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Sobria. E indimenticabile. La serata del ricordo delle vittime del Covid a Bergamo fotogallery

Bergamo e i bergamaschi non dimenticheranno, continueranno a chiedere giustizia, ma nemmeno si lasceranno spegnere da tanto dolore. Ricominceranno. Come sempre.

La potenza della musica.

La delicatezza della musica.

La suggestione della musica.

La dolcezza della musica.

Nient’altro avrebbe potuto sottolineare un dolore così profondo e così generalizzato a Bergamo. Nient’altro, se non un’orchestra, un coro, un Maestro.

Un Requiem. Incompiuto. Davanti all’imponente cimitero monumentale.

In un’atmosfera resa ancora più surreale dal plexiglas tra i musicisti, dalla distanza tra uno spettatore e l’altro, tra un sindaco e l’altro di quasi tutti i Comuni orobici annichiliti dalla raffica di vittime del Covid-19. Più di seimila i caduti in un paio di mesi.

Mentre ognuno dei presenti nascondeva la propria tristezza dietro la mascherina. Simbolo e difesa insieme nella pandemia che ancora non sembra domata del tutto.

E con quei suoni toccanti, a creare un sentimento di unità nazionale nella sofferenza di una provincia, colui che è uno dei più rispettati e amati presidenti, quel Sergio Mattarella equilibrato, affidabile. Presenza misurata nelle parole, eppure intensa. Mai sopra le righe e nello stesso tempo mai indifferente. Neanche stavolta, mentre parla di Bergamo emblema dell’Italia intera, col suo pianto, ma anche con il desiderio di ricominciare a vivere. Vivere, sì, consapevole che nulla sarà come prima e che ci sono stati errori su cui riflettere. Perché il Capo dello Stato non glissa sul bisogno di verità di chi ha perso un affetto. E sono tanti, troppi da queste parti.

Eccola, dunque la giornata della memoria. Voluta dal sindaco Giorgio Gori. E organizzata dalla Fondazione Donizetti. Proprio così. Semplice, sobria, indimenticabile.

Con i lumini che traballano al vento, sempre più intensi man mano che scende la sera, e mentre le note del Requiem che Gaetano Donizetti dedicò al “collega” Vincenzo Bellini risuonano incisive con l’orchestra guidata dal maestro Riccardo Frizza, pure lui colpito dal virus. E col coro, dal viso coperto, ma ugualmente energico e denso di passione sotto la direzione di Fabio Tartari.

Mattarella a Bergamo per la Messa da Requiem

Una serata scandita dal silenzio. Rari gli applausi. Nonostante la bellezza e la bravura distribuite a piene mani. Da tutti. A cominciare dal direttore artistico del Donizetti Opera Festival, Francesco Micheli, che ha introdotto il Requiem col calore che lo contraddistingue sempre, recitando l’addio ai monti di Lucia Mondella nei Promessi sposi.

Una serata caratterizzata dagli sguardi spaesati e increduli degli invitati, soprattutto dei sindaci. Perché? Perché qui? Perché proprio qui, a noi? Dicono quegli occhi. Umidi a tratti, eppure determinati. No, Bergamo e i bergamaschi non dimenticheranno, continueranno a chiedere giustizia, ma nemmeno si lasceranno spegnere da tanto dolore. Ricominceranno. Come sempre.

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