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Con 24 gol

Quell’1 giugno che incoronò Superpippo: “Ora bello ripartire, è un segnale di speranza”

23 anni fa Inzaghi capocannoniere della Serie. "Oggi un'Atalanta straordinaria. Ma sono stato molto preoccupato per gli amici di Bergamo"

Ricordate una delle frasi celebri di Emiliano Mondonico? “Non è Pippo Inzaghi innamorato del gol, è il gol che si è innamorato di lui”.

È il primo giugno 1997, oggi sono 23 anni: al “Giglio” di Reggio Emilia (diventerà poi il Mapei Stadium, dove l’Atalanta di Gasperini è ritornata in questi anni a respirare aria di Europa) Pippo Inzaghi, con una doppietta e 24 reti complessive, si laurea capocannoniere della Serie A. Impresa per il momento (Zapata è arrivato a un passo, lo scorso anno) irripetibile, unica nella storia dell’Atalanta.

E Superpippo, intervenendo telefonicamente alla trasmissione ‘A come Atalanta‘ su Teleclusone, ha un po’ rivissuto le emozioni di quel giorno molto speciale, contro la Reggiana, ultima giornata del campionato 1996-97: “A Reggio Emilia è stata una partita particolare, che ricordo con grande piacere, tra l’altro era l’ultima partita nell’Atalanta per Daniele Fortunato e… Vero, Mondonico in quell’occasione speciale mi ha fatto indossare la fascia di capitano, anche perché la vittoria nella classifica dei cannonieri era di tutta la squadra. Si giocava sotto un diluvio e mi avvicinavo spesso alla panchina per chiedere notizie da Genova, se avesse fatto gol Montella che avrebbe potuto superarmi. Invece andò tutto bene. Segnai due volte su rigore, poi il terzo Fortunato. Se è vero che i miei gol me li ricordo tutti? Ho una memoria fotografica, è una cosa che ho dentro”.

Pippo ringrazia Marco Sgrò, in trasmissione e allora uno degli architetti di quella squadra e anche degli uomini assist a favore del re dei bomber: “Quella squadra fece qualcosa di straordinario” continua Pippo, c’erano Morfeo, Lentini, Foglio, Gallo, quindi tanta qualità. Poi mister Mondonico con le sue intuizioni, Pinato che stabilì il record di imbattibilità in Serie A con 651 minuti. E certo vincere la classifica dei cannonieri a 23 anni non è da tutti… Poi quell’anno ci sono stati tanti episodi che ci hanno segnato, come la tragedia di Pisani e la vittoria sul Vicenza pochi giorni dopo in una partita carica di emozioni”.

O la tripletta di Superpippo contro la Sampdoria (4-0) e potevano essere quattro se Morfeo non avesse calciato, lui, il rigore per il 3-0, il 9 marzo 1997, nel giorno in cui Mondo festeggiava i suoi 50 anni. E Morfeo, grande personalità, si giustificò così: “Il pubblico chiamava Pippo Pippo per battere il rigore? Ma io di secondo nome faccio Pippo”.

Inzaghi dribbla le polemiche di allora e spiega invece: “Eravamo davvero un bel gruppo, si andava sempre a cena insieme e quando le cose vanno bene nello spogliatoio si raggiungono traguardi imprevedibili. Se non ho ancora voglia di tornare in campo a fare gol? Ormai ho fatto l’abitudine, fare l’allenatore è difficile ma ti dà grandi emozioni e sono felice”.

Certo, il suo Benevento ha la Serie A in tasca e Pippo coglie l’occasione per esprimere il suo grande affetto per Bergamo: “Si è fermato tutto mentre stavamo facendo qualcosa di irripetibile, battendo anche i record della Juve di Buffon in B. Il calcio si è fermato, sono stati momenti terribili e tutti sanno cosa significano Bergamo e l’Atalanta per me, per cui mi sento sempre vicino ai bergamaschi. A Benevento, al sud non c’è stata la percezione del dramma, ma ho i miei genitori a Piacenza e tanti amici a Bergamo, per cui ero molto preoccupato. Adesso per fortuna sembra che stia diminunendo la gravità del problema e che si possa tornare a una vita normale”.

Un’ultima considerazione da Superpippo sull’Atalanta in Champions: “E’ difficile per tutti, ma l’Atalanta ha fatto qualcosa di straordinario, grazie alla famiglia Percassi, al lavoro di Gasperini con i suoi ragazzi. Si ripartirà ed è un peccato che la gente non possa tornare allo stadio per rivedere dal vivo una squadra che sta esprimendo un grande calcio. Bisognerà fare dei sacrifici ma ripartire ci deve dare un segnale di speranza. Perché la vita ricomincia”.

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