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Più di duemila pazienti Covid, oggi “solo” 56: i mesi di fuoco dell’ospedale di Bergamo video

La direttrice generale Maria Beatrice Stasi e il direttore sanitario Fabio Pezzoli: "È stata durissima, ora tutti i bergamaschi facciano la loro parte"

“Il 23 febbraio ci chiedevamo se fosse giusto fermare il Carnevale. A ripensarci oggi sembra assurdo, perché nel frattempo qua è passato un uragano”. Mentre riflette su queste parole la direttrice generale del Papa Giovanni di Bergamo Maria Beatrice Stasi guarda nel vuoto. Molto probabilmente sta rivivendo l’inferno nel quale l’ospedale cittadino è piombato tra marzo e aprile, quando quasi ogni singolo letto era occupato da malati Covid-19, quando la terapia intensiva non riusciva a ospitare nuovi pazienti, quando il Pronto Soccorso era più simile a una campo di guerra che a un reparto d’ospedale.

Coronavirus AreuFoto di Martina Santimone

Il peggio, ora, sembra essere alle spalle. Ma dal 23 febbraio scorso, giorno del primo contagiato da Coronavirus arrivato in ambulanza, nei reparti del Papa Giovanni sono stati ricoverati 1911 pazienti, più di 2mila se si contano anche i malati transitati solo al Pronto Soccorso.

In questi due mesi di fuoco l’azienda ospedaliera bergamasca ha assunto – a vario titolo – 450 persone, formato 4.500 operatori e messo in funzione più di 1.000 nuove apparecchiature.

“È stato un periodo durissimo, forse il più difficile della mia vita professionale – spiega la direttrice Stasi -. Ancora oggi non ho superato lo shock emotivo di quei giorni di massima emergenza, ma credo sia naturale: quando vedi tanto dolore non puoi farti scivolare tutto addosso. Il nostro personale è stato fantastico, ha davvero buttato il cuore oltre l’ostacolo: ho visto gente restare senza dormire e mangiare per giorni interi pur di non lasciare soli i malati. Quelli che hanno lavorato in prima linea sono stati degli eroi veri”.

“Nell’organizzazione dell’emergenza noi siamo stati sempre un’ora davanti al virus – continua Stasi -. Perché  ad ogni problema siamo stati capaci di sistemare sempre le cose e di trovare la soluzione giusta. Nel giro di pochissimi giorni ci siamo trovati col Pronto Soccorso stra pieno, con le ambulanze in coda che dovevano scaricare pazienti attaccati all’ossigeno, con i malati che si aggravavano velocemente e che necessitavano della terapia intensiva. Ecco, anche di fronte a tutto questo non siamo mai caduti”.

Maria Beatrice Stasi e Fabio Pezzoli
Stasi Pezzoli

“Il picco dei ricoveri l’abbiamo avuto il 29 marzo, quando l’ospedale ha ospitato contemporaneamente 550 pazienti Covid-19 – sottolinea il direttore sanitario della struttura, Fabio Pezzoli -. Nessuno poteva essere preparato a un evento di questo genere, ma la grande professionalità dei miei colleghi ha fatto sì che Bergamo rispondesse a questa incredibile emergenza”.

Il Coronavirus ha anche costretto all’isolamento sia Stasi, sia Pezzoli: “Lavoravamo quasi 20 ore al giorno, ma confinati in casa – ricorda la direttrice generale -. Questo ha reso ancor più difficile il tutto, ma sapevamo entrambi che qua in ospedale c’erano professionisti preparati che sapevano muoversi. Bisogna tener conto che, mentre combattevamo la battaglia contro il virus, una parte dell’ospedale ha pensato anche al resto dei pazienti. Per intenderci, durante l’emergenza, dal 22 marzo al 20 maggio, sono nati 903 bambini”.

Ora al Papa Giovanni tutto sembra tornato (quasi) alla normalità: martedì 26 maggio i pazienti Covid-19 sono “solo” 56. Ma non è tempo di abbassare la guardia: “No, non si può – spiega Pezzoli -. Una seconda ondata sarebbe ancora più devastante della prima: il personale medico potrebbe non reggere lo stress fisico ed emotivo che ha vissuto nelle scorse settimane”.

“Proprio per questo – conclude Stasi – ai bergamaschi diciamo che se vogliono rendere omaggio ai dottori e agli infermieri eroi devono fare dei semplici gesti: indossare i dispositivi di protezione personale ed evitare gli assembramenti. Insomma, seguire le direttive che vengono date in continuazione per evitare che quello che abbiamo visto a marzo e aprile capiti di nuovo”.

Coronavirus Areu

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