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Bonus bici, nei negozi di Bergamo corsa all’affare: “Ma tanti rimarranno esclusi”

Il sostegno ha ravvivato un interesse che durante il lockdown i negozi avevano già avvertito: Confesercenti favorevole all'iniziativa ma avrebbe preferito una formula più simile a quella del bonus cultura

Qualcuno, giocando con le parole, l’ha chiamata ‘fase 2 ruote’, perché anche a Bergamo, come in altre città italiane, la voglia di bicicletta è letteralmente esplosa con la fine del lockdown.

I negozi, dopo due mesi di chiusura, sono stati presi d’assalto appena hanno alzato le saracinesche, tant’è che molti addetti ai lavori si dicono sommersi dalle richieste: vendite, certo, ma anche manutenzioni, complici la maggiore libertà e le belle giornate che hanno invogliato a rispolverare il catorcio fermo in cantina.

“Normalmente le richieste per le riparazioni terminavano nel giro di uno o due giorni – racconta Roberto del Lago, presidente della Cooperativa Lottovolante che gestisce il negozio Bikefellas di via Paglia -. Ora quei giorni sono diventati dieci”.  Nel solo fine settimana dice di aver venduto una quindicina di bici: “Mai successo prima”.

I motivi sono molteplici: dalla voglia di recuperare all’aria aperta il tempo “perduto” in quarantena, alla temporanea diffidenza verso i mezzi pubblici. Ma parte del merito va anche agli incentivi statali che stanno spingendo le persone nei negozi, il cosiddetto “bonus bici”: un contributo pari al 60% della spesa fino a un massimo di 500 euro.

L’iniziativa ha colto il favore di Confesercenti Bergamo e del suo vicedirettore Cesare Rossi, che ha ricordato come già il position paper 2020 del Comune di Bergamo avesse tra gli obiettivi anche quello di favorire i mezzi individuali di mobilità dolce per gli spostamenti cittadini.

“Per noi sono provvedimenti giusti e siamo stati forse la prima associazione a dotarsi di una bici elettrica per muoverci in città – sottolinea Rossi -. Credo però che, così come è stato inserito nel Decreto Rilancio, il bonus escluda troppi cittadini, a partire da quelli residenti nella cosiddetta ‘Grande Bergamo’ che ogni giorno potrebbero recarsi in città con mezzi quali bici o monopattini elettrici. In linea di massima siamo favorevoli a questo fondo e al principio che lo anima, ma si potevano prevedere parametri un po’ più ampi degli attuali. L’incentivo di spesa va bene e siamo favorevoli al percorso che si è aperto, ma nella nostra idea sarebbe stato più efficace se avesse avuto forma e modalità simili al bonus cultura”.

Con una disponibilità di 120 milioni e una spesa media per singolo cittadino che si aggirerebbe in media sui 250 euro, infatti, a beneficiare del rimborso del 60% sarebbero solo in 480mila.

“Sarebbe stato importante mettere sul piatto più fondi anche alla luce della rivoluzione che le norme anti-contagio hanno imposto al trasporto pubblico – continua Rossi -. Ci aspettiamo che con la ripresa della scuola la capienza dei pullman possa essere portata al 50% ma non sarebbe comunque sufficiente per soddisfare la domanda. Qualcuno del restante 50% potrebbe riuscire a muoversi con mezzi di mobilità dolce ma tanti, purtroppo, sceglieranno l’auto privata con conseguente aumento del traffico”.

A Dalmine, fuori dal negozio Mora Cicli di via provinciale, c’è la coda. “La gente non manca mai – nota la responsabile -. A mancare, piuttosto, sono le biciclette: le aziende hanno svuotato i magazzini e non sono più in grado di fornirci alcuni modelli”.

In dieci giorni ne hanno vendute un centinaio. “Il discorso è che siamo rimasti chiusi due mesi e appena abbiamo aperto i clienti si sono precipitati nei negozi – aggiunge -. I numeri che non abbiamo fatto in due mesi li stiamo facendo tutti adesso, ma tra aprile e maggio la domanda non è mai mancata”.

Il negozio Mora Cicli a Dalmine
Mora cicli

Tra i colossi del settore c’è la bergamasca Bianchi. L’azienda di Treviglio produce 230mila bici all’anno (il 60% muscolari e il 40% elettriche). Nel 2019 ha registrato un +12% di fatturato e sulla base delle vendite e degli ordini la previsione per il 2020 è di un aumento tra il 15 e il 20%. “Contiamo di recuperare nei prossimi 6 mesi le perdite di vendite avute durante lockdown” spiega l’azienda, confermando un aumento di richieste sulle e-bikes ma anche sulle muscolari di alta gamma.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica: se il Governo ha annunciato l’arrivo del “bonus”, c’è ancora molta incertezza su come questo possa essere effettivamente usufruito. Inoltre, in molti si chiedono se la tendenza di questi giorni continuerà anche sul lungo periodo, ben oltre la fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Bonus bici: cos’è e come funziona

Il buono mobilità, ribattezzato “bonus bici”, è un contributo pari al 60% della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a 500 euro per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (come monopattini, hoverboard e segway) o per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.

Il bonus prevede due fasi: nella prima (acquisti effettuati dal 4 maggio) è il cittadino a essere rimborsato del 60% della spesa, mentre nella seconda l’interessato pagherà al negozio aderente il 40% e sarà poi il negoziante a ricevere il rimborso pari al 60%.

Il buono mobilità può essere fruito utilizzando una specifica applicazione web che è in via di predisposizione e sarà accessibile, anche dal sito del Ministero dell’ambiente, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Rilancio. Per accedere all’applicazione è necessario disporre delle credenziali SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale.

Fino a quel giorno è previsto il rimborso al beneficiario e per ottenerlo è necessario conservare la fattura che attesta la spesa (lo scontrino non basta) e allegarla all’istanza da presentare tramite applicazione. In questa fase è possibile fare l’acquisto in qualsiasi negozio, basta che venga rilasciata la fattura.

Da quanto invece l’applicazione sarà attiva è previsto lo scontro diretto da parte del fornitore del bene/servizio richiesto, sulla base di un buono di spesa digitale che i beneficiari potranno generare sull’applicazione web e poi consegnare ai fornitori autorizzati per ritirare il bene che intendono acquistare o godere del servizio desiderato. In questa fase 2 il cittadino si dovrà invece rivolgere ai negozianti aderenti all’iniziativa, il cui elenco sarà pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente. Il buono deve essere utilizzato entro 30 giorni dalla generazione, pena l’annullamento.

I destinatari del buono mobilità 2020 sono i cittadini maggiorenni che hanno la residenza (non vale il domicilio) nei capoluoghi di Regione (anche se hanno meno di 50mila abitanti), nei capoluoghi di Provincia (anche se hanno meno di 50mila abitanti), nei Comuni con popolazione superiore a 50mila abitanti e nei Comuni delle Città metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma Capitale, Torino e Venezia) anche al di sotto dei 50mila abitanti.

Gli acquisti ammessi riguardano bici nuove o usate, tradizionali o a pedalata assistita; handbike nuove o usate; monopattini, hoverboard, segway nuovi o usati; servizi di mobilità condivisa a uso individuale che non siano auto: restano fuori da bonus tutti gli accessori.

Indicazioni più precise sono state fornite dal Minstero per gli acquisti online che sono possibili tenendo presente la differenziazione tra le due fasi: nella prima con fattura, nella seconda solo presso i rivenditori accreditati.

È possibile farlo anche su un sito di un’azienda straniera, ma è comunque necessario ottenere una fattura, anche in inglese, ma che abbia tutte le voci di una fattura italiana.

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