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Il presidente Fontana dal Papa: con lui anche Vescovo e medici di Bergamo

Il presidente della Regione ha invitato il Santo Padre in Lombardia: "Sarebbe, per tutti noi, luce contro le tenebre che ci hanno avvolto in questi mesi"

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Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha guidato sabato mattina la delegazione della Regione Lombardia che ha incontrato, nella Città del Vaticano, Papa Francesco.

La delegazione era composta da rappresentanti del settore sanitario regionale e internazionale, delle associazioni di volontariato, della Protezione civile, degli Alpini e della Regione Lombardia.

Presenti anche l’arcivescovo di Milano Mario Delpini e i vescovi di Bergamo Francesco Beschi, Brescia, Cremona, Crema e Lodi.

Questo il messaggio portato dal governatore Fontana al Santo Padre.

“Beatissimo Padre, io oggi ho l’onore di presentare al Suo cospetto le persone che hanno affrontato insieme a me l’emergenza sanitaria. Sono uomini e donne che hanno donato il proprio lavoro, tempo e professionalità per aiutare altrettanti uomini e donne, sconvolti da una malattia inattesa e imprevedibile.

Siamo qui, Santità. Arriviamo al termine di uno dei momenti più difficili della nostra vita: abbiamo perso nonni, genitori, figli, amici, parenti. Non abbiamo potuto seppellirli pregando; non abbiamo potuto tenere la mano dei nostri cari mentre tornavano al Padre. È stata una prova così umanamente dura, così pesante, così inaspettata – e parlo da uomo, prima che da Governatore – che più volte mi sono trovato a boccheggiare alla ricerca di un’aria che parlasse di speranza, che mi desse un segnale, non solo a parole, che ce l’avremmo fatta.

Il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso che ci ha rivolto nella visita a Codogno del 2 giugno scorso, ha elogiato e ringraziato i cittadini lombardi per la dignità e la responsabilità dimostrata durante l’emergenza.

Quanto ci è costato, Padre Santo! Ecco perchè siamo qui a cercare dalle Sue mani il tocco vivificante del figlio che trova consolazione nel padre. Sono certo che la Lombardia non ce l’avrebbe fatta senza i tanti vescovi e i sacerdoti che in prima fila, ogni giorno, hanno sostenuto con la preghiera e le azioni concrete il lavoro di medici e infermieri, offrendo un aiuto tangibile ai nuovi poveri generati dalla pandemia.

La guerra al virus è stata una lotta psicologica prima che sanitaria. Il deserto delle nostre strade contrastava con le corsie piene e i pronto soccorso sempre più affollati.

Siamo qui, Santità, per ‘ripartire’. La Lombardia è una terra operosa che si dovrà preparare ad affrontare una crisi economica profonda, generata dall’emergenza sanitaria.

Alle istituzioni è richiesto, ora, uno sforzo enorme affinchè non si generino nuove povertà ed emarginazioni. Il Suo pontificato ci insegna, ogni giorno, che nessuno deve rimanere indietro; nessuno essere dimenticato. Nè i giovani, che devono costruire la propria famiglia e il nostro futuro; nè gli anziani, preziosi testimoni di memoria e tradizioni; nè i bambini; nè i milioni di lavoratori che hanno contribuito al benessere di tanti cittadini lombardi.

La visita di oggi rappresenta dunque uno spartiacque nella difficile situazione di emergenza sanitaria finora vissuta dalla Lombardia.

‘L’uomo agisce crede e vive grazie al credito che gli concede la speranza’ diceva Papa Montini. Il mio popolo è rimasto attaccato alla speranza. Ogni giorno ha creduto che con l’aiuto reciproco, la solidarietà e il senso di comunione, la tragedia della malattia sarebbe stata meno difficile da sopportare.

Quel popolo sarebbe, Padre Santo, enormemente grato se potesse ascoltare dalla Sua viva voce parole di preghiera, conforto e di speranza.

Mi permetto pertanto di invitarLa in Lombardia, affinchè possa portare consolazione alle famiglie delle vittime e ai tanti malati che hanno sofferto in questi mesi. Le immagini dei volti stravolti dei nostri infermieri e medici, dei pazienti intubati in terapia intensiva, dei camion dei militari che trasportavano vite spente, sono impresse nella nostra memoria. La Sua visita in Lombardia sarebbe, per tutti noi, luce contro le tenebre che ci hanno avvolto in questi mesi.

Consoli il nostro dolore, il dolore che ci ha fatto scoprire fragili ma vivi, umani, fratelli. Ci benedica Padre e grazie, a nome dei cittadini della Lombardia, per averci accolto quest’oggi”.

fontana papa

“Cari medici e infermieri – ha detto il Papa – il mondo ha potuto vedere quanto bene avete fatto in
una situazione di grande prova. Anche se esausti, avete continuato a impegnarvi con professionalità e abnegazione. E questo genera speranza. Siete stati una delle colonne portanti dell’intero Paese. A voi qui presenti e ai vostri colleghi di tutta Italia vanno la mia stima e il mio grazie sincero, e so bene di interpretare i sentimenti di tutti”.

“Quanti, medici e paramedici, infermieri, non potevano andare a casa e dormivano lì, dove potevano perché non c’erano letti, nell’ospedale – ha continuato durante l’udienza – Siete venuti in rappresentanza della Lombardia, una delle Regioni italiane più colpite dall’epidemia di Covid-19, insieme al Piemonte, all’Emilia Romagna e al Veneto, segnatamente Vo’ Euganeo, qui rappresentato dal Vescovo di Padova. Oggi idealmente abbraccio anche queste Regioni. E saluto gli esponenti dell’Ospedale `Spallanzani´ di Roma, presidio medico che si è molto prodigato nel contrasto al virus. Nel corso di questi mesi travagliati, le varie realtà della società italiana si sono sforzate di fronteggiare l’emergenza sanitaria con generosità e impegno. Penso alle istituzioni nazionali e regionali, ai Comuni; penso alle diocesi e alle comunità parrocchiali e religiose; alle tante associazioni di volontariato. Abbiamo sentito più che mai viva la riconoscenza per i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari, in prima linea nello svolgimento di un servizio arduo e a volte eroico. Sono stati segno visibile di umanità che scalda il cuore. Molti di loro si sono ammalati e alcuni purtroppo sono morti, nell’esercizio della professione. Li ricordiamo nella preghiera con tanta gratitudine. I pazienti hanno sentito spesso di avere accanto a sé degli ‘angeli’, che li hanno aiutati a recuperare la salute e, nello stesso tempo, li hanno consolati, sostenuti, e a volte accompagnati fino alle soglie dell’incontro finale con il Signore. Questi operatori sanitari, sostenuti dalla sollecitudine dei cappellani degli Ospedali, hanno testimoniato la vicinanza di Dio a chi soffre; sono stati silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza”.

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