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Addio a Giulio Giorello: “Un professore vero, a cui dire grazie”

L'insegnante Simonetta Fiaccadori descrive il filosofo, anzi il suo prof all'Università statale di Milano

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È morto a Milano a 75 anni, in seguito alle conseguenze del coronavirus contratto nei mesi scorsi, il filosofo Giulio Giorello. Qualche giorno fa aveva sposato la compagna, Roberta Pelachin. Allievo di Ludovico Geymonat, era stato il suo successore nella cattedra di Filosofia della Scienza all’Università Statale milanese.

Ex presidente della Società italiana di logica e filosofia della scienza, collaboratore del Corriere della Sera, responsabile per l’editore Cortina della collana Scienza e Idee, si era laureato in Filosofia nel 1968 e successivamente in Matematica, nel 1978. Raccoglieva così il testimone della Scuola di Milano e del maestro Geymonat, con la sua tradizione antifascista e marxista, e faceva del superamento della barriera tra discipline umanistiche e scientifiche il tratto saliente della sua personalità accademica.

Lo ricorda per Bergamonews l’insegnante Simonetta Fiaccadori, sua allieva all’Università.

Ero studente quando Giulio Giorello era già un mito.

Le sue falcate avanti e indietro nell’aula gremita della Statale, il timore reverenziale per l’esaminatore intransigente, la passione (seduti per terra) per le sue lezioni.

Ricordare il filosofo con gli occhi degli studenti in aula è ricordare un corpo.

Le spalle curve.

Gli occhiali tormentati in un su e giù che accompagnava il pensare.

Leggeva, citava: giù. Fermo.

Riprendeva, espandeva, parlava a volte tra sé e sé: su. In movimento.

La mano passata tra i capelli.

Seduto nella sala d’esame gremita, banchi e postazioni occupati dai suoi ricercatori. Al tempo in cui non c’erano crediti, ma solo tomi. Libri a cui ci aveva appassionato. Su ventiquattro si studiava, per un solo esame.

Poi lì, davanti a lui, la domanda era così semplice, ma la risposta richiesta così precisa. Rovistava nelle parole di quella tua risposta, con l’interesse stupefacente a verificare fino in fondo la Comprensione.

Che molte volte ti si rivelava lì: la sapevi, ma non ne avevi ancora capito la portata. Era la domanda la cartina di tornasole inaspettata che rivelava ‘il metodo’.

Ha formato menti, così. Con un lavoro sfiancante, in spazi improponibili, accaldato e stanco alla stregua dei suoi studenti.

Filosofia della scienza.

Che sconfinava… logica… fisica… politica… antropologia…

Il ricordo del teorico, dell’intellettuale universalmente riconosciuto, lo possiamo lasciare ai colleghi in grado di farne un ritratto adeguato.

Ma Giulio Giorello è stato veramente un Professore, un formatore di donne e uomini.

Qualcuno a cui dire grazie.

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