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Valbrembana e Valle Imagna: dopo le frane i sindaci chiedono aiuto e investimenti

Dopo gli allagamenti e gli smottamenti dovuti alle piogge di domenica 7 giugno: “Siamo costantemente vigili, ma la situazione è sempre più complicata”.

Non rincorrere l’emergenza, ma interventi programmati e mirati. Sembra essere questa la ricetta, in Val Brembana e Valle Imagna, per provare a contrastare un problema, quello dei danni provocati dal maltempo, che in questi ultimi anni si sta riproponendo sempre più frequentemente.

“Il nostro è un territorio fragile, servono interventi strutturali. Si continua a mettere dei piccoli cerotti su un malato grave”. Senza troppi giri di parole, Jonathan Lobati, sindaco di Lenna e presidente della Comunità Montana Valle Brembana, indica quella che, secondo lui, è la ricetta per provare a porre un freno ai continui danni provocati dal maltempo. “Non servono provvedimenti particolari, basta approvare alla Camera dei Deputati l’emendamento all’art. 112 del decreto rilancio presentato nei giorni scorsi dai deputati Stefano Benigni e Alessandro Sorte, che prevede lo stanziamento di 2 milioni di euro per la riqualificazione della strada provinciale in Val Brembilla che porta a Laxolo, così da metterla definitivamente in sicurezza”. Strada chiusa nella serata di domenica 7 giugno a causa di una frana e riaperta due giorni dopo, martedì 9, mentre tre famiglie, sempre a Val Brembilla, sono rimaste isolate a causa di una frana scesa in località Cadelfoglia.

Frana laxolo

Dello stesso avviso Fabio Bonzi, sindaco di Dossena e vicepresidente della Comunità Montana. “Possiamo intervenire grazie a contributi per la realizzazione di opere di pronto intervento, per opere realizzate con la modalità di somma urgenza, ma speriamo che anche gli UTR di Regione Lombardia ci possano dare una mano. Le problematiche relative al territorio della Valle Brembana sono parecchie: i singoli comuni monitorano sempre la situazione e fanno le dovute segnalazioni, ma le risorse sono esigue. Sul territorio di Dossena, è stata chiusa la strada che collega il nostro paese a San Giovanni Bianco (ora aperta con senso unico alternato) e sono rimasti isolati cinque residenti in località Lavaggio, con la strada che dovrebbe tornare transitabile entro qualche giorno. L’ideale sarebbe di non essere sempre costretti a rincorrere l’emergenza, ma di avere a disposizione finanziamenti per riuscire a programmare interventi più consistenti”.

Durante la giornata di domenica, si sono verificate anche due frane a San Giovanni Bianco, lungo la strada che collega le località Piazzo e Grabbia e quella che da Vite arriva a Foppe. Condizioni analoghe a quelle della Valle Imagna, che ha registrato una frana a Rota d’Imagna ed una ventina di persone isolate a Berbenno, oltre ad un’altra famiglia a Capizzone.

Frana San Giovanni Bianco

Una situazione che va avanti da molto tempo e che sembra essere sempre più preoccupante. “Ad ogni evento temporalesco, la situazione diventa subito critica” – spiega Vittorio Milesi, primo cittadino di San Pellegrino. Domenica 7 giugno una frana ha interessato anche la strada provinciale 470 che collega la cittadina termale a San Giovanni Bianco, con traffico interrotto per circa un’ora. “Da vent’anni dobbiamo fare i conti con frane e smottamenti che prima si verificavano raramente. Sempre domenica, nel tardo pomeriggio, il fiume Brembo era a rischio esondazione, ma anche nelle piccole valli laterali del paese, le mulattiere e i sentieri si sono tramutati in piccoli corsi d’acqua. La situazione è sempre sotto controllo, ma bisogna essere vigili ed intervenire spesso con la pulizia e la sistemazione delle zone coinvolte: interventi da affrontare con rapidità, per impedire che ulteriori perturbazioni possano provocare danni ancora più ingenti. Interventi con costi sostanziosi: servirebbero ulteriori fondi, ma sono consapevole che continuare a chiedere finanziamenti sia una pretesa”.

frana Val Brembilla

Fondi stanziati a cadenza regolare, che non sembrano però essere sufficienti per rispondere al problema del dissesto idrogeologico, che spesso si ripropone sul territorio bergamasco. Situazione registrata anche dai numeri dell’Ispra. Sono 385,2 i chilometri quadrati (sui 2.746 del totale della provincia) considerati a rischio frane: 244,9 a rischio “molto elevato”, 91,4 “elevato” e 48,9 “medio”. Trentasei i comuni maggiormente esposti, per un totale di 4.075 famiglie interessate (pari allo 0,9 per cento). A forte rischio sono anche 4.162 edifici, 802 aziende e 67 beni culturali. Il pericolo riguarda anche l’esondazione dei fiumi, con allerta sempre alta. Il rischio di alluvioni riguarda 256,6 chilometri quadrati della provincia, 111,3 dei quali considerati a rischio “elevato”, che comprendono 9.505 famiglie (il 2,1 per cento del totale), ma anche 4.660 edifici, 2.288 imprese e 124 beni culturali.

Sposa le richieste dei sindaci anche Alex Galizzi, consigliere regionale, componente della commissione speciale Montagna: “Servono più manutenzione dei territori e una migliore pulizia delle strade, purtroppo però i tagli alla Provincia si fanno sentire ed anche le risorse dei comuni sono sempre più risicate, senza contare il cambiamento climatico in atto”. Galizzi propone poi una ricetta per i lavori di salvaguardia del territorio (“Si potrebbe utilizzare il meccanismo dei lavori socialmente utili, potendo eventualmente contare anche sulle persone non occupate”) senza risparmiare un riferimento alla sempre presente questione della redistribuzione delle risorse economiche (“la Lombardia vanta un credito annuo nei confronti dello Stato, cioè la differenza tra imposte e benefici di spesa pubblica, di 54 miliardi. Con un bilancio regionale di 25-26 miliardi, 19 vanno alla sanità, mentre i restanti 6-7 servono per tutto il resto. Con una diversa gestione delle risorse economiche, si potrebbe fare molto di più”).

Oltre alle inevitabili prese di posizione politiche, però, rimane un fatto: bisogna porre rimedio alla situazione attuale, per evitare danni ben più gravi.

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