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Logopedia: un viaggio di gioco, fiducia e professionalità

Abbiamo chiesto un parere alla logopedista Monica Scarpenti

Nonostante di logopedia si parli sempre più frequentemente, la conoscenza di questo percorso è ancora limitata.

Tutto inizia con un primo colloquio, tra genitori e logopedista, durante il quale non solo si raccolgono informazioni sul piccolo paziente ma si accolgono preoccupazioni e dubbi di mamma e papà. Questo momento è essenziale perché si inizia a creare il rapporto di fiducia che permetterà ai genitori di affidare con serenità il proprio bambino al professionista.

Prima di svolgere la valutazione, che ha lo scopo di evidenziare le aree di debolezza e i punti di forza, i bambini vengono informati sul percorso che stanno intraprendendo; anche se piccoli sono consapevoli delle proprie difficoltà e pertanto renderli partecipi, oltre a favorire la fiducia reciproca, evita l’insorgenza di paure ed ansie. Attraverso componenti qualitative (osservazione del bambino nella sua spontaneità) e componenti quantitative (somministrazione di test standardizzati) si valuta la necessita o meno di iniziare un percorso riabilitativo e/o di ulteriori approfondimenti.

Qualora si ritenga necessario l’inizio di una terapia logopedica, sulla base di evidenze scientifiche vengono definiti gli obiettivi, le modalità e la frequenza di trattamento insieme alla famiglia e molto spesso ad altri professionisti; il logopedista infatti non lavora da solo ma fa parte di un’èquipe multidisciplinare (NPI, Psicologi, TNPEE) con cui si confronta costantemente per garantire una presa in carico a 360° gradi.

Può cosi iniziare il percorso riabilitativo, che non prevede l’applicazione di un protocollo rigido, ma di un percorso che viene creato dal terapista in modo specifico per ciascun bambino. Il logopedista per stimolare le componenti carenti struttura con fantasia attività personalizzate, a seconda degli interessi del piccolo, che vengono proposte sotto forma di gioco.

Il logopedista infine diventa un ponte tra il paziente e tutti coloro che se ne prendono cura. I genitori divengono parte attiva. In alcuni casi restano nella stanza durante il trattamento in modo che possano apprendere le modalità corrette e funzionali per stimolare il proprio piccolo (trattamento indiretto) mentre in altri casi al termine di ogni seduta si crea un momento di scambio con i genitori per spiegare quanto è stato fatto e gli esercizi da riprendere quotidianamente a casa. Inoltre fornisce agli insegnanti informazioni cliniche, strategie e strumenti pratici per aiutare il bambino ad affrontare e superare le difficoltà, sfruttando e valorizzando i suoi punti di forza.

Questo “viaggio” si conclude quando vengono superate le difficoltà; attraverso la risomministrazione di test standardizzati si verifica che le lacune siano colmate.  Il logopedista può così salutare il piccolo paziente, ormai pronto ad affrontare nuove esperienze al meglio delle sue potenzialità.

Monica Scarpenti – Logopedista
monica.scarpenti@centroetaevolutiva.it

 

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