L'Atalanta suona la settima sinfonia: prova di forza, da grandissima squadra - BergamoNews
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L’Atalanta suona la settima sinfonia: prova di forza, da grandissima squadra fotogallery

La Dea vince con la testa e col cuore: tre gol come all'andata contro la Lazio, il Papu detta i tempi per un'altra splendida rimonta

“Rinascerò…rinascerai”. Le parole di Roby Facchinetti sono un assist emozionante per una squadra straordinaria, che ha fatto proprio il motto dell’emergenza virus: “Berghem, mola mia”. No, l’Atalanta grandi rimonte non molla proprio mai.

La fotografia-simbolo è quella del Papu che fa un recupero mozzafiato percorrendo tutta la fascia sinistra su Lazzari oltre il 90′, dopo aver macinato chilometri, dopo aver dettato gioco e recuperato palloni, facendo il regista e l’operaio, il tuttocampista-universale. Gomez non fa gol e nemmeno Zapata, che se ne mangia un paio nel primo tempo. Ma la Dea ha mille risorse, va a mille all’ora e fa un gol con un missile micidiale a più di cento all’ora di Malinovskyi e prima ancora col solito (ormai piacevolmente abbonato al gol) Gosens, per finire con la firma di Palomino, che ama segnare gol decisivi alle romane, l’aveva fatto anche alla Roma nell’ultima partita giocata a Bergamo prima della lunga sosta forzata.

È un’Atalanta che parte piano, non è una novità per chi conosce le strane abitudini dei Gaspboys. Che anche contro il Sassuolo avevano concesso palle gol clamorose, poi neutralizzate grazie a un super Gollini. Ma certo riuscire a recuperare due gol a una Lazio che punta e crede nello scudetto è una dimostrazione di forza e di grandissima qualità, altro che condizione fisica come qualcuno ha sottolineato ricordando che la Lazio tornava in campo dopo il 29 febbraio. Non che giocare dopo tre giorni sia stata per l’Atalanta una passeggiata…

E chissà quanti avrebbero davvero creduto nella rimonta, dopo quella partenza tagliagambe, un gol-autogol e l’altro capolavoro di Milinkovic, dopo nemmeno un quarto d’ora. Chiaro, dall’altra parte non c’era il Sassuolo (buona squadra, se n’è accorta anche l’Inter) ma una Lazio che diceva di lamentare alcune assenze, ma rispetto all’andata c’era Lazzari che andava come una scheggia, Milinkovic un fuoriclasse, Immobile non nella sua miglior serata e per fortuna. Come d’altra parte Zapata, più utile per l’impegno che nelle conclusioni. Ma questa Atalanta che macina gioco e gol come nessun’altra può andare in rete con chiunque, ormai in campionato mancano solo Caldara e Hateboer, ma c’è ancora tempo. L’olandese poi è impressionante, perché se qualche tempo fa si poteva obiettare che era forte soprattutto nella corsa, oggi è migliorato di piede e di testa diventando anche uomo assist come nel cross per Gosens. Il quale, a sua volta, ha dovuto affrontare da subito un Lazzari scatenato ma poi è salito in cattedra lui e che Robin sia preziosissimo anche in zona gol non è certo una scoperta. E’ un giocatore da Nazionale, magari qualcuno scherzando potrebbe proporre di naturalizzarlo italiano per regalarlo alla maglia azzurra.

Comunque si diceva della forza dei nerazzurri, che la Roma (e lo stesso Napoli) pensano o sperano ancora di raggiungere, mentre nel frattempo è la Dea a guadagnare due punti sull’Inter, che non è più tranquillissima al terzo posto.

La forza dei Gaspboys è nelle gambe, d’accordo, ma soprattutto in quella testa che fa dire ai ragazzi (Papu per primo) nell’intervallo: “Siamo sotto, ma dai che la vinciamo”. Crederci sempre, anche nei momenti più difficili.

Se poi il Papu è il simbolo, tutta la squadra dimostra di avere il pedigree per essere una grande, ogni volta di più. Lo dicono i risultati, le sette vittorie consecutive (cinque in campionato più le due sul Valencia), i 77 gol che fanno colpo ancora di più per la facilità con cui i nerazzurri riescono ad andare in rete. E alla base di tutto c’è uno spirito di squadra, quello del tutti per uno, uno per tutti, che va oltre le individualità. Non è la serata dei tre Tenori, è la notte magica dell’Atalanta che recita a memoria, benissimo e fa dire a Gasperini spettatore costretto in tribuna: “Bravi ragazzi, possono fare a meno dell’allenatore in panchina”. Anche no, Gasp. Stia dov’è, in campo. Mai l’Atalanta era stata così in alto come ora con Gasperini.

Vincere divertendosi: cosa volete di più? È Bergamo altissima.

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