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Mancata Zona rossa, i pm e i dubbi da sciogliere: fu reato? E chi doveva decidere?

Il premier, che era stato accusato dalla Regione, ha spiegato che il Pirellone poteva decidere di chiudere Alzano e Nembro. Un rimpallo di colpe che va nella direzione opposta a quella di fare chiarezza

Zona rossa ad Alzano e Nembro, un’inchiesta ancora senza indagati ma ricca di punti di domanda. Al termine delle audizioni di venerdì del premier Giuseppe Conte e dei ministri Luciana Lamorgese e Roberto Speranza, i magistrati bergamaschi hanno lasciato Palazzo Chigi dopo otto ore con più dubbi di quando erano entrati. Il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, che coordina il pool con i pm Fabrizio Gaverini, Paolo Mandurino e Silvia Marchina, all’uscita ha parlato di “un clima disteso e collaborativo”.

Ma rimane irrisolto il quesito su chi spettava la responsabilità di chiudere i due paesi seriani nei giorni più caldi della pandemia e tentare di evitare così i tanti morti che ci sono stati. Due settimane fa il presidente della Regione Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera avevano accusato il Governo. Conte e i ministri hanno replicato che la decisione poteva essere presa anche dal Pirellone.

Il premier ha dichiarato che rifarebbe tutto quello che ha fatto e ha presentato ai magistrati una sua memoria in cui ricostruisce quanto avvenuto tra il 22 febbraio e l’11 marzo. A partire dal primo lockdown nel Lodigiano e a Vò Euganeo (in Veneto), alla zona arancione istituita dal 7 marzo in Lombardia, fino al Decreto che ha stabilito la zona rossa per tutta Italia.

Un rimpallo di colpe tra Regione e Governo che va nella direzione opposta a quella di fare chiarezza. Tanto che il magistrato Rota venerdì sera è anche tornata su quando in tv aveva puntato il dito contro Conte, precisando che “era ciò che emergeva fino a quel momento”. Come a dire che le parole del premier, che ha detto di “aver chiarito tutto nei minime dettagli”, gli hanno fatto cambiare idea.

Al ministro dell’Interno Lamorgese gli inquirenti bergamaschi hanno invece chiesto chiarimenti sui tanti uomini dell’Esercito già inviati in Bergamasca a inizio marzo e pronti per disporsi. E poi non entrati in azione per chiudere i varchi perché la Zona rossa non fui mai istituita.

Dopo la trasferta romana il pool di magistrati è tornato a Bergamo per proseguire il lavoro d’indagine. Ancora da capire quali saranno i prossimi passi e soprattutto se ci saranno indagati, vale a dire se si ipotizza concretamente un reato, e in questo caso chi sono gli indagati, cioè a chi si pensa spettasse decidere, o se l’inchiesta si chiuderà con un’archiviazione.

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