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“Porteremo la vita dove c’era paura”: Pedrini e Boni inaugurano la rassegna Lazzaretto on stage

Il musicista bresciano e l’attore bergamasco insieme, sul palco, in un viaggio tra le canzoni della loro vita, tra le parole dei grandi che hanno lasciato un segno nel loro cammino

“Porteremo l’arte e la vita, dove fino a ieri c’era tanta paura”. 66/67, lo spettacolo di Omar Pedrini e Alessio Boni che sabato 4 luglio inaugurerà Lazzaretto on stage, rassegna organizzata dall’assessorato al Comune di Bergamo, sarà un momento di arte e di inno alla vita. La rinascita della cultura e della socialità di cui la città aveva bisogno, inserita nella stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti, bruscamente interrotta dall’emergenza Covid.

“Sarà come un debutto, sarà come salire sul palco a sedici anni”. Omar Pedrini, cantautore, chitarrista, ex leader dei Timoria, non riesce a trattenere l’emozione. Il musicista bresciano proporrà insieme all’attore bergamasco Alessio Boni un viaggio tra le canzoni della loro vita, tra le parole dei grandi che hanno lasciato un segno nel loro cammino. “Spesso canticchiamo le canzoni senza comprenderne veramente il significato – spiega Pedrini – ma c’è sempre una ragione, un contesto preciso nel quale un cantautore scrive un testo”.

Questo spettacolo, ideato attraverso la forma del teatro canzone, assume poi un significato ulteriore, un abbraccio tra Bergamo e Brescia, città duramente colpite dalla pandemia. “Sarà bello cantare e recitare le canzoni dei grandi sotto il cielo di Bergamo – aggiunge – nello stesso luogo in cui venticinque anni fa mi esibii con i Timoria”.

Dopo mesi senza musica e teatro dal vivo, Bergamo riparte con il “66/67”. Cosa si prova?

Sarà una serata di teatro canzone unica. Brescia è stata la città con più contagi e Bergamo quella con più vittime. Sul palco del Lazzaretto, sabato 4 luglio, saranno rappresentate da me e Alessio, un bresciano e da un bergamasco, due amici separati dal Lago d’Iseo. Nel destino, amaro, le nostre due città si sono unite. Questo di per sé è già una grandissima emozione. Mettere in scena il primo vero spettacolo post lockdown lo è altrettanto. So che per noi due, pur essendo artisti navigati, sarà come se fosse una prima volta, un debutto. Dentro di noi ci sarà una grandissima emozione. Porteremo l’arte, la rappresentazione della vita dove fino a ieri c’era la paura della morte.

“Come se non ci fosse un domani” canti in un tuo pezzo. Sono parole che non possono non scuotere gli animi dopo tutto quello che il mondo sta vivendo.

Questo pezzo è stato premonitore. Per un momento abbiamo avuto paura che non ci sarebbe stato un domani, ma invece c’è. In quella canzone, come in tutto il disco, raccontavo le mie paure, quelle di un uomo con una figlia appena nata. Quando scrissi quel disco pensavo al suo domani, all’inquinamento, alle nuove malattie, alle guerre. Per cui vale la pena vivere come se non ci fosse un domani e imparare come se non dovessimo mai morire. È stato un disco che ha segnato la mia rinascita artistica dopo tanti anni fermo per la malattia. Io mi auguro che anche ora, dopo la tragica esperienza appena vissuta, capiremo il mondo sta correndo come un treno lanciato a forte velocità, che non è più sostenibile andare a queste folli velocità dettate unicamente da logiche di impresa e di profitto.

Boni e Pedrini

Ma un domani c’è. E il domani di Bergamo e Brescia riparte dalla cultura.

Sì, è vero. Questo è meraviglioso. Non posso che ringraziare con tutto il cuore il Comune di Bergamo e la Fondazione Teatro Donizetti per aver permesso a me e Alessio di portare il nostro spettacolo al Lazzaretto, il luogo di chi ama la musica e l’arte dal vivo.

66/67 è reduce da un tour di grande successo. Tra le canzoni che proporrete sul palco, c’è ne è una che ha assunto un significato diverso dopo quello che abbiamo vissuto?

Direi che dopo questi ultimi mesi, “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, la canzone con cui apriamo il nostro spettacolo, si riconferma attualissima. Scritta negli anni ’60, riesce ad essere così adatta ai tempi che stiamo vivendo. Parla di noi uomini, capaci di arrivare a fare la guerra per rincorrere gli interessi economici e gli egoismi. Ma ogni canzone per noi è di estremo valore e devo ammettere che non è stato facile scegliere solo cinque canzoni a testa, più una in comune, fra tutte le canzoni della nostra vita.

Quale canzone avete scelto in comune?

“Io non mi sento italiano, chiuderà lo spettacolo. Parlando di teatro canzone, io e Alessio non potevamo non omaggiare il grande Giorgio Gaber, l’inventore di questa forma di arte.

Rock e teatro, come convivono in lei?

Ho un lato A e un lato B. Il lato A è invece quello selvaggio, dei concerti, del rock che con i Timoria ad oggi porto in giro in tutta Europa. Oltre a questo, c’è la mia passione per il teatro, per la recitazione e le parole, così importanti. Da sempre alterno un anno di concerti a sei mesi di teatro perché sento l’esigenza della tranquillità, dell’intensità, senza l’orgia dionisiaca degli eventi rock. Il teatro canzone serve per ricaricare la mia anima. Devo ammettere che ho avuto sempre la fortuna di lavorare con dei giganti del teatro, come Alessio. Ogni occasione ha arricchito il mio bagaglio di esperienza.

Una grande amicizia nella vita, una grande intesa nel lavoro.

È così. Amo “66/67” per questo motivo questo, perchè porta in scena una grande amicizia tra due artisti. Attraverso le canzoni da me suonate e recitate da Alessio, la gente sta bene. E ora la gente ha davvero bisogno di stare bene. Le persone allontanano i pensieri e la sofferenza attraverso le parole dei grandi della musica. Per fortuna al mondo le canzoni sono infinite.

Boni e Pedrini

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