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L’avvocato di Noi Denunceremo su La7: “Sui test la Regione Lombardia ha peccato di abbandono”

L'avvocato Consuelo Locati, che guida i legali a supporto del comitato "Noi denunceremo", è intervenuta a "Non è L'Arena" parlando della gestione della pandemia in Lombardia

“La Regione ha peccato di abbandono rispetto alle persone che erano state segnalate e che prima di riprendere un’attività avevano il diritto sacrosanto di testare la propria situazione infettiva attraverso una sanità pubblica”. Così l’avvocato Consuelo Locati ha esordito nella puntata di “Non è L’Arena” andata in onda domenica 24 maggio su La7 parlando della gestione dell’emergenza Coronavirus in Lombardia.

L’avvocato, di Seriate, si è collegata con il programma condotto da Massimo Giletti portando la propria esperienza. Infatti, ha vissuto il Coronavirus in prima persona ed è guarita, ma per il virus ha perso suo padre Vincenzo, di 78 anni. Guida il gruppo di legali del comitato “Noi denunceremo”, nato dall’omonima pagina Facebook composto da cittadini che chiedono “verità e giustizia per le vittime di Covid-19”.

Intervenendo in trasmissione ha affermato: “Sono stata segnalata all’Ats nel mese di marzo per due volte: la prima per un contagio attraverso un cliente che si era recato nel mio studio e la seconda per il papà. Di fatto con la morte del papà avrebbero dovuto essere segnalate anche mia madre e mia sorella perché erano state a diretto contatto con lui. Purtroppo in questo periodo c’è stato un gran caos di delibere emanate dalla Regione e il medico di base a cui ci siamo rivolte come prevedeva la normativa regionale non ha più capito se avessimo potuto essere inserite oppure no nella lista per effettuare i tamponi. Questo fino a quando prima della conclusione del lockdown è stata data una nuova disposizione al medico di base per cui solo io in virtù della mia professione che, attraverso il codice Ateco, rientrava nelle attività che avrebbero dovuto essere sottoposte a tampone prima della ripresa, mi ha potuto inserire nelle liste per i tamponi. Vero è che purtroppo in tutto questo periodo nessuno dall’Ats ci ha chiamato per farci sottoporre a test o tamponi”.

“La Regione – ha aggiunto l’avvocato Locati – ha peccato di abbandono rispetto alle persone che erano state segnalate e prima di riprendere un’attività avevano il diritto sacrosanto di testare la propria situazione infettiva – verso gli altri soprattutto – attraverso una sanità pubblica. In realtà la Regione ha fatto in modo che le persone come me che risultavano asintomatiche non potevano essere sottoposte a tampone da parte dell’Ats. Ciò significa che chi ha avuto la possibilità, dopo la liberalizzazione dei test, di potersi rivolgere a strutture e laboratori privati, ha potuto farlo e ha capito in che situazione in questo momento si trova. Io con la mia famiglia – due figli, mia madre e mia sorella – mi sono sottoposta a test sierologico e, dopo l’esito del test, considerando che tra di noi alcuni sono risultati positivi, abbiamo dovuto fare il tampone”.

Rispondendo a una domanda di Giletti che le ha chiesto il costo sostenuto, l’avvocato ha risposto: “Abbiamo speso 40 euro per 5 persone per i test sierologici e 92 euro per 3 persone per i tamponi”.

Il consigliere regionale Gianmarco Senna ha osservato: “In Lombardia abbiamo svolto oltre 600mila tamponi, sono tanti ma probabilmente non abbastanza. Ne eseguiamo 15mila al giorno, la Regione Emilia – che sta lavorando bene – ne sta facendo 5mila e ha la metà dei nostri abitanti, quindi in teoria noi ne stiamo realizzando di più. Conosco decine di persone che sono state sottoposte ai tamponi e non avevano nessun canale particolare. Va considerato anche che noi abbiamo avuto il problema di reperire i reagenti perché dall’altra parte abbiamo un Paese oltreconfine, la Germania, che ne ha bloccato le esportazioni”. L’avvocato, infine, ha replicato: “Non contesto quello che afferma il consigliere Senna, ma dico che a Bergamo in 27 giorni sono stati processati solo tamponi – e questo l’ha confermato Ats in una telefonata in un programma tv – su persone che erano state segnalate come sintomatiche, senza considerare che la maggior parte dei cittadini è stata asintomatica. Inoltre, all’esito del tampone, diversamente da me che sono negativa, mia madre e mio figlio sono risultati ancora debolmente rilevanti. Significa che anche chi ha avuto un esito positivo con anticorpi sviluppati che riguardano una malattia contratta probabilmente 40 o 50 giorni fa, potenzialmente potrebbe essere infetto. La fase 2, invece, avrebbe dovuto cominciare con una sicurezza derivante dall’assunzione da parte di Regione Lombardia dell’espletamento di quel dovere che incombe a chi governa di tutelare la salute dei cittadini, come prevede l’articolo 32 della Costituzione”.

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