagnati, ma, se non si pensa a medio-lungo termine, il problema si riproporrà con ancora più forza”.

Mazzola auspica che le prossime scelte politiche riguardanti il mondo del lavoro siano condivise con le parti sociali, “e non si cada più nell’equivoco di pensare che il lavoro stabile e meno precario lo si possa favorire solo introducendo per legge le causali nei rinnovi dei contratti a termine”.

La “moria” dei contratti stagionali e “a termine” di questi mesi, in barba al divieto di licenziamento, ha toccato livelli impensabili, ben oltre le 6000 unità in soli due mesi.

“Il lavoro sicuro, in particolare per le giovani generazioni, lo si crea con la possibilità che gli stessi si sentano spendibili in un mercato del lavoro dove la professionalità sarà sempre più elemento centrale e vitale. Per loro dobbiamo impegnarci – conclude il segretario -, perché abbiano tutele al passo con i tempi, capaci di coniugare il buono del passato e di vincere le sfide del futuro”.

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