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Open Fiber nel mirino di Report: “A Bergamo continue verifiche e tutto ok”

Un'inchiesta del programma di Rai 3 ha documentato presunti ritardi in alcune località italiane. Angeloni: "Qui pronti entro il 2022"

Nel 2015 l’allora premier Matteo Renzi aveva lanciato un grande piano per portare internet veloce in tutto il Paese. Un progetto ambizioso, con il cablaggio di 7712 comuni italiani con banda larga e fibra ottica a velocità  di 1 GB, di cui i primi tremila paesi entro il giugno 2020.

La missione, annunciata dal numero uno di Enel Francesco Starace in una conferenza stampa proprio al fianco di Renzi, avrebbe sfruttato l’infrastruttura esistente della rete elettrica.

A giugno del 2020 ormai iniziato Open Fiber, la società nata da Enel e Cassa Depositi e prestiti che si aggiudicò il bando da 2,7 miliardi di euro (realizzato con finanziamenti regionali, statali ed europei): un’inchiesta del settimanale di Rai 3 Report (visionabile cliccando QUI), ha raccolto le testimonianze di alcuni sindaci italiani che lamentano ritardi.

Una questione, quella dell’accessibilità a Internet, che è tornata ancor più alla ribalta in occasione del lockdown a causa dell’emergenza Covid, con gli italiani alle prese con il telelavoro o con la didattica a distanza.

Anche Bergamo si è affidata a Open Fiber. Com’è la situazione? Dopo il primo lotto di interventi dello scorso ottobre che ha interessato alcune strade dei quartieri di Boccaleone, Monterosso e Loreto, a fine maggio Open Fiber ha annunciato l’avvio anche in via Gaudenzi, via Segantini, via Cariani, via Pirandello, via Carducci, via Palma il Vecchio, Via Moriggia, via Zendrini e in piazzale San Paolo.

In città i lavori dovrebbero essere ultimati entro il 2022, ma il Comune ha chiesto di velocizzare i tempi e nel frattempo controlla l’andamento dell’opera, come spiega l’assessore all’Innovazione Giacomo Angeloni: “I nostri tecnici vigilano con molta attenzione e nel caso non venissero rispettati gli accordi ci sono delle penali in sospeso, messe nero su bianco proprio per garantire che tutto fili liscio. A preoccuparci in realtà più che la Open Fiber sono le ditte che prendono i lavori in subappalto. Comunque al momento non abbiamo riscontrato anomalie e il piano procede come accordato”.

“Tra l’altro – prosegue Angeloni – ci sono regole ferree sulle zone appena asfaltate, dove non si possono attuare ulteriori scavi per non creare troppi disagi ai residenti. Così come abbiamo chiesto di evitare il caos a ottobre, quando dopo il lockdown riapriranno anche le scuole”.

“In ogni caso – conclude – invito i cittadini a segnalare eventuali disservizi. Sarà nostra premura verificare la situazione”.

Dopo il servizio di lunedì sera a Report, Open Fiber ha voluto chiarire la propria posizione: “Dopo l’emergenza Open Fiber, per obbligo giuridico e per l’inadeguatezza dell’infrastruttura FTTC (Fiber To The Cabinet) installata da altri operatori, resta tenuta a coprire le aree bianche con un’infrastruttura performante, anche in presenza di un altro operatore. Sono previsti circa 1.000 Comuni aggiuntivi dichiarati coperti da altri operatori, di cui circa 700 sono nelle Aree Bianche (zone dove la banda larga è inesistente). La lunghezza della rete secondaria in rame della tecnologia FTTC utilizzata da un altro operatore non è adeguata alle aree meno dense: infatti nel 7% dei casi il servizio non è neppure erogabile e nel 22% è inferiore ai 30 Mbps. TIM ha avviato la commercializzazione di circa 7.000 nuovi cabinet, dei quali circa 5000 in Aree Bianche”.

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