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Bentivogli dimissionario alla Fim Bergamo: “Sbagliato fare il sindacalista tutta la vita”

Marco Bentivogli e Alberto Berrini ai metalmeccanici Cisl orobici: “Bisogna puntare sulla partecipazione, la democrazia la si cura dalle fabbriche”

“Senza una Fim come quella di Bergamo ci sarebbero stati di sicuro problemi maggiori”. Marco Bentivogli, segretario generale dimissionario, ha scelto il consiglio generale della Fim Cisl di Bergamo per una delle sue ultime uscite ufficiali.

Collegati in video conferenza, i rappresentanti del metalmeccanici orobici lo hanno ascoltato dialogare con l’economista Alberto Berrini su come uscire dalla crisi conseguita all’epidemia che il coronavirus ha scatenato soprattutto a queste latitudini.

“Qui, dove dall’emergenza sanitaria a quella sociale e economica, la piaga non ha risparmiato nessuno, anche negli ultimi giorni, abbiamo conteggiato altre 550 domande di cassa per 20mila lavoratori coinvolti – ha detto Luca Nieri, segretario generale di Bergamo – purtroppo il settore metalmeccanico si è bloccato: noi siamo riusciti a lenire gli effetti della crisi, grazie a accordi sottoscritti per rallentare la pandemia, per aiutare i lavoratori con sostegni al reddito, con l’obiettivo di mantenere costante la capacità di spesa e garantire il blocco dei licenziamenti”.

“Ora dobbiamo riscattarci da una situazione da fine della guerra – ha rincarato Bentivogli – bisogna esigere da tutti che si assuma quello che sta per accadere come un pericolo che impoverirà il nostro paese. Stiamo sottovalutando quello che ci sta arrivando addosso: la stima bonaria parla di un calo dell’8% del pil (la peggiore del 14)”.

“È stato messo in crisi il ciclo economico – sostiene Berrini -: questa è una classica crisi di domanda e offerta, non si lavora, non c’è produzione, non c’è guadagno, non c’è spesa. E ora rischiamo una stagflazione, come negli anni 70, dal momento che non ci sono interventi seri in materia di politica economica internazionale, Il G20 è sparito, ma grazie a Dio c’è la BCE”.

“Per uscire dall’emergenza servirebbe tassare l’ignoranza: gli imprenditori che non fanno formazione condannano la propria azienda e i lavoratori. La cialtroneria del capitalismo italiano è una delle maggiori colpe delle differenze di crescita territoriali – continua il sindacalista -. Ma anche la miopia politica gli sta vicino: se si sostengono le spese di acquisto di bici e monopattini, siamo fuori dalle strategie vincenti. Per quanto ci riguarda, abbiamo alcune settimane di tempo per influenzare il governo. Stanno arrivando tante risorse, e dobbiamo attivarci perché non siano spese male. A oggi abbiamo speso solo il 35% delle risorse attivate da manovre, decretazione e interventi europei”.

Comunque, entrambi sono d’accordo sul fatto che “serve un grande patto sociale, e il sindacato deve essere maggiormente coinvolto, anche su spazi e tempi del lavoro, che vanno modificandosi velocemente: oggi bisogna passare dal controllo alla fiducia e alla libertà. L’assenza di libertà è nemica della produttività, mentre lo smart working è il futuro”.

Sulla situazione specifica delle sue dimissioni, incalzato dalle domande dei sindacalisti bergamaschi, Bentivogli ha insistito stigmatizzando tutte le dietrologie che emergono e ha fatto un augurio alla vigilia di un autunno durissimo: “Servirà lo stesso spirito del ’69 in fabbrica per rilanciare il sindacato nel paese. Bisogna puntare sui giovani, perché sono consapevole che niente funziona senza; altri ambiti guardano il talento e non l’età o le appartenenze politiche… Lascio per proseguire e fare la mia parte per il rinnovamento della Fim. Ho sempre ritenuto che in ogni vita ci debbano essere tante vite, la continuità deve essere poter sempre essere liberi di decidere per cosa spendere la propria esistenza. È sbagliato fare il sindacalista tutta la vita: avere incarichi interni al sindacato per tutta la vita lavorativa, e anche dopo la pensione, cristallizza spazi e li preclude a risorse nuove di cui c’è bisogno. Ho scelto di proteggere la Fim, la sua autonomia e la sua libertà. La Fim deve continuare ad essere un luogo generativo proprio grazie alla sua fiducia nella libertà e nella dialettica”.

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