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Il Requiem di Donizetti: preghiera corale per il dolore di Bergamo fotogallery

I caduti bergamaschi del Coronavirus sono stati ricordati attraverso una messa corale dove a farla da padrone è stato proprio il coro.

La musica è fatta anche di silenzi, di pause, di attese che hanno un ruolo ben preciso. I respiri, gli sguardi, gli attimi immediatamente precedenti alla nota di inizio sono parte fondamentale e inscindibile di ogni concerto. Ma il silenzio che ha preceduto l’esecuzione del Requiem di Gaetano Donizetti, in ricordo delle vittime del Covid, nella serata di domenica 28 giugno è stato qualcosa di diverso. I musicisti dell’orchestra e cantanti del coro del Donizetti Opera, tutti distanziati, nella piazza antistante il cimitero Monumentale di Bergamo. Quel silenzio, poco prima dell’attacco del direttore, Riccardo Frizza, era già una preghiera, un sacro raccoglimento corale senza suoni o parole. Così doveva essere e non poteva essere altrimenti.

Il Requiem, composto dal bergamasco Gaetano Donizetti, è stato eseguito alla presenza di un pubblico ristretto. Hanno assistito il Presidente Sergio Mattarella, il sindaco Giorgio Gori, i presidenti della Regione e della Provincia Attilio Fontana e Gianfranco Gafforelli, quasi tutti i 243 sindaci e alcuni parenti delle vittime. Sul palco, oltre all’orchestra e al Coro del Donizetti Opera Festival, i quattro solisti: il soprano Eleonora Buratto, il mezzosoprano Annalisa Stroppa, il tenore Piero Pretti, i bassi Federico Benetti e Alex Esposito, cantante bergamasco che ha mosso i primi passi artisti nel Teatro Donizetti della città.

L’esecuzione del Requiem di Donizetti davanti al luogo simbolo dell’epidemia di tutto il mondo occidentale è stata presa d’intesa tra il Comune di Bergamo e Francesco Micheli, direttore del Donizetti Opera Festival, lo scorso 10 aprile, in occasione del Venerdì Santo, a poco meno di un mese dalla sfilata di carri militari, quelle immagini che hanno scosso il mondo.

La messa da requiem in re minore fu composta nel 1835 in occasione della morte di Vincenzo Bellini, un evento arrecò molto dolore al compositore bergamasco. L’opera fu però eseguita per la prima volta proprio nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 28 aprile del 1870, quindi dopo la morte del bergamasco.

La preghiera, poi, è diventata musica. Nella lunga introduzione orchestrale al Requiem Francesco Micheli ha letto “L’addio ai monti” tratto dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, nel rispetto dei tempi e della successione delle note. Sembrava come se il testo fosse in realtà stato scritto per l’occasione.

Nessuna barriera fisica ha reso il momento meno intenso. Il plexiglass di protezione tra i fiati dell’orchestra, il volto dei musicisti era coperto della mascherina, come quello dei coristi, i veri protagonisti di questo Requiem, non sono stati di intralcio all’esecuzione. La potenza del Confutatis non è venuta meno, come quella del Kyrie finale. Il tutto è stato reso ancora più suggestivo dall’immagine delle colonne del Monumentale illuminate di blu sotto il cielo della notte ormai calato su Bergamo.

I caduti bergamaschi del Coronavirus sono stati ricordati attraverso una messa corale dove a farla da padrone è stato proprio il coro diretto da Fabio Tartari. Una metafora che Gaetano di certo non si aspettava di fare, quella tra il popolo bergamasco, unito nel dolore, e il coro, unito nella preghiera.

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