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Caso Yara, la presidente dell’Osservatorio Sostegno Vittime: “Dubbia la condanna di Bossetti”

"Elementi controversi nei risultati delle analisi, che sono irripetibili. E l'imputato non ha optato per riti alternativi e più vantaggiosi"

A distanza di quasi sei anni dall’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti, l’omicidio di Yara Gambirasio continua a far discutere. Mentre il legale dell’uomo, Massimo Salvagni, contesta la decisione di negare la revisione del materiale genetico, considerato la prova regina, sui reperti dopo che la stessa Corte nel novembre del 2019 aveva dato il permesso, l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, esprime dubbi sulla sentenza che ha condannato in via definitiva all’ergastolo il carpentiere di Mapello: “Prima di tutto tengo a precisare che come legale ho pieno rispetto delle sentenze dei giudici, ma ritengo quantomeno dubbia quella inflitta a Bossetti”.

Potrebbe spiegarsi meglio? 

Si tratta di una condanna basata su una serie di accertamenti irripetibili, ossia consumativi o modificativi delle prove originarie, perchè è chiaro che se analizzi una traccia di sangue poi non è più utilizzabile. E nei risultati ci sono elementi controversi, secondo la mia esperienza professionale.

Quindi è stato commesso qualche errore? 

Questo non spetta a me dirlo. Io dico solo che non sono del tutto convinta sulla sentenza perchè le prove a carico dell’imputato non erano così limpide e schiaccianti. Non solo il dna, considerato la prova regina, ma anche gli altri elementi.

Eppure l’indagine è stata lunga, complessa e molto costosa…

A riguardo per questo caso sono state investite tante risorse pubbliche, economiche in primis, mentre per altre indagini similari gli investimenti di risorse non sono stati così importanti. L’omicidio di Yara ha sconvolto tuttiper la sua atrocità, me compresa, e meritava questo lavoro, sia chiaro, ma la stessa attenzione andrebbe posta anche su altri episodi.

Se lei fosse stata il difensore di Bossetti, avrebbe agito nello stesso modo del suo collega Salvagni?  

Non giudico il suo operato, anche perchè non conosco i dettagli dell’inchiesta. Ma una cosa mi balza all’occhio. Quando un imputato è colpevole, a causa di elementi probatori schiaccianti, solitamente chiede il rito abbreviato che permette di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Bossetti, invece, sicuro della sua innocenza, non ha mai optato per riti alternativi a quello ordinario. E ciò mi fa riflettere sulla sua colpevolezza, seppure decisa con una sentenza passata in giudicato.

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