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Bergamo Festival Fare la Pace si rinnova: “Diamo un segnale di ripartenza e rinascita”

La nuova edizione si svolgerà da venerdì 10 a domenica 12 luglio all’aperto, al complesso monumentale di Astino

Bergamo Festival Fare la Pace ritorna con un’edizione rinnovata dal 10 al 12 luglio 2020 e, per la prima volta, sarà un Festival estivo e abiterà i suggestivi spazi del complesso Monumentale di Astino.

Il festival propone ogni anno una riflessione ispirata alle questioni più attuali e urgenti del dibattito civile e nel 2020 sceglie di indagare il tema: “Quel che resta del bene. Ridisegnare insieme il nostro futuro”. Attraverso le parole di politici, filosofi, scrittori, scienziati, economisti, il festival sarà anche l’occasione per capire cosa sta già cambiando nelle nostre vite dopo che un’inattesa pandemia ha travolto il mondo producendo uno sconvolgimento epocale e globale. Ci interrogheremo se la crisi provocata dal virus possa essere trasformata in opportunità di cambiamento e ricostruzione.

L’edizione è stata ridisegnata privilegiando un calendario di eventi più compatto che si svolgerà in tre giornate, da venerdì 10 a domenica 12 luglio. La manifestazione si svolgerà all’aperto e tutti gli eventi, gratuiti, saranno a numero chiuso previa iscrizione on line sul sito bergamofestival.it.

Compatibilmente con l’andamento del contagio e in ottemperanza alle disposizioni delle autorità, l’organizzazione sta lavorando affinché il Festival si svolga nel rispetto delle indicazioni fornite dalle istituzioni a tutela della salute del pubblico, dei relatori e di tutti gli attori coinvolti nella manifestazione.

Tra le novità dell’edizione 2020, l’insediamento del nuovo consiglio direttivo: Corrado Benigni è il nuovo presidente di Bergamo Festival Fare la Pace, affiancato da Enrico Brignoli, in qualità di vicepresidente e Fabio Sannino, consigliere.

Confermati Roberta Caldara nel ruolo di direttore operativo del festival e don Giuliano Zanchi, presidente del comitato scientifico formato da: Oliviero Bergamini, Giulio Brotti, Elena Catalfamo, Marco Dell’Oro, Francesca Ghirardelli, Paolo Magri, Nando Pagnoncelli, don Cristiano Re e Luigi Riva.

Corrado Benigni, avvocato, già membro del CdA della Fondazione Accademia Carrara, attualmente è consigliere della Fondazione MIA di cui ricopre l’incarico di presidente della Commissione Cultura ed è membro del CdA della Fondazione Adriano Bernareggi.

“L’attuale emergenza sanitaria ci impone di sospendere il consueto appuntamento di maggio, afferma Corrado Benigni, presidente di Bergamo Festival Fare la Pace. Tuttavia credo sia importante dare un segnale di ripartenza e anche di rinascita, proprio nella nostra città che è stata il cuore della pandemia. La cultura, che tocca i cuori e le menti delle persone, mi pare un’ottima opportunità per tornare a socializzare, a incontrarsi, ma soprattutto per cercare di elaborare quanto è accaduto in questi mesi, che hanno profondamente cambiato il nostro modo di vivere e forse anche il nostro modo di intendere la vita. Il Festival sarà ancora una volta l’occasione per riflettere sulle grandi questioni del nostro tempo offrendo un momento di riflessione anche intorno alla tragedia che abbiamo vissuto. Con questo obiettivo sono al lavoro con don Giuliano Zanchi, che coordina il Comitato scientifico, e con il direttore operativo Roberta Caldara. Con loro e con tutti i membri del Comitato, c’è stata un’immediata sintonia di intenti nel riprogrammare il festival ripensando anche ai suoi contenuti per l’edizione di quest’anno. Ringrazio il Vescovo, monsignor Francesco Beschi di avere proposto la mia persona alla guida di una delle realtà culturali di punta del nostro territorio, con un respiro internazionale. Il Festival è pronto a dare il proprio contributo al progetto di Bergamo e Brescia Capitale della Cultura 2023. La sfida per la città del futuro passa anche attraverso una società unita nella consapevolezza della centralità della cultura”.

“L’uomo si interroga a proposito del senso di tutte le cose che gli accadono e che sono attorno a lui – dichiara don Fabrizio Rigamonti, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura della Diocesi di Bergamo. La grande prova che il mondo intero – e, in modo del tutto particolare, la nostra terra – ha conosciuto in questi mesi, lascia sul campo dolore e inquietudine ma anche molte domande che affollano la nostra mente e i nostri cuori. Ancora una volta, per questa ricerca di senso non si tratta di un’operazione intellettuale: gli uomini e le donne il senso di tutte le cose sempre lo rintracciano a partire dai significati che essi stessi danno alle esperienze quotidiane della vita. A nome della nostra diocesi, il Festival ”Fare la pace”, ha voluto essere in questi anni un piccolo ma qualificato segno, a servizio di tutti coloro che, nella loro personale ricerca, invocano un aiuto per comprendere il tempo presente e le non facili dinamiche che lo abitano. In modo del tutto speciale, la riconoscenza vuole raggiungere il Dottor Corrado Benigni per aver accolto con generosità la nomina a nuovo Presidente del Festival. A Lui certamente vanno le nostre più vive congratulazioni e il nostro più fervido augurio: la passione e l’entusiasmo con i quali da subito si è messo a disposizione di questa Istituzione culturale della nostra Chiesa rappresentano indubbiamente una sicura garanzia per quel desiderio di continuare ad essere buoni compagni di viaggio nella ricerca di senso che tutti ci accomuna”.

In attesa della manifestazione di luglio, il Festival inaugura dal 4 giugno: “Quel che resta del bene. Preview”, un ciclo di quattro incontri in diretta streaming sui canali Facebook, YouTube e bergamofestival.it, ogni giovedì del mese alle 21.

Il primo appuntamento è in programma giovedì 4 giugno, Riccardo Nisoli intervista Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos Italia sul tema: “L’Italia del Covid e la voglia di ripresa degli italiani. Governare la paura per uscire dalla crisi”.

Giovedì 11 giugno don Giuliano Zanchi, presidente del Comitato Scientifico di Bergamo Festival dialoga con Luigina Mortari, professore ordinario di Epistemologia della ricerca qualitativa e Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Verona sul tema: “I Giorni della cura. La conoscenza di sé, sollecitudine verso l’altro”, modera l’incontro il giornalista Andrea Valesini.

Giovedì 18 giugno Luigi Riva scrittore e giornalista de “l’Espresso” affronterà l’argomento: “Che mondo sarà. Scenari per il dopo virus” con Paolo Magri, vicepresidente Esecutivo e Direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

Giovedì 24 giugno Francesca Ghirardelli, giornalista, intervista Isabel Rueda, giornalista colombiana sul tema: “Quel che resta a queste donne è il loro corpo”. Al centro dell’incontro, l’umanità e la determinazione della coordinatrice del servizio ginecologico del campo rifugiati di Moria a Lesbo, tra lotta al virus e condizioni di vita impossibili.

Il programma degli incontri del Festival di luglio verrà annunciato prossimamente.

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