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Pacchetto famiglia, la Cisl: “A Bergamo 7.120 domande, il 30% rimaste scoperte”

Per i contributi regionali per mutui e e-learnig, in città e provincia sono state inoltrate domande per complessivi 4 milioni e mezzo di euro, mentre ne sono state accolte per meno di due milioni.

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A Bergamo sono state 7.120 le domande presentate per accedere ai fondi del “Pacchetto Famiglia”, che prevedeva contributi per i mutui prima casa e per l’e-learning, cioè acquisto di strumentazione tecnologica per figli in età scolare, che Regione Lombardia ha messo a disposizione dei nuclei colpiti, sia dal punto di vista sanitario che economico, dall’epidemia di Coronavirus.

Di queste, però, più del 30% sono rimaste scoperte da uno stanziamento insufficiente, oltre 15.000 quelle insoddisfatte in tutta la regione.

Di fatto, secondo una proiezione dell’Osservatorio Cisl, la dotazione del pacchetto avrebbe dovuto essere raddoppiata per far fronte alle richieste, tutte ugualmente legittime, in base ai criteri dettati.

A Bergamo e provincia sono state inoltrate domande per complessivi 4 milioni e mezzo di euro, mentre ne sono state accolte per meno di due milioni.

“Qualcosa in fase di progettazione è andato storto – sottolinea Mario Gatti, segretario provinciale Cisl -. C’è una differenza abissale tra quanto stanziato e quanto concesso alle famiglie”.

La delibera di giunta regionale che lo istituiva prevedeva per il contributo “l’erogazione di una quota sulla base dei seguenti parametri: numero dei figli; residenza in regione Lombardia per un periodo maggiore o uguale a5 anni; presenza nel nucleo familiare di persone anziane di età maggiore o uguale a 65 anni o di donne in accertato stato di gravidanza; presenza nel nucleo familiare di persone con disabilità o persone non autosufficienti”.

“Un sistema che stanzia contributi per un bisogno e non riesce a soddisfarlo ha alla base un problema – continua Gatti -. Va rivista tutta l’impostazione di contributi basati su click day e allargamenti della fascia di popolazione oggetto della misura. In questo caso, infatti, il contributo è stato esteso a famiglie con ISEE fino a 30.000 €, quindi non in condizioni di significativo bisogno economico. Anche per questo, il numero di domande è stato elevatissimo, probabilmente molto maggiore delle aspettative, e non è detto che il contributo sia effettivamente arrivato alle domande più meritevoli”.

“C’è comunque una condizione di necessità molto estesa, di cui è bene tenere conto nella programmazione di future misure – conclude il segretario della Cisl bergamasca -, orientando invece le risorse disponibili verso fasce più ridotte di popolazione oppure lasciando in capo agli Ambiti l’orientamento delle risorse verso fasce di cittadini specifiche”.

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