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Covid e noi: ci siamo persi, innervositi, ma anche sorpresi

Nel vedere arrivare gli aiuti da diversi paesi di tutto il mondo.

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Questo periodo ha messo il mondo sottosopra e non “solo” a causa del virus che, inevitabilmente, ha cambiato la nostra routine.

Ci siamo persi. Non ci si aspettava che da un giorno all’altro avremmo sentito la Cina così vicina e non perché siamo andati all’all you can eat all’angolo, ma perché le immagini di Wuhan che fino a qualche giorno prima vedevamo solo al tg e pensavamo a quanto fossero lontane da noi, si sono palesate nella quotidianità di tutti.

Ci siamo trovati persi perché ci dicevano che “era poco più di un’influenza” e dopo due settimane i veicoli militari, invece, marciavano sulle nostre strade, come se fossimo in guerra. Non sapevamo a chi credere.

Ci siamo sentiti persi perché gli Stati Uniti, così forti ed invincibili, hanno preso lezioni da noi.

Ci siamo sentiti persi perché dall’altra parte dello schermo guardavamo le persone protestare perché prive di volontà nell’ accettare il lockdown. Pensavamo fossero folli, ma mai folli come un presidente che propone l’utilizzo dell’idrossiclorochina contro la malaria o, peggio, di usare il disinfettante come vaccino contro il Covid.

Ci siamo sentiti presi in giro perché non arrivavano gli aiuti dall’Europa, o almeno così ripetevano le testate giornalistiche; ma presto gli aiuti sono arrivati e sono arrivati anche medici dall’Albania, dalla Russia, dalla Cina, da Cuba e dagli Stati Uniti pur di non lasciarci soli; aiuti che ci hanno sorpreso in quanto inaspettati.

Come, d’altro canto, non ci saremmo mai aspettati che, a fronte delle migliaia di decessi, venisse proposta l’immunità di gregge come risposta medica al Covid.

Ci siamo decisamente innervositi quando ci hanno detto che i boss mafiosi – incarcerati grazie al 41 bis – erano stati scarcerati e messi ai domiciliari per motivi di salute, nonostante tutti i grandi capi mafia fossero in isolamento.

Io, nel dubbio, ho messo la mascherina, i guanti e le cuffie. Ho spento il mondo e ho acceso la musica a palla. Ho premuto “play” e ho fatto due passi sotto casa.

È il 1988, nelle mie orecchie Tracy Chapman canta di un’auto veloce. Mi son ricordata quanto mi mancassero quelle stupide scritte sui muri, quei mattoni sfregiati dal maltempo e dalla maleducazione, e quelle persiane bucherellate dalla grandine sopra il tabaccaio. Pare brutto vero? Il ritratto di una delle città raccontate da Dickens. Invece, ve lo assicuro, era tutto magnifico. Mi erano mancate tanto quelle persiane, quei mattoni e quelle scritte e poco importava se io non sapessi come mai un certo Matteo aveva deciso di promettere ad Arianna amore eterno scrivendoglielo su un palo della luce. Era tutto bellissimo.

 

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