BergamoNews it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Children of Men: il capolinea dell’umanità

“Quando i rumori nei parchi gioco svanirono, arrivò la disperazione. Molto strano quello che succede in un mondo senza voci di bambini”

L’esistenza e la continuità della specie umana si basa, sin dagli albori, su di un semplice principio: la procreazione.

Se ognuno di noi si trova infatti su questa Terra è perché nostra madre è rimasta incinta e ci ha partoriti, così come lei stessa è stata partorita da nostra nonna, a sua volta nata da un’altra donna e così via fino ad un ipotetico duo originario di derivazione biblica.

Insomma, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, ciò che veramente tiene in piedi la nostra civiltà, più della politica, più dell’economia, più dell’Atalanta, è un semplice meccanismo chimico/biologico per cui uno spermatozoo feconda un ovulo nel giusto periodo nel mese.

Tanto semplice quanto sbalorditivo.

Cosa succederebbe però se tutte le donne divenissero sterili allo stesso momento senza possibilità di guarire?

Cosa accadrebbe al mondo se ad un tratto gli venisse affibbiata una data di scadenza?

Queste domande, per quanto orribili possano sembrarci, hanno a lungo attanagliato la mente del pluripremiato regista Alfonso Cuarón che, nel 2006, dopo una lunga gestazione, ha scritto, diretto e montato “Children of Men” (I Figli degli Uomini), dramma fantascientifico con sfumature da thriller e war movie.

La trama è semplice: nel 2027 l’umanità è a rischio estinzione. Da svariati anni non nascono più bambini e la scienza non riesce a risolvere questo problema. In una Londra infestata da frange nazionaliste, che vorrebbero espellere tutti gli immigrati, Theo Faron (Clive Owen) si lascia convincere dall’ex moglie rivoluzionaria Julian (Julianne Moore) a salvare e proteggere una donna che è rimasta miracolosamente incinta.

Ciò che rende questa pellicola un vero capolavoro della filmografia del XXI secolo è l’attenzione riservata a certi argomenti e la cinica scrupolosità con cui vengono dipinti tutti i personaggi della storia.

In un mondo come quello appena descritto, in cui a causa dell’inquinamento sono circa 20 anni che non nascono più pargoli, ci si aspetterebbe che l’umanità collabori per arrivare ad una soluzione che garantirebbe la sopravvivenza di tutti, giusto?

Beh in realtà no, ogni nazione agisce per conto proprio, nelle città è presente una disparità socioeconomica a livelli Medioevali, chiunque non sia Inglese viene gettato in campi molto simili ai ghetti che la storia ci ha insegnato a condannare e, più di tutto, ogni uomo è interessato solamente a sé stesso e l’egoismo regna sovrano.

Così è anche per Theo, il protagonista della storia, disilluso impiegato statale la cui vita sembra essere un pendolo che oscilla tra la voglia di suicidarsi e l’annoiata attesa che l’umanità si estingua.

La situazione però cambia quando gli viene affidato il compito di vigilare su quanto di più prezioso esista in quel momento sulla Terra: una donna gravida.

Anche questo però non basterà a fermare la violenza che governa un mondo oramai al capolinea e allora Cuarón, spalleggiato efficacemente da un Lubezki alla fotografia particolarmente ispirato, riuscirà a creare ciò che molti film di fantascienza non riescono, ossia un’alchemica commistione tra un concetto distopico e la condanna alla natura umana, unendo poi il tutto in un viaggio emotivo ricco e commovente.

In questo universo, ad ogni passo del protagonista, è possibile vivere e respirare la fetida aria di una società ormai sconfitta e rassegnata, non senza però provare anche un briciolo di speranza per quella che forse è davvero l’ultima possibilità per il genere umano.

Filosofico, umano, duro.

Speriamo solo non premonitore, anche se stiamo facendo di tutto per arrivarci.

Battuta migliore: “Quando i rumori nei parchi gioco svanirono, arrivò la disperazione. Molto strano quello che succede in un mondo senza voci di bambini”

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.