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Dopo la morte di Floyd proteste negli Usa, a Minneapolis incendiato il commissariato

Intanto l’Onu lancia un appello: “Fermate gli omicidi degli afroamericani da parte della polizia”, chiede l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani Michelle Bachelet.

Un incendio è divampato all’esterno del commissariato degli ex agenti di Minneapolis coinvolti nella fine di George Floyd l’afroamericano morto dopo essere stato bloccato a terra da un poliziotto: l’edificio, assediato dai manifestanti, è stato abbandonato nella terza giornata di proteste a Minneapolis.

Il sindaco della città, Jacob Frey, ha dichiarato l’emergenza locale, chiedendo aiuto allo Stato, per riportare “l’ordine e la calma” dopo le devastazioni nei centri commerciali, e le fiamme appiccate a molte auto, con le strade invase dai lacrimogeni e i trasporti pubblici sospesi.

Un corteo ha marciato verso il centro della città chiedendo giustizia e scandendo slogan contro la polizia e Donald Trump.

Ma la gente è scesa in piazza anche in altre città degli Stati Uniti, da Memphis a Los Angeles, Oakland, in California, e Denver, in Colorado. Cortei e sit-in anche a Chicago e San Francisco. “Questi criminali stanno disonorando la memoria di George Floyd”, è il commento di Trump su Twitter, “e non lascerò che accada”.

Intanto l’Onu lancia un appello: “Fermate gli omicidi degli afroamericani da parte della polizia”, chiede l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Michelle Bachelet.

Il presidente Trump ha minacciato di inviare la Guardia nazionale. “Non posso sopportare di vedere quanto sta accadendo a una grande città americana, Minneapolis”, scrive il tycoon su Twitter, “una totale mancanza di leadership”. “O il debole sindaco di estrema sinistra, Jacob Frey, si comporta bene e riporta la città sotto controllo o invierò la Guardia nazionale”. “Questi criminali stanno disonorando la memoria di George Floyd”, prosegue Trump su Twitter, “e non lascerò che accada”. “Quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare”, conclude Trump.

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