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Calcio in lutto per la morte di Mario Corso, Domenghini: "Taciturno, ma faceva i fatti" - BergamoNews
Il saluto

Calcio in lutto per la morte di Mario Corso, Domenghini: “Taciturno, ma faceva i fatti”

L'ex compagno di squadra bergamasco ricorda: "Era il talento più puro di quella Inter, è sempre stato un professionista in campo e fuori".

Si è spento a 78 anni Mario Corso, indimenticabile campione dell’Inter e della Nazionale italiana di calcio.

Veronese di nascita, Corso ha legato il proprio nome indissolubilmente ai colori nerazzurri, difesi dal 1957 al 1973, prima di trasferirsi al Genoa.

Fu uno dei protagonisti indiscussi della Grande Inter degli anni ’60, con la quale vinse quattro Scudetti, due Coppe Campioni e due Coppe Intercontinentali: riconoscibile per i calzettoni abbassati e arrotolati, è stato uno dei più grandi specialisti dei calci di punizione, con traiettorie “a foglia morta” spesso imparabili.

“Uno dei più grandi calciatori della storia dell’Inter, un grande professionista, che dava sempre il buon esempio, in campo e fuori – lo ricorda in un’intervista all’Agi il bergamasco Angelo Domenghini, suo ex compagno di squadra dal 1964 al 1969 – Era un grande talento, taciturno, ma faceva sempre i fatti. Mai una polemica, è sempre stato un professionista in campo e fuori. Nell’immaginario collettivo resterà sempre legato alle punizioni a foglia morta, a scavalcare la barriera, di cui era un maestro. Era il talento più puro di quella Inter”.

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