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L’educatrice che è rimasta a fianco dei ragazzi durante il lockdown

Attività a distanza e videochiamate per non lasciare soli i ragazzi, un’iniziativa di inclusione durante il periodo di lockdown e un messaggio: “Non stancatevi mai di cercare un nuovo sguardo”

Anna Cattaneo lavora come educatrice nella cooperativa Aeper e collabora con il Villaggio degli Sposi, quartiere nella periferia di Bergamo. Come tutte le periferie, anche il Villaggio, è amaro, aspro e arduo da vivere. Ma come ogni moneta ha due facce ed è proprio qui che Anna fa la magia: si occupa degli adolescenti del Villaggio e nemmeno il Covid è riuscito a fermare il suo amore e la sua dedizione per i ragazzi.

In questo periodo si è sempre tenuta in contatto con loro tramite delle videochiamate e ha organizzato attività a distanza per non lasciarli soli. Nelle varie iniziative è stata aiutata dal parroco del Villaggio, Don Patrizio Moioli.

“Siamo abituati a parlare con tutto il corpo – racconta Anna – soprattutto i ragazzi adolescenti o pre adolescenti che hanno bisogno di un contatto fisico, e ora, invece ci troviamo a comunicare solo con gli occhi.”

Ed è proprio con gli occhi che hanno fatto delle videochiamate per restare vicini a tutti, e quando sono potuti uscire hanno indossato la mascherina per incontrarsi; ovviamente mantenendo le giuste distanze. Con indosso la mascherina tutto ciò che si vede del nostro volto e tutto ciò che vediamo del volto degli altri sono gli occhi. Ed è proprio da questa idea che Anna ha portato avanti un progetto con l’obbiettivo di valorizzare lo sguardo di tutti. È stato realizzato un collage con delle fotografie dei loro occhi. Queste venivano scattate da amici perché la cosa fondamentale era imparare a vedersi con occhi nuovi, accogliendo le proprie fragilità e guardando avanti in vista di un futuro migliore.

Quando le chiedo come pensa che i ragazzi abbiano passato la quarantena la sua risposta è duplice: se da una parte sostiene che sia importante per i ragazzi passare del tempo con i genitori, i quali spesso sono al lavoro, dall’altro lato è doveroso ammettere che per gli adolescenti con situazioni famigliari difficili sicuramente non è stato facile questo lockdown.

Quello che, però, preoccupa maggiormente Anna è tutto quello che i ragazzi stanno perdendo. Per loro è difficile non poter vedere i propri amici, non poter fare nuove esperienze e non potersi confrontare con i coetanei.

anna cattaneo progetto educatrice

Per quanto riguarda la scuola Anna teme, soprattutto nelle zone di periferia, che questa pausa forzata, per quanto corretta, non faccia altro che allargare il divario tra chi ha la possibilità economiche di studiare e la capacità di farlo da solo e chi, invece, per diversi motivi, non ha potuto, o voluto, seguire le lezioni online. L’educatrice non nega che, secondo il suo punto di vista, sarà difficile riprendere le lezioni a settembre.

Il C.R.E. è un appuntamento fisso nel quartiere, come in tutto il nord Italia, e quest’anno anche questo sarà sottoposto alle norme Covid19.

“Lo faremo, di sicuro, rispettando le norme che ci sono state giustamente condivise dalla diocesi e si attengono alle disposizioni governative –spiega Anna- il C.R.E serve. Serve ai bambini che non sono stati insieme e ai genitori che hanno ricominciato a lavorare. Ricordiamoci che a causa del virus non tutti i bambini potranno godere delle cure dei nonni. D’altra parte chi non li ha persi, magari, non crede sia la scelta più salubre affidare loro la cura dei bambini.”

Inoltre Anna sottolinea che il C.R.E è fondamentale anche per i ragazzi, ed è per questo che si è deciso di affidargli dei piccoli momenti di cura verso i più piccoli, perchè la cosa più importante è non smettere di coltivare legami.

La diocesi ha predisposto di dividere i bambini in piccoli gruppi e di stare negli spazi aperti del quartiere; questo prevede che i bambini siano affidati ad adulti e quindi alla schiera di animatori che, se non ci fosse stata la pandemia, proprio in questi mesi starebbero costruendo scenografie, programmando gite e ideato giochi.

Anna, cosa direbbe a tutti questi ragazzi?

Direi loro di non cedere alla paura, di coltivare il coraggio della fiducia e della speranza, perché questo mondo ne ha tanto bisogno.

Direi di darsi da fare per un mondo migliore dove ci sia posto per tutti.

Direi di perdonare la generazione dei loro genitori e politici per non essere stata capace di difendere i beni comuni.

Direi di non sentirsi soli, perché c’ è qualcuno che li ama e sogna per loro un mondo giusto e felice.

Direi che sta anche a loro, come a ciascuno di noi, non farsi rubare la capacità di amare e prendersi cura gli uni gli altri.

Questo direi: non stancatevi mai di cercare un nuovo sguardo!!

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