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Nazionale, Mancini lancia la promessa: “Giocheremo a Bergamo e a Milano per ricordare le vittime del Covid”

L'allenatore jesino ha annunciato il progetto che riporterebbe gli azzurri nel capoluogo orobico a distanza di quattordici anni dall'ultimo incontro

“Per ricordare quelle vittime, così come per celebrare tutti i protagonisti di questa lunga e ancora difficile lotta alla pandemia, la Nazionale sarà a Bergamo e Milano, quando le condizioni consentiranno di riaprire gli stadi, per testimoniare la solidarietà degli Azzurri al Paese e agli italiani nell’ambito del progetto ‘Lo scudetto del cuore’”.

È questa l’impegno preso dal commissario tecnico Roberto Mancini all’indomani dell’annuncio della ripartenza dell’attività agonistica per il calcio.

Intervenuto al Think Magazine dell’ Osservatorio Economico e Sociale “Riparte l’Italia” , l’allenatore jesino ha voluto ricordare alcune delle aree più colpite dal Coronavirus, annunciando un progetto che riporterebbe gli azzurri nel capoluogo orobico a distanza di quasi quattordici anni dall’ultimo incontro.

“La Nazionale, che nelle scorse settimane ha compiuto 110 anni, è il simbolo di un Paese che nelle grandi difficoltà non molla mai, con uno spirito di collaborazione straordinario da parte di tutti gli italiani – ha spiegato l’ex attaccante di Sampdoria e Lazio -. Penso che non dimenticheremo mai questo periodo, con le sue tragedie e le sue sofferenze, anche io ho perso un amico di infanzia che lavorava come volontario alla Croce Rossa, ma al tempo stesso ritengo che oggi sia arrivato il momento per tornare, con tutte le attenzioni che dobbiamo rispettare, ad una vita normale”.

Mancini ha voluto inoltre sottolineare il ruolo svolto dalla Serie A che riaprirà i battenti il prossimo 20 giugno con i quattro recuperi della venticinquesima giornata.

Il campionato di calcio, e di conseguenza l’attività internazionale della Nazionale, potrà ridare alla nostra vita una parvenza di normalità – ha concluso il coach marchigiano – Ci saranno difficoltà da affrontare e gestire, dal numero delle gare da giocare in un periodo compresso al fatto di dover scendere in campo in stadi vuoti, senza il calore dei tifosi, ma sono convinto che tutti i protagonisti, calciatori e allenatori, sono pronti per tornare a fare il proprio lavoro e regalare alle persone quelle emozioni che lo sport, e ancora di più il calcio per la sua dimensione nazional-popolare, è in grado di dare”

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