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Credo che la prova di maturità noi diciottenni bergamaschi l’abbiamo già affrontata

Jessica Raimo, studentessa dell’Istituto Superiore di San Pellegrino, ci racconta come sta affrontando queste ultime settimane prima dell’esame di maturità, manifestando ansia e preoccupazione per la situazione.

Sono una studentessa dell’Istituto Superiore San Pellegrino di Bergamo e sono una maturanda che fra meno di un mese dovrà affrontare l’esame di stato.

Come mi sento? Come sto vivendo questo periodo?

Sono stata colpita in prima persona dal Coronavirus, ho perso un mese di video lezioni e appena rientrata mi sono ritrovata a studiare un mese di programma da sola, senza spiegazioni e in più gli argomenti attuali. Inutile dire che non ho neanche il tempo di mangiare perché la quantità di studio da svolgere per arrivare pronta è esorbitante.

Lo stress è inspiegabile, tanto da farmi scaturire eruzioni cutanee su diverse parti del corpo.

Come si può ignorare un’emergenza sanitaria così grave e proseguire la scuola come se nulla fosse mai successo?

“La scuola non si ferma” è il motto della ministra che ci rappresenta, ma in realtà la scuola si è fermata il 22 febbraio per noi bergamaschi.

La scuola si è fermata perché da quel giorno non ho più risposto “presente” all’appello in aula, perché non ho più sentito la campanella alle 8.15 di ogni mattina suonare, non ho più sentito l’odore delle pizzette vendute all’intervallo e non ho più potuto ridere con le mie compagne di banco.

La scuola si è fermata perché la didattica a distanza non funziona: le connessioni saltano e non tutti hanno i giusti dispositivi. Metà delle video lezioni non riesco a seguirle perché non sono munita di wi-fi e non dispongo di un computer, inutile dire che con lo smartphone è abbastanza complicato reggere il tiro.

Per non parlare del fatto che l’esame non è stato per niente semplificato per venirci incontro, anzi, sono state inserite all’orale le prove scritte che inizialmente erano state abolite.

Jessica Raimo

Vi sembra normale darci indicazioni per un elaborato scritto (vecchia tesina) neanche un mese prima dall’inizio dei colloqui? A me no.

Vivo in una delle città italiane più martoriate dal Covid19 e lo Stato ha deciso che dovrò sostenere l’esame di maturità in presenza. Cosa succede se durante i giorni dei colloqui viene riscontrata qualche positività? Ci rimandano tutti a casa sperando che nessuno di noi il giorno dopo si possa svegliare contagiato?

Io credo che la prova di maturità, noi maturandi 2020, l’abbiamo affrontata.

Vivere un lockdown da quasi tre mesi e vederci morire parenti e amici sotto gli occhi è stato abbastanza. Credo che, soprattutto per noi bergamaschi, sia bastato veder sfilare i carri militari sotto i nostri balconi di casa.

Serve davvero un 60 per ritenerci maturi?

Io credo che gli esami di maturità siano uno dei momenti più belli della vita di un ragazzo, ma credo che lo stress psicologico (e anche fisico, per quanto mi riguarda) possa solo che influire negativamente e rovinarlo, questo “momento più bello”, perché vorrei ricordare a tutti che gli esami di stato 2020 non sono e non saranno mai come tutti gli altri.

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