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“Orio sempre aperto per i voli della speranza, ora ripartiamo davvero, in sicurezza”

Durante l’emergenza lo scalo bergamasco ha svolto un ruolo fondamentale dal punto di vista sanitario, per accogliere i rinforzi a medici e infermieri e per far decollare verso altre regioni o Paesi i nostri malati.

Già dal 6 febbraio allo scalo di Orio al Serio era iniziato il controllo dei valori termici dei passeggeri in arrivo con voli internazionali: il primo segnale del profondo cambiamento che la diffusione del Coronavirus avrebbe imposto da quel momento in avanti.

Nessuno, allora, poteva immaginare che la pandemia potesse esplodere in modo tanto violento sul nostro territorio e che proprio Bergamo venisse etichettata come epicentro della stessa, ma già a fine febbraio si poteva avvertire la sensibile contrazione in termini di traffico passeggeri dovuta alla paura del contagio.

Effetti certificati dal bilancio di Assaeroporti per il mese di marzo, dove alla voce “passeggeri” di Orio al Serio si poteva trovare un impressionante -90,2% rispetto allo scorso anno, con solo 100mila persone trasportate.

Un marzo terribile per la Bergamasca, durante il quale però proprio l’aeroporto di Orio al Serio ha svolto una funzione strategica fondamentale, con contingenti di medici e infermieri arrivati da tutta Italia e dall’estero per supportare il sistema sanitario locale e decine di voli della speranza decollati dalla pista del Caravaggio per assicurare le cure necessarie ai pazienti.

“Lo scalo non è mai stato chiuso – sottolinea il presidente di Sacbo Giovanni SangaAbbiamo garantito voli sanitari, umanitari, della Protezione Civile. E dall’altro lato i voli merci hanno continuato a operare in maniera più o meno frequente, a seconda delle chiusura delle attività produttive. Dal 5 maggio abbiamo ripreso la piena funzionalità, ma comunque dovevamo tenere conto delle norme e dei divieti ancora in vigore”.

Qualche volo passeggeri (da e per Sofia) ha già fatto il suo esordio e una nuova prospettiva di ripartenza è all’orizzonte, con il cessato vincolo del movimento interregionale dal 3 giugno.

“In questi mesi di emergenza abbiamo ricoperto un ruolo importante per il Paese – continua Sanga – Per noi ha comportato dei costi, perché dovevamo comunque garantire il personale di terra, quello per le emergenze e il pronto intervento. Ma li abbiamo sostenuti nella convinzione che dovessimo dare un servizio essenziale: nell’emergenza sanitaria abbiamo fatto la nostra parte, forse silenziosa, ma siamo orgogliosi di aver contribuito”.

Immenso anche il lavoro di adattamento degli spazi, dei percorsi e dei comportamenti abitudinari: “Ci siamo trovati a dover rivoluzionare le modalità di accoglienza dei passeggeri e il loro tragitto verso l’imbarco – spiega il numero uno di Sacbo – C’è stato un grande lavoro sul piano organizzativo, che doveva ovviamente tenere conto di tutti gli aspetti sanitari e di sicurezza. Insieme a noi anche le compagnie hanno cominciato a pensare alle modalità di ripresa dei voli: WizzAir è già partito con Sofia, attorno al 20 di giugno Ryanair ha fissato collegamenti importanti in Italia e all’estero”.

La compagnia low cost irlandese per luglio ha annunciato di voler rimettere in moto il 40% dei propri voli: “Orio è una delle principali basi in Italia – ricorda Sanga – Ci aspettiamo che buona parte di quella quota sia operata da e per Orio: hanno tenuto qui i loro aerei, per la manutenzione e per tutte le prove di volo. Le condizioni per ripartire oggi ci sono, anche se la parola d’ordine non può che essere ‘gradualità’. È chiaro che bisognerà misurarsi con quello che è successo e con le nuove misure di protezione: ci sono vincoli ma, ricordiamolo, sono per la nostra salute”.

Ma quando Orio al Serio potrà tornare ai soliti ritmi? “Difficile dirlo, dipenderà molto dalla reazione dei passeggeri – ammette Sanga -. La gente oggi ha paura di volare, vuole sentirsi al sicuro. Noi, non avendo mai chiuso, siamo partiti prima di altri per mettere in sicurezza lo scalo, con la separazione dei percorsi e la rilevazione della temperatura. Ci sono tanti controlli, molti di più rispetto ad altri mezzi di trasporto. Tutte le novità all’inizio comportano un po’ di preoccupazione e anche noi lo eravamo: ma poi si superano, soprattutto tenendo conto di quanto è stato fatto in termini di sicurezza”.

Fondamentale per la ripartenza sarà anche comprendere le decisioni degli altri Paesi: “Qualcuno ancora impedisce il viaggio agli italiani – sottolinea il presidente della società di gestione dell’aeroporto di Orio -, oppure applica determinate condizioni restrittive. Ma nel corso dei mesi estivi gli attuali ‘no’ potrebbero trasformarsi in aperture, a seconda anche di come andrà il contagio. Allo stesso tempo i tour operator segnalano un rilancio dell’interesse verso il nostro Paese e le sue attrazioni turistiche: internamente, dunque, ci potrebbero essere movimenti importanti”.

Sicuramente i passeggeri troveranno uno scalo diverso anche per il completamento di alcuni lavori iniziati da tempo: dal lotto Est per l’area dei voli extra-Schengen in fase di completamento a quello Ovest per i voli Schengen.

“E non dimentichiamo il tema del collegamento ferroviario – evidenzia Sanga – Lavoriamo alacremente per arrivare al progetto definitivo e il decreto Rilancio delle scorse settimane ha già stanziato 100 dei 170 milioni necessari alla realizzazione. È un cantiere che per forza di cose deve correre, per essere pronto nel 2025 e funzionale alle Olimpiadi 2026”.

Per Sacbo, infine, l’emergenza ha scombussolato i piani di un 2020 nel quale ricorre il cinquantesimo anniversario della fondazione della società: “Pensavamo a una serie di iniziative per celebrarli – conclude il presidente Sanga – Invece dei festeggiamenti ci siamo dovuti attrezzare per organizzare la ripartenza”.

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