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Come un infortunio ti può cambiare la vita: il racconto di una ballerina

È come reagisci alle cose che conta. È cosa scegli di fare. È decidere in base a dove vuoi essere, non a dove sei stato pur ricordando sempre da dove vieni e come sei arrivato fin qui.

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Dire di aver la danza nel sangue è forse per me semplicemente un eufemismo.

I miei genitori mi hanno spesso ricordato come già nel pancione i miei piedini si muovessero a ritmo di musica e che esitai a venire al mondo con ben quindici giorni di ritardo, segno di quanto fossi un po’ intimorita da ciò che mi aspettava là fuori.

In casa non facevo che ballare e creare veri e propri spettacoli, costringendo la mia famiglia a vederli tutti per intero. Per questo motivo, a otto anni hanno deciso di iscrivermi in un’accademia di danza professionale (Pavlova International Ballet School & Company).

Tutto è iniziato per gioco ma, con gli anni che passavano, anche la passione si trasformava in qualcosa di più. Ore e ore ho passato in quella sala di danza, ad esercitarmi su quella sbarra di legno, davanti alle grandi pareti di specchi; sudore, sacrifici, dolori e vesciche ai piedi, ma con il sorriso sulle labbra e la soddisfazione negli occhi sempre al mio fianco.

Molte erano anche le rinunce, come quella di dover trascurare gli amici, lo studio, il tempo libero e tanto altro, per emozioni che non si possono descrivere a parole, ma solo provare sulla propria pelle.

Numerose rassegne, manifestazioni, spettacoli, vittorie, premi e borse di studio vinte in concorsi internazionali come lo YAGP (Youth America Gran Prix) – Parigi 2011 – hanno accompagnato la mia crescita e così pure le numerose delusioni e sconfitte non sono di certo mancate.

Poi, una sera di novembre, un attimo e tutto è improvvisamente cambiato: frattura composta del quinto metatarso destro.

Eppure, come dice Shirley MacLaine in Dance while you can “a volte gli infortuni portano con sé qualcosa di positivo”. Obbligano ad una riflessione e, soprattutto, ti costringono a fermarti e a fare l’inventario della tua esistenza.

marina todisco

È evidente che la danza abbia influito molto sulla mia personalità. Credo che la vita sia questione di scelte, di volontà e organizzazione.

Grazie a quell’infortunio al piede, infatti, ho scoperto e intrapreso il percorso del Life Coaching e della Danza Movimento Terapia, qualificandomi come Master Practitioner of NLP (Neuro-Linguistic Programming) a Roma nel dicembre 2017. Parallelamente ho avuto modo di proseguire i miei studi, ottenendo prima la maturità linguistica a indirizzo giuridico economico e poi la laurea in Scienze della Comunicazione d’Impresa, mantenendomi per scelta con alcuni lavori e incontrando una vera e propria svolta.

Al termine del mio percorso accademico ho perso parecchio la motivazione, accorgendomi di esser disorientata per cui ho scelto di partire per Londra come “au pair”, trovando un nuovo trampolino di lancio.

Di nuovo, ero alla ricerca di nuovi obiettivi, stimoli, motivi per evolvere e mettermi alla prova. Ho sempre creduto che la chiave stia nella tua attitudine verso ciò che ti accade.

È come reagisci alle cose che conta. È cosa scegli di fare. È decidere in base a dove vuoi essere, non a dove sei stato pur ricordando sempre da dove vieni e come sei arrivato fin qui.

Oggi sono un Mentore, un Mental Coach per Ballerini Professionisti: guido persone, performers e compagnie a raggiungere risultati e trasformare limiti in opportunità.

Grazie a questa esperienza ho avuto modo di riscoprire la danza, rimanendo legata a questo mondo e consentendo ad altre persone di vivere questa meravigliosa passione.

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