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“Mio marito morto di Covid: dobbiamo pagare 3mila euro per il funerale non fatto”

Mariella Cattaneo, che a causa del Coronavirus ha perso suo marito Remigio Madotto, esprime il rammarico e disappunto dopo aver ricevuto la fattura dalle pompe funebri

“È una cifra assurda, fuori da ogni logica: è giusto che le persone sappiano come stanno le cose”. Così Mariella Cattaneo, che a causa del Coronavirus ha perso suo marito Remigio Madotto, colonna portante della Digos di Bergamo per quasi quarant’anni, esprime il rammarico e disappunto dopo aver ricevuto una “salata” fattura dalle pompe funebri.

Al dolore per la perdita del proprio caro si somma la rabbia per la situazione. Mariella spiega: “Di per sè, è già difficile farsi una ragione della scomparsa di mio marito, perchè non aveva problemi di salute, stava bene ad eccezione dei dieci giorni in cui ha avuto la febbre: gli era stata prescritta Tachipirina e non aveva problemi respiratori, poi le sue condizioni sono precipitate, è stato ricoverato e non ce l’ha fatta. Quattro giorni dopo la sua morte ho ricevuto una telefonata dall’Ats per comunicarmi che era risultato positivo al Covid, ma era tardi: a quel punto, purtroppo, lo sapevo già. Pensavo di aver ricevuto una chiamata assurda, ma ho saputo che è successo anche ad altri, per esempio alla compagna di un mio nipote hanno telefonato un mese e mezzo dopo la morte di suo padre chiedendole come stesse suo papà. Ma oltre a questo si aggiunge la fattura emessa dall’agenzia delle pompe funebri, con una cifra assurda, fuori da ogni logica. Non siamo gli unici a cui è capitato, ma penso che sia giusto portare a conoscenza le persone di come stanno le cose”.

Entrando nel merito, Mariella specifica: “Ci hanno fatturato un importo di 3mila euro ma non c’è stato un funerale, non hanno allestito una camera ardente, non si sono dovuti recare in chiesa nè accompagnare il feretro al cimitero e non c’è stata la sepoltura. Mio marito è morto al Bolognini di Seriate: le pompe funebri sono andate in ospedale, lo hanno messo nella cassa da morto (dal costo di 1.600 euro) e lo hanno portato alla chiesa di San Giuseppe, sempre a Seriate, da dove le bare sono state trasportate in altre località per la cremazione, e Remigio è stato cremato a Cuneo. Penso che il trasporto sia stato a carico dell’esercito, altrimenti il costo potrebbe essere comprensibile”.

“Il pomeriggio in cui mio marito è morto, nostra figlia Marta ha telefonato a 3-4 pompe funebri ma le hanno risposto che non erano disponibili perchè erano in quarantena o avevano problemi con il personale. Ha trovato questa agenzia che ha accettato l’incarico, Marta le ha chiesto quanto sarebbe stato all’incirca il costo e le era stato risposto attorno ai 3mila euro. Un’addetta, però, le ha domandato se volessimo pubblicare il necrologio ma abbiamo rifiutato perchè l’idea non ci piaceva e abbiamo apprezzato, invece, moltissimo gli articoli spontanei con cui è stato ricordato Remigio. Analogamente, non abbiamo voluto i paramenti da collocare all’esterno di casa perchè essendoci la quarantena secondo noi non avrebbero avuto molto senso… Pensavamo, quindi, che la cifra si riducesse ma non è stato così”.

Mariella esprime rammarico anche per un altro motivo: “Quando Remigio è stato cremato, mia figlia ha chiesto se avesse potuto tenere le ceneri in casa e le hanno risposto di no, ma abbiamo scoperto che tante persone lo hanno fatto. Le ipotesi sono due: può essere che le pompe funebri a cui ci siamo rivolte non lo sapessero, e sarebbe grave, oppure può darsi che abbiano rifiutato perchè avrebbero dovuto presentare un’istanza al Comune di Seriate, dove Remigio è morto, ma la trafila è piuttosto lunga e avrebbero dovuto dedicarci tempo, e questo scenario sarebbe ancora peggio perchè si tratta del loro lavoro e sono pagati per questo. Il desiderio di mio marito, comunque, era di essere sepolto in Friuli, la terra dove è nato, e lo sposteremo là. A Marta l’agenzia ha detto che avremmo potuto chiedere al Comune di Bagnatica se avesse potuto tenere le ceneri nella camera mortuaria in attesa di seppellirlo in Friuli, abbiamo risposto di si perchè bisognava tenerlo da qualche parte, ma adesso sto svolgendo tutte le pratiche per completare il trasferimento. Ho chiesto al Comune di Bagnatica di affidarmelo completando i documenti con relative marche da bollo, poi dovranno comunicare al Comune di Pedrengo, dove risiedo, che ho le ceneri a casa e a sua volta il Comune di Pedrengo dovrà fare la trafila per portarle in Friuli”.

Amareggiata per tutto l’accaduto, Mariella Cattaneo conclude: “Tanti si sono riempiti la bocca parlando di solidarietà nei confronti dei malati e dei parenti dei morti a causa del Covid ma succedono queste cose: è una beffa, mi dà fastidio che ci sia chi specula sui morti ed è giusto che la gente lo sappia. Premetto che è nostra intenzione pagare la fattura, ma mi chiedo se cifre del genere possano essere giustificate: penso a quelle famiglie che purtroppo hanno avuto fra i loro cari più di un decesso… devono fare un mutuo per pagare i non funerali dei loro cari. Ho letto che a Bergamo il Comune ha cercato di calmierare i costi delle Onoranze Funebri, ma per chi abita negli altri paesi non è avvenuto. La Regione si è accollata i costi per il rientro di chi è morto all’estero ma per le famiglie che sono in una situazione come la mia, cioè che hanno perso un familiare qui, non c’è alcun rimborso o riduzione dell’importo. Parlarne è importante per capire se anche ad altre persone è capitato e perchè trovo esagerato quello che ci stanno chiedendo, al di fuori di qualsiasi logica”.

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