L'intervento

Verde e digitale, una strategia industriale per l’Europa

Il settore digitale può dare un notevole contributo anche al Green Deal europeo, sia come fonte di soluzioni tecnologiche pulite, sia riducendo l’impronta di carbonio.

Ci troviamo davanti a una duplice transizione, ecologica e digitale, che toccherà ogni componente dell’economia, della società e dell’industria.

Questo passaggio epocale richiederà nuove tecnologie, alle quali dovranno corrispondere investimenti e processi di innovazione. Creerà nuovi prodotti, servizi, mercati e modelli di business. Darà forma a nuove figure professionali che richiederanno competenze, oggi non disponibili. L’attenzione all’ambiente e ad un uso più limitato delle risorse naturali richiederà il passaggio dall’attuale produzione lineare all’economia circolare.

Il Green Deal europeo, la strategia per plasmare il futuro digitale dell’Europa, la capacità di essere resilienti agli avvenimenti esterni, sia economici, sia sanitari, stanno determinando il livello di ambizione, la direzione e la velocità della politica industriale, voluta dalla Commissione e dal Parlamento europeo, nei prossimi anni.

Vi è in tutti la consapevolezza che la strategia industriale europea deve riflettere i valori e le tradizioni di un mercato che, chiaramente definito nel Trattato di Lisbona, vuole definirsi sociale. L’industria rappresenta oltre il 20 % dell’economia dell’UE, occupa direttamente 35 milioni di persone, e si annovera tra le principali destinazioni degli investimenti diretti esteri.

Le piccole e medie imprese (PMI) rappresentano oltre il 99 % di tutte le imprese europee (la stragrande maggioranza di esse sono a conduzione familiare) e costituiscono la spina dorsale della nostra economia e della nostra società. Grazie ai valori presenti nell’economia sociale di mercato dell’Europa, la crescita economica va di pari passo con il miglioramento degli standard di vita e con le condizioni di lavoro.

Il pilastro europeo dei diritti sociali, che fa parte integrante del Trattato di Lisbona, continua a essere il punto di riferimento, per garantire che tutto il cammino della politica industriale si mantenga giusto e rispettoso dei valori dell’uomo, nel lavoro e nei rapporti sociali.
Il Green Deal europeo, voluto e sostenuto dalla Commissione europea, rappresenta la nuova strategia di crescita di tutti i Paesi della Comunità.

Il fulcro di tutto il programma è costituito dall’obiettivo di diventare il primo continente a impatto climatico zero, entro il 2050. Non si tratta solo di una sfida, determinata dalla volontà di salvaguardare il futuro delle prossime generazioni, ma rappresenta anche l’opportunità economia più significativa del nostro tempo. Tutte le aziende dovranno impegnarsi, sia per ridurre la propria impronta di carbonio, sia per sviluppare nuovi modelli di business, che siano in grado di facilitare la transizione, offrendo soluzioni tecnologiche pulite e a prezzi accessibili.

Le tecnologie digitali stanno trasformando il volto dell’industria, perché consentono di creare nuovi modelli di business. È evidente che la digitalizzazione accresce la produttività delle imprese, permette ai lavoratori di acquisire nuove competenze e contribuisce alla decarbonizzazione della intera economia europea.
Il settore digitale può dare un notevole contributo anche al Green Deal europeo, sia come fonte di soluzioni tecnologiche pulite, sia riducendo l’impronta di carbonio. Durante la recente pandemia del Covid 19 la digitalizzazione ha consentito lo sviluppo dello smart working e la continuità di molte attività industriali.

Il successo dell’introduzione di una rete 5G, altamente sicura e tecnicamente all’avanguardia, è fondamentale, perché consentirà lo sviluppo dei futuri servizi digitali e la raccolta di dati in tutti i settori. La previsione degli sviluppi futuri, in molti campi, da quello industriale a quello sanitario, a quello sociale, non è inserito, come un tempo si credeva, nella sfera di cristallo, ma rappresenta il risultato delle azioni e dei comportamenti degli uomini. E la riflessione attenta su una grande mole di dati, sottoposta all’intelligenza artificiale antropocentrica, può consentire la creazione di nuovi algoritmi, che ci permettono di leggere molte trasformazioni che le azioni del presente determineranno nel futuro, in molti campi, nei quali l’uomo interagisce, oggi, con la natura e con l’economia.

Il mercato unico rappresenta un elemento molto importante nella politica industriale europea. Tutte le imprese dell’UE beneficiano di una valida opportunità per competere a livello mondiale, in quanto l’appartenenza all’Europa fornisce uno spazio e un quadro regolamentari comuni. Il mercato unico rappresenta il motore della competitività e ha facilitato l’integrazione delle imprese di tutte le dimensioni nelle catene del valore europee e mondiali. I numerosi legami di subfornitura tra imprese di nazioni diverse sta giocando un ruolo fondamentale anche oggi, dopo il Covid 19, e sta convincendo gli Stati più ricchi, come la Germania e l’Olanda ad agire in sostegno al Next Generation EU, per sostenere la ripresa industriale dell’Italia, indispensabile per tutta l’economia europea.

Un campo nel quale si dovrebbe intervenire con più determinazione, è quello del rafforzamento dell’armonizzazione fiscale, perché contribuirebbe a rimuovere uno dei principali ostacoli che incontrano le imprese quando operano a livello transfrontaliero. Il prossimo obiettivo potrebbe essere la creazione di una base imponibile consolidata comune, per l’imposta sulle società. Una simile base imponibile eviterebbe la delocalizzazione delle aziende, verso le nazioni con imposte più basse. Nei dibattiti di questi tempi, che affrontano i temi degli interventi di sostegno per le nazioni più colpite dalla pandemia, emerge la posizione intransigente delle nazioni “frugali” – è nota la posizione dell’Olanda – che, utilizzando al meglio le fonti fiscali, e grazie a una maggiore produttività del lavoro, tengono più contenute le imposte delle società.

Sistemi solidi e ben funzionanti per la standardizzazione e la certificazione rappresentano un altro elemento fondamentale nella politica industriale. Le norme garantiscono la qualità.
n an era of increasing global competition, an ageing European population and fiscal restraint, European competitiveness depends on our ability to foster innovation in products, services and processes.
In un’epoca di crescente concorrenza mondiale, la competitività europea dipende dalla capacità di promuovere l’innovazione e la qualità in prodotti, servizi e processi. Le norme, attraverso il processo di standardizzazione, possono – For this reason innovation has been placed at the heart of the Europe 2020 strategy and the Commission Communications on “Industrial Policy” 12 and “Innovation Union” 13 – contribuire notevolmente a codificare lo stato dell’arte delle varie tecnologie. Esse sono fondamentali per creare l’interoperabilità tra vecchi e nuovi prodotti, servizi e processi.

In molti casi le norme contribuiscono a colmare il divario tra la ricerca e la commercializzazione dei prodotti e dei servizi. Le norme sono fondamentali per chi produce, per chi richiede e per chi deve assicurare e controllare la qualità.
La conoscenza delle norme consente ai cittadini di fare acquisti oculati, scegliendo i prodotti dotati di un marchio di conformità, per garantire una maggiore sicurezza, il rispetto dell’ambiente e l’attenzione verso la sensibilità del consumatore. Le imprese e i professionisti dialogano tra loro e con il pubblico fornendo concrete garanzie, con la certezza che il profondo lavoro dei tecnici che, volontariamente, hanno sviluppato le norme, ha raggiunto l’obiettivo di indicare prodotti di valore e procedure condivise.
Le norme sono un’opportunità di evoluzione per i soggetti più piccoli. Esse hanno la potenzialità di dilatare gli orizzonti geografici e la capacità di allargare enormemente le competenze. Il mondo della piccola impresa e il mondo artigianale, hanno bisogno di essere sostenuti e aggiornati nella qualità e nella sicurezza dei processi produttivi, sia che raggiungano prodotti finiti, sia che lavorino nella sub fornitura. Appare sempre più evidente la necessità di una maggiore sensibilità verso i bisogni, in positiva evoluzione, degli stakeholders e dei clienti.

Il mondo produttivo delle micro e delle piccole imprese, che rappresenta una parte fondamentale dell’economia europea, va sempre più coinvolto nella fase di elaborazione delle norme, soprattutto va aiutato nella comprensione e nell’utilizzo di norme complesse. E la gestione del complesso appare sempre più frequente nelle moderne economie. In quanto fonte delle conoscenze tecniche più aggiornate, le norme ampliano la base dell’economia e permettono di integrare, in modo armonioso, le nuove tecnologie e i risultati della ricerca, nel processo di creazione e di sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

Dove non ci sono problemi, non servono le norme. Dove ci sono problemi, le norme sono soluzioni Si stanno sviluppando mercati di beni e di servizi che rispondono alle esigenze delle persone anziane e/o disabili. La normazione ha la possibilità di rispondere a queste sfide e di aprire la strada all’introduzione di tecnologie innovative, che garantiscano a tutti l’accessibilità. Ciò richiede, tuttavia, il forte impegno delle parti interessate che vengono coinvolte in questo processo.

È necessario individuare nuove norme per gli appalti: le amministrazioni pubbliche, soprattutto, si trovano sempre più costrette a mettere a gara Problemi, non prodotti. Sebbene l’industria dell’UE sia fortemente integrata nelle catene del valore mondiali e operi a livello internazionale, l’UE non deve reagire ingenuamente di fronte alla concorrenza sleale. L’industria europea, per conseguire i suoi ambiziosi obiettivi, non può subire la concorrenza sleale di concorrenti di tutto il mondo che sono soggetti a norme o principi diversi, ad esempio in materia di clima. Con un impegno rafforzato, la Commissione, insieme al Parlamento europeo, sta rafforzando il compito di migliorare la conformità e il controllo del rispetto degli accordi commerciali sottoscritti. In concreto, per tutelare i valori ai quali fa riferimento l’industria in Europa, la Commissione ha deciso di inserire una clausola essenziale sul rispetto dell’accordo di Parigi in tutti i futuri accordi commerciali globali. Controlli doganali rafforzati sono anch’essi essenziali per garantire che i prodotti importati siano conformi alle norme dell’UE. Quanto prima, una tassa sulle emissioni di carbonio verrà imposta ai prodotti, provenienti da altro Paesi e non conformi agli standard applicati dall’industria europea.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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