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Gori: "I costituzionalisti di Fontana dissero che la Regione non può istituire la zona rossa" - BergamoNews
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Gori: “I costituzionalisti di Fontana dissero che la Regione non può istituire la zona rossa”

La risposta del sindaco di Bergamo all'interrogazione della Lega: "Mai ricevuto pressioni, parlai col direttore generale di Confindustria e scoprii che lui era favorevole alla zona rossa"

Si accende il dibattito in Consiglio comunale a Bergamo sull’interrogazione della Lega in merito alle accuse fatte al sindaco Giorgio Gori sulle presunte pressioni per non istituire la zona rossa.  I consiglieri del Carroccio, in una interrogazione illustrata dal capogruppo Enrico Facoetti chiedono se il primo cittadino “abbia ricevuto richieste o pressioni da singoli imprenditori e/o associazioni di categoria perché intercedesse presso il Governo Nazionale o i parlamentari del suo schieramento politico al fine di dissuadere l’istituzione della ‘zona rossa’ di Alzano e Nembro. In caso affermativo – domandano – se poi abbia trasmesso il messaggio e a chi avrebbe sollecitato la richiesta di non istituire la ‘zona rossa’” e “se ritenga o meno di voler chiedere agli Organi Inquirenti di essere sentito sui fatti in questione”.

Gori replica puntigliosamente, sottolineando passaggio per passaggio: “Il tema della zona rossa si pone il 3 marzo quando Gianni Rezza (direttore della Prevenzione del ministero della Salute) dichiara che è necessario chiudere i comuni di Alzano e Nembro a protezione della città di Bergamo. Poi, tra il 7 e l’8 marzo arriva la decisione del Governo di chiudere la Lombardia. Io – spiega il sindaco – in quei giorni ho dichiarato più volte pubblicamente quello che pensavo: il 4 marzo ho detto che toccava agli esperti decidere e che speravo si decidesse, in un verso o nell’altro. Il giorno dopo ho sentito i due sindaci e mi sono messo a disposizione dicendo che se andava fatta la si facesse senza perdere tempo. Io non ero dunque affatto contrario alla zona rossa, pur rimettendo la decisione agli esperti”.

Quanto alle pressioni: “Nessuno ha fatto pressioni su di me, nessuno mi ha chiamato perché io chiamassi per scongiurare la zona rossa. Ho parlato col direttore generale di Confindustria Bergamo (Paolo Piantoni) e ho scoperto che anche lui come me era favorevole alla zona rossa. Ho parlato con alcuni imprenditori della Valseriana, ho colto comprensibile preoccupazione. Hanno fatto pressione? Assolutamente no, non su di me e credo neanche su altri. Peraltro non credo siano dei lobbisti, sono lavoratori, molto preoccupati. Se qualcuno mi dovesse chiamare, vi assicuro che non avrei problemi a riferire quelle conversazioni”.

Poi racconta un episodio inedito: “Il 7 marzo alle 14 appuntamento col presidente della Regione Attilio Fontana, insieme ai sindaci lombardi: Ci ha detto che aveva sentito i suoi esperti costituzionalisti i quali gli avevano spiegato come la Regione non avesse alcuna titolarità, nessun potere di istituire la zona rossa”.  Quindi, “vero che il governo tra il 3 e il 7 ha esitato, ma è vero anche che Fontana disse ai sindaci che non aveva i poteri per istituire la zona rossa. Alla luce di quanto è successo poi, nel Lazio, in Emilia Romagna e Campania, credo che quella indicazione non fosse corretta: è nei poteri delle regioni poterlo fare. Così infatti disse anche l’assessore regionale Giulio Gallera il 10 marzo”.

Facoetti rilancia: “Vorrei sapere anche con chi ha interloquito a Roma”.

“Parlavo coi parlamentari del mio partito, non certo con il presidente del Consiglio o con il ministro della sanità. Il mio orientamento comunque era all’opposto di quello che la vostra interrogazione sottende”.

E conclude: “Evito di soffermarmi su quell’allusione al fatto che avrei fatto pressione per non fare la zona rossa per ricambiare il sostegno degli imprenditori alla mia campagna, perché non  vi fa onore”. Ma alla fine del dibattito, che anche in video ha visto gli animi scaldarsi tra accuse reciproche di attacchi strumentali, come quella del forzista Gianfranco Ceci, il sindaco non esclude però di pensare a una querela per diffamazione proprio per le allusioni leghiste.

 

 

 

 

 

 

 

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