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Insulti social alla ministra Azzolina: quando il rossetto pesa più dell’operato - BergamoNews
Assegnata la scorta

Insulti social alla ministra Azzolina: quando il rossetto pesa più dell’operato

Si può essere d’accordo o meno con gli obiettivi e gli ideali sostenuti dalla ministra, ma nessuno ha il diritto o la libertà di insultarla perché donna

“Togliti quel rossetto rosso e ragiona”.

“Dimettiti”.

“Incompetente”.

“Finirai nei guai”.

“Questa sotto i ponti deve finire”.

“Ecco cosa succede a comprare la laurea su Wish”.

“Stupida vacca”.

Devo continuare?

Questi commenti atroci sono ormai all’ordine del giorno sotto ogni post della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, alla quale è anche stata assegnata la scorta.

Si può essere d’accordo o meno con gli obiettivi e gli ideali sostenuti dalla ministra, ma nessuno ha il diritto o la libertà di insultarla perché donna.

Se vivessimo in una società civile, nessuno si sarebbe mai permesso di etichettarla con epiteti fuorvianti, sessisti, violenti e misogini. Se vivessimo in una società civile, si farebbero critiche costruttive sull’operato della ministra. Se vivessimo in una società civile, nessun insegnante si permetterebbe di apostrofare così una donna.

L’articolo 21 della Costituzione sancisce la libertà di espressione e recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” I diritti costituzionalmente garantiti vi danno la possibilità di esprimere le vostre opinioni, i vostri pensieri. Bene, fatelo. Criticare è più che legittimo, insultare lo è un po’ meno.

Mi lascia attonito sapere, inoltre, che molte delle persone che hanno definito il ministro una poco di buono, siano docenti, i cosiddetti “educatori”. La ministra Azzolina, durante un’intervista da Enrico Mentana, ha detto: “Come fa un insegnante che scrive quelle cose, che etichetta una donna per il rossetto rosso educare poi gli studenti a non essere cyberbulli? Non è un educatore chi agisce così”.

Se degli educatori si esprimono con parole di odio, che messaggi potrebbero mai dare agli studenti che sono vittima di bullismo? Di che esempio potrebbero mai essere degli insegnanti pronti a puntare il dito e a dare della sgualdrina a una donna?

Ritengo che sia corretto criticare l’insufficienza della didattica a distanza, il problema maturità, l’esame di terza media, la poca considerazione per i privatisti. Ma è davvero necessario colpire un membro del Governo con minacce sessiste e violente?

Mi ricorda un po’ lo scandalo della ministra Bellanova, colpita per il famoso abito blu indossato il giorno del giuramento dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Credo che il problema di fondo sia uno, la mentalità sessista e patriarcale che vige nella nostra società. Chi ci dà il diritto di prendere in mano il telefono e riversare quanta più bile possibile, digitando insulti e minacce?

Io sono uno studente, e sono deluso. Deluso dalla società, deluso dai “leoni di tastiera”, deluso da quegli insegnanti che al posto di educare hanno insultato una donna.

Perché non si è ancora fatto niente per educare gli studenti al rispetto? Perché la scuola italiana non sta facendo niente per educare gli studenti al rispetto degli altri? Perché la scuola italiana non sta lottando contro il sistema patriarcale e sessista in cui viviamo?

In questi mesi abbiamo sofferto tanto, ritenete che sia ancora necessario spargere odio? La nostra società è stata distrutta da un virus. Guardatevi intorno. Nessun atto politico può giustificare delle minacce e degli insulti così gravi.

Questo è il giorno in cui la democrazia perde. Il giorno in cui un ministro viene attaccato non per il suo operato, ma per il rossetto rosso.

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