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Regine, attori e poeti: il Grand Hotel e la Belle Époque a San Pellegrino Terme

Nuova tappa della rubrica domenicale di BGY che fa tappa nella località termale della Val Brembana

Affascinante, a tratti imperiale, il Grand Hotel di San Pellegrino Terme è uno dei più celebri capolavori del Liberty italiano.

Sorto lungo le sponde del fiume Brembo, l’avveniristica struttura ha rappresentato la gioia e la spensieratezza di un’epoca racchiusa nello scrigno della memoria.

La costruzione deve la propria nascita alla Società anonima dei grandi alberghi della cittadina brembana che invitò l’architetto Romolo Squadrelli a realizzare un progetto in “stile moderno”.

In collaborazione con l’ingegner Luigi Mazzocchi, l’allievo di Camillo Boito mise a punto un edificio monumentale che prendesse spunto dai principali hotel europei e che, all’interno dei blocchi laterali, richiamasse “gli schemi degli antichi castelli francesi”.

Concluso nel 1905 dopo ventidue mesi di lavori, i due tecnici seppero offrire all’edificio leggerezza e linearità che, accompagnati dalla simmetria e dal contrasto fra il cemento e i toni offerti dall’intonaco, consentirono di arricchire la facciata lunga 128 metri.

Caratterizzata dalla presenza predominante del giallo e dell’arancione, quest’ultima evidenzia una tipologia di decorazioni unica nel suo genere delineata da statue, cariatidi, putti, telamoni in cemento a cui si susseguono elementi floreali in ferro e a affresco in voga al tempo.

A spiccare nel complesso è il corpo centrale che, sovrastato da un’ampia cupola, rispecchia la maestosità del luogo nel quale soggiornò fra le altre la Regina Margherita di Savoia.

Giunta nella località termale nel luglio 1905, la sovrana venne alloggiata in una delle suite poste all’ultimo piano per tre giorni durante i quali visitò parte della provincia di Bergamo.

Varcando l’ingresso del fabbricato è possibile notare l’applicazione della simmetria che divide gli spazi in due a partire dalla hall, delimitata da dodici colonne in ghisa, decorate ed intonacate a imitazione del marmo rosso di Verona.

Confinante con le sale da pranzo e da colazione, l’atrio si contraddistingue per il grande lampadario in oro pallido e il grande scalone centrale limitato da ringhiere in marmo di Carrara raffiguranti rami di edera e alloro, mentre il soffitto presenta una struttura a cassettoni suddivisi da cornici in stile art déco con motivi floreali di tipo liberty.

I numerosi servizi offerti dalla struttura attirarono visitatori di spessore come la regina Elena del Montenegro con il futuro re d’Italia Umberto II e la sorella Maria, il compositore Pietro Mascagni,il ministro degli Esteri Costantino Nigra, il re d’Egitto Faruk, i premi Nobel Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo e il regista Federico Fellini che nel 1965 girò la pellicola “Giulietta degli Spiriti”

La lunga lista degli illustri clienti venne riportata all’interno del cosiddetto “Libro degli Ospiti” dove ancora oggi è possibile scovare la firma di alcuni di loro.

Nel corso degli Anni ‘60 l’edificio fu al centro del ritorno estivo della “Grande Inter” di Helenio Herrera, mentre nel 1978 ospitò il set del film “Primo Amore” diretto da Dino Risi e con protagonisti Ugo Tognazzi e Ornella Muti.

Gli ingenti costi di mantenimento e le modifiche vissute all’interno del mondo del turismo segnarono il destino del Grand Hotel che, dopo un lento declino, subì la definitiva chiusura nel 1979.

Fonti

AA.VV.; Percorsi nel liberty a Bergamo e provincia; Bergamo; Provincia di Bergamo; 2002

Gian Pietro Galizzi; San Pellegrino Terme e la Valle Brembana; San Pellegrino, Amministrazione comunale; Clusone; Ferrari, 1996

Renato Ravanelli; Tesori di Bergamo e della bergamasca nelle cronache del Novecento; Bergamo; Grafica & arte; 2006

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