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Atalanta, la prima volta in Champions non si scorda mai: e il bis è alla portata

Il 26 maggio 2019 con la vittoria di Reggio contro il Sassuolo i nerazzurri conquistano un traguardo storico, chiudendo al terzo posto: la svolta? Il 4-1 sull'Inter

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Se fosse un corridore sarebbe un velocista, uno sprinter che se ne sta sornione in mezzo al gruppo e poi rimonta, fino a giocarsi il podio. Irresistibile.

Ma anche un cronoman, perché di certe rincorse possono essere capaci solo gli atleti che con una progressione costante tengono una media alta, fino a imprimere alla loro marcia lo spunto finale.

Ecco, mettete assieme tanti atleti fatti di questa pasta e ottenete l’Atalanta grandi rimonte, quella squadra plasmata da Gian Piero Gasperini che per la prima volta in 112 anni di storia ha conquistato la qualificazione in Champions.

Un anniversario che merita di essere celebrato, quel 26 maggio 2019, in casa (scherzi del destino, o meglio dei lavori in corso al Comunale, poi diventato Gewiss Stadium) a Reggio Emilia, cioè sul campo di quello che il calendario riservava ai nerazzurri come ultimo avversario, il Sassuolo.

In una serata in cui qualche tifoso coraggioso, sfidando la scaramanzia, aveva già pronta sul cellulare la musichetta (o inno) della Champions, quello che mette i brividi quando lo senti, a maggior ragione perché sei lì tra i protagonisti e non seduto sul divano a guardare.

Era una partita quasi scontata, dal pronostico segnato a favore dell’Atalanta lanciatissima verso l’obiettivo Champions.

E tutto è bene quel che finisce bene, in realtà per superare il Sassuolo e quindi tenere l’Inter alla pari (ma comunque quarta per gli scontri diretti) c’è voluta un’altra sudata e non tanto per la serata calda, già estiva.

Contro un Sassuolo in teoria demotivato ma molto impegnato e in vantaggio per primo, una squadra tutt’altro che blanda tanto da finire la partita in nove per il rosso allo stesso Berardi e Magnanelli.

Ma torniamo all’Atalanta, che ci interessa di più.

Passato l’attimo di smarrimento per il gol di Berardi al 19′ del primo tempo, il solito Zapata ha raddrizzato la partita e capitan Gomez ha dato il la al sorpasso, consolidato dalla rete finale di Pasalic. Che ha dato il via alla festa, composta al Mapei e più pirotecnica a Bergamo al ritorno: strameritata, nell’Europa delle grandi.

I numeri fotografano una stagione esaltante, eccezionale di una squadra votata sempre all’attacco, che non si accontenta mai, come suggerisce e impone il suo allenatore Gian Piero Gasperini.

Un’Atalanta che alla settima giornata era quartultima (il vizietto della partenza falsa ogni tanto si ripete) e poi è risalita, settima alla 15a giornata e poi su su, fino al quarto posto assieme al Milan alla 33a, dopo la vittoria a Napoli nel posticipo di lunedì 22 aprile (2-1, gol di Mertens, poi la rimonta con Zapata e Pasalic).

E da lì la zona Champions non è più sfuggita ai nerazzurri, anzi: dal quarto al terzo posto alla penultima giornata per effetto del pareggio sul campo della Juve (1-1) e della sconfitta dell’Inter a Napoli (1-4).

Terzo posto confermato all’ultima giornata e sicuro grazie alla vittoria netta nello scontro diretto dell’11 novembre, gol di Hateboer, pareggio di Icardi, poi Mancini, Dijmsiti e Gomez. Un 4-1 da urlo e chi avrebbe pensato allora che quella sarebbe diventata una delle grandi imprese di una stagione irripetibile o forse no, visto che quest’anno ancora la bandiera nerazzurra sventola ai vertici della Serie A.

Una Champions di qualità, conquistata con la qualità del gioco e a suon di gol.

Dicevamo dei numeri, di squadra e singoli, che pure spiegano un traguardo tanto speciale: per esempio, l’attacco più forte della Serie A con 77 reti e quindi il secondo bomber del campionato, Duvan Zapata con 23 gol (Quagliarella 26). Il miglior attacco in trasferta, 41 reti. E ancora: il primato nel girone di ritorno, Atalanta prima con 41 punti davanti a Juve e Milan 37, mentre all’andata i nerazzurri erano ottavi. E così nelle ultime 13 giornate, uno sprint da capolista.

Zapata, il bomber e anche il più presente nel conteggio finale con 37 partite e 7 assist. A proposito: il Papu Gomez re degli assist di tutta la Serie A, 14 (e 7 gol) contro i 10 di Mertens e Callejon.

Poi tante tappe decisive per raggiungere un traguardo così speciale, dal 2-2 con la Juve il 26 dicembre alla vittoria sulla Lazio per 1-0 fino al 3-3 con la Roma. Il tallone d’Achille di un’Atalanta grande con le grandi? Le piccole, soprattutto in casa: sconfitta dal Cagliari (dopo Copenaghen), le difficoltà con Chievo e Empoli.

E, invece, le vittorie sonanti fuori casa, a Frosinone (5-0, poker di Zapata e prima gol di Mancini), contro il Chievo (5-1, de Roon, tre gol Ilicic, uno Gosens), il 6-2 sul Sassuolo (Zapata, Gomez, Mancini e tripletta ancora di Ilicic).

Una stagione incredibile, ma l’Atalanta di Gasperini, dopo due qualificazioni in Europa League e una in Champions, ora è nel G8 d’Europa (ai quarti di Champions) e in piena corsa per un’altra qualificazione nella Coppa dalle grandi orecchie.

Per celebrare un altro anniversario speciale.

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