BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

La scuola al tempo del Covid: difficoltà e solitudini, ma che errore quel “tutti promossi”

Per Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università “La Sapienza” di Roma, psicoterapeuta e scrittrice

“Per molti ragazzi è stato come perdere un anno. Non solo ma è stato un grave errore sbandierare l’idea del ‘tutti promossi’, con il risultato di una demotivazione collettiva fra gli allievi nell’applicazione e nell’impegno”: drastico e deciso il giudizio di Anna Oliverio Ferraris su questo anno scolastico inimmaginato e inimmaginabile. Molti studenti sono già in vacanza, altri stanno concludendo il percorso con gli esami; al Ministero dell’Istruzione si lavora per organizzare la ripartenza fra i banchi, con relative modalità, e con le videolezioni.

Con l’autorevolezza della sua qualificata esperienza, Oliverio Ferraris – docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università “La Sapienza di Roma”, psicoterapeuta e scrittrice, rileva innanzi tutto le molte disuguaglianze che ci sono state tra le famiglie, nelle scuole.

Pagella di fine anno
alla didattica a distanza

Che pagella si sente di dare, professoressa alla scuola dopo la primavera del coronavirus?

Io l’ho visto in particolare con i bambini delle elementari e delle medie che hanno avuto bisogno di essere accompagnati: sia nel mettersi al passo con le nuove tecnologie sia in quanto andavano imparando. A volte non era nemmeno sufficiente il computer, era necessario anche lo scanner per poi mandare i compiti e gli elaborati agli insegnanti. Le mamme hanno dovuto moltiplicarsi. Dopo l’interesse per la novità all’inizio delle lezioni a distanza, è subentrata la stanchezza, peraltro comprensibile.

Un anno difficile un po’ per tutti: docenti, studenti, famiglie. Tutto è accaduto all’improvviso, inaspettatamente…

Non dimentichiamo che ci sono delle famiglie dove i ragazzi non hanno fatto nulla: sia perché non disponevano degli strumenti tecnologici attivi, sia perché i genitori erano assorbiti dal lavoro in casa o fuori o perché mancavano delle necessarie competenze. Siccome i PC offrono abbondanza di menu tra i quali scegliere, i bambini – che sono parecchio esplorativi – sciamano e si disperdono, affascinati da quanto vanno scoprendo. Vogliono alternare i caratteri, variare i colori, metterci uno sfondo… Ci vuole sempre un adulto che si occupi, solleciti, richiami, distolga dalle evasioni in rete.

Si è dovuto accelerare con la didattica a distanza e e quando si corre si va anche in affanno…

Per gli scolari delle elementari, la docente universitaria non insisterebbe molto sulle videolezioni che ritiene possano “funzionare per gli studenti più grandi, sempre che si responsabilizzino, per gli universitari” poi aggiunge che “sarebbe opportuno riprendere le lezioni in agosto e non a metà settembre. In pratica siamo in presenza di sei mesi abbondanti di aule chiuse.

L’idea di lezioni all’aperto
certo non in Lombardia

Tra le diverse le proposte presentate, una l’aveva formulata lei stessa…

Sì, ed era quella di una ripresa scolastica tenendo lezioni all’aperto o semi-aperto e questo era possibile mettere in atto nelle regioni meno colpite dall’epidemia, certo non in Lombardia o Piemonte. In Danimarca, per esempio l’hanno fatto con buoni risultati. I Comuni potevano e potrebbero reperire locali e spazi idonei – che ci sono – per garantire il distanziamento. Quest’ipotesi ha incontrato un fuoco di sbarramento dal fronte degli insegnanti e dei sindacati.

Alla prossima ripresa della scuola c’è il rischio aggiuntivo di un abbassamento nella capacità di rapportarsi con gli altri: la socialità si impara anche vivendola con i compagni. La prolungata clausura dentro casa può portare i ragazzi ad avere una certa diffidenza verso l’esterno, temendo l’incontro con gli altri per timore di contagio.

Lo si nota già nel ritrovarsi fra amichetti ora che si può di nuovo stare insieme, giocare all’aperto. Si è fatta l’abitudine al nido protetto delle pareti domestiche, alla comodità del divano. I mesi di notiziari quasi monotematici con numero di contagiati, di intubati, di decessi, hanno finito per spaventare, alzando troppe barriere difensive e di preoccupazione. Tutto può essere superato, chiaramente, ma occorre riabituare, far ritrovare uno stile di vita normale. Serve una terapia del gioco, della relazione. Un certo numero di scuole ha organizzato una giornata per salutarsi almeno prima dell’ultima simbolica campanella: è stata un’iniziativa positiva.

Gli effetti collaterali
in positivo e in negativo

In un’esperienza traumatica e anche devastante come quella vissuta da marzo in poi, ci possono essere anche degli apprendimenti.

Certamente. Si sono capite molte cose: l’importanza di poter contare su una buona sanità; il generoso prodigarsi di medici, infermieri e volontari, personaggi che hanno fatto la loro apparizione sulla scena pubblica, prima dominata da talk show, fiction, programmi leggeri, spettacoli insulsi. Si è potuto anche cogliere e capire la differenza tra ciò che vale o non vale, magari rivedendo un po’ la propria scala dei valori.

Sull’altra faccia della medaglia, non solo nel popolo della scuola, ma anche tra gli adulti, c’è l’ombra dell’insicurezza di fronte agli altri, della diffidenza e del sospetto.

Non dimentichiamo che il 48% dei bambini italiani sono figli unici e questi, ancor di più, devono essere indotti a ritrovarsi con gli amici perché in quasi cento giorni sono stati soli. Da un giorno all’altro non solo hanno visto chiudersi le scuole, ma hanno dovuto interrompere anche le quotidiane attività collaterali che svolgevano: corsi di lingue, di danza, sport diversi dal calcio al nuoto… La famiglia è preziosa, trasmette calore e fiducia, ha moltissimi pregi, lì ci sono i sentimenti che contano, ma non è una monade autosufficiente: per far crescere i suoi componenti dev’essere aperta sul mondo, sulla società, sulla scuola….

“Ma siamo in una scuola dove
c’è ancora la valutazione…”

Assistiamo da anni a promozioni di massa e si dice che quella di prima era una scuola di nozionismo. Oggi la società è cambiata: questo significa che bisogna fare tutti promossi o quasi?

C’è stato il grosso errore della sinistra la quale, appena iniziato il lockdown ha sbandierato: sarete tutti promossi. In una scuola dove, di fatto, c’è ancora una valutazione, ci sono i voti, abolire tutto di punto in bianco non è stata una buona mossa ed ha ottenuto l’effetto di demotivare. Parecchi ragazzi hanno subito pensato: è inutile che io mi impegni e studi, tanto sarò comunque promosso.

La vita però prima o poi presenta il conto. Che professionisti avremo?

Io sulla scuola di adesso sono piuttosto pessimista. Intanto le famiglie sono molto disuguali tra loro: c’è chi riesce bene o male a dare una cultura ai figli e c’è chi non ce la fa. Proprio per questo la scuola dovrebbe essere di buona qualità per tutti per consentire un buon bagaglio di formazione.

D’altra parte, un Paese che freme per la ripresa del calcio e non per la scuola – come ha detto Piero Angela – non ha futuro…

Quando nella scuola ci sono bravi insegnanti, gli studenti rispondono e si motivano molto: proprio per questo la scuola dovrebbe essere di alta qualità. L’aspetto sconvolgente è poi che a questa impreparazione e improvvisazione corrisponda abbondanza di presunzione e arroganza, forse perché vanno di pari passo con l’impreparazione di base. La buona scuola è fondamentale sennò questi nostri ragazzi si perdono con grave danno per tutta la società. Per fortuna ci sono sempre delle punte che fanno speranze: scuole che riescono a organizzarsi, insegnanti che si impegnano e formano quadri che sono motivo d’orgoglio in patria e all’estero dove si recano per lavorare. Il difetto sta nella cabina di regia.

Se Anna Oliverio Ferraris fosse ministro dell’istruzione, quale primo intervento farebbe?

Intanto mi batterei per avere dei finanziamenti che consentano un balzo quale si impone per un Paese come l’Italia della modernità. Poi mi dedicherei a riordinare e rivalutare il ruolo del corpo docente, organizzando grandi corsi per una formazione continua non soltanto sulle varie materie, ma anche sulla didattica, su come insegnare, come motivare i ragazzi, come farli partecipare, il tutto modulato sull’età. Nelle scuole dell’obbligo l’ideale è alternare lo studio sui libri con esperienze primarie, fatte in prima persona, anche pratiche, di laboratorio, di ricerca. Come cappello su tutto questo va messa la questione remunerativa che dev’essere confacente: i nostri insegnanti sono tra i meno pagati in Europa e questo è un divario da colmare.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.