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Vent’anni fa l’ultima di Caniggia con l’Atalanta: “Mai visto uno così forte a Bergamo”

Il 21 maggio 2000 un Alzano Virescit-Atalanta segnò la fine della lunga storia d'amore tra il Figlio del Vento e la Dea. Randazzo: "Il giocatore più forte di quegli anni"

Alzano Virescit-Atalanta: sono vent’anni esatti oggi, era il 21 maggio del 2000. Ma perché la ricordiamo? Non tanto perché anche quel derby di ritorno fu disputato all’allora Comunale di Bergamo, allo stadio, ma perché è l’ultima partita giocata da Claudio Paul Caniggia con la maglia dell’Atalanta. Niente di memorabile, d’accordo, finì 0-0, una sfida sofferta e poco spettacolare come quella dell’andata risolta da un gol di Nappi all’inizio della ripresa.

Il dato è quindi puramente statistico, però si può cogliere l’occasione per rinfrescare la memoria su chi era Caniggia, “il più forte giocatore che ho visto con questa maglia nei miei 30 anni di Atalanta”, così ama ricordare Giacomo Randazzo, allora (quando fu ingaggiato il ‘Figlio del vento’) segretario generale della società nerazzurra. “Lui e Gaetano Scirea, naturalmente, che morì tragicamente proprio quell’anno” precisa.

Un salto indietro nel tempo, più di trent’anni, ma sembra ieri. “Certo, ricordo bene” continua Randazzo “quando concludemmo un acquisto voluto fortemente dal presidente Cesare Bortolotti e da Franco Previtali. All’Atalanta costò 300 milioni e fu un vero affare: il Verona era in cattive acque e dovette cedere il giocatore, che per la verità avremmo voluto ingaggiare già un anno prima, Previtali l’aveva già adocchiato. Il Verona nell’84 ci aveva… fregato Elkjaer, non ricordo se era lo stesso anno in cui Previtali era arrivato a un passo da concludere anche la trattativa per Gullit che poi invece andò al Milan. Però con Elkjaer il Verona vinse lo scudetto e allora ci prendemmo la rivincita con Caniggia”.

Un grande colpo di mercato, l’argentino fu accolto a Bergamo come una star: “Erano in migliaia sotto la sede in viale Giulio Cesare, c’era un mare di gente e Caniggia si affacciò a salutare i tifosi, l’Atalanta aveva acquistato un top, un nazionale argentino che l’anno dopo sarebbe arrivato fino alla semifinale dei Mondiali, dopo aver beffato anche Zenga contro l’Italia. Non giocò la finale che la Germania vinse contro l’Argentina perché squalificato, ma era ugualmente in panchina. Io in tribuna all’Olimpico di Roma, ci doveva essere anche Cesare ma il giorno prima un incidente ce lo portò via. Una tragedia”.

Claudio Paul Caniggia è nato Henderson, in Argentina, il 9 gennaio 1967
Caniggia

Randazzo parla di Caniggia quasi come un figlio: “Sono rimasto molto legato a Claudio. Quando arrivò a Bergamo, mi chiese subito di dargli una mano,lui aveva bisogno che qualcuno lo aiutasse.

Era particolarmente debole di carattere, aveva bisogno di essere consigliato. Un ragazzo pulito, questo veramente ve lo assicuro, nella sua esperienza a Bergamo. Gli sono sempre stato molto vicino, sono rimasto molto legato sia a lui che a Mariana, la moglie, anche se recentemente si sono separati. A Bergamo non viene da un paio d’anni, ogni tanto mi telefona e quando viene passa sempre a trovarmi”.

Naturalmente, più che di Alzano-Atalanta, che riguarda l’ultimo periodo non proprio indimenticabile (1999-2000 in B, 17 partite e un solo gol in campionato), Caniggia ha lasciato il segno soprattutto nei primi due anni, allenatore Mondonico (1989-90) e poi con Frosio e Giorgi (1990-91). A lui, al ‘Figlio del vento’ si deve quella che è rimasta l’ultima vittoria dell’Atalanta sul campo della Juventus: 8 ottobre 1989. “Eh sì, in un anno solare vincemmo due volte sul campo della Juve con il Mondo, a gennaio il gol di Evair e a ottobre Caniggia”. Un gol pesante, da opportunista dell’area di rigore su un tiro da lontano di Contratto respinto corto da Tacconi.

“Caniggia in quegli anni ha inciso molto, grazie alle sue volate l’Atalanta si è conquistata la qualificazione in Europa. Con Evair formava una coppa d’attacco ben assortita, Paulinho non rideva mai, anche quando sono andato a trovarlo in Brasile, a San Paolo e c’era Clerici e lui sempre con gli occhi bassi, sempre triste. E quando era all’Atalanta aveva questa saudade incredibile, tanta voglia di tornare in Brasile ed era molto sensibile alle critiche dei giornali.

Caniggia no, lui non dava tanto peso a quel che si scriveva e in campo si sentiva molto la sua presenza, sia in casa che in trasferta. Era un giocatore veloce, coraggioso: abbinava la tecnica eccellente dei sudamericani nel controllo di palla a una velocità straordinaria. Mondonico me lo diceva: ne ho visti pochi di giocatori così forti e il Cesare e Previtali erano molto orgogliosi di averlo portato a Bergamo”.

Il bacio tra Claudio Paul Caniggia e Diego Armando Maradona
Caniggia

Gol pesanti, contro la Juve, la Roma (3-0), la Lazio (4-0 e una doppietta), il Genoa (1-0). In Coppa Uefa, il rigore procurato a Zagabria, poi trasformato da Evair e che fruttò la qualificazione contro la Dinamo. “Non solo”, aggiunge Randazzo, “a Colonia giocò col braccio mezzo rotto e volle andare comunque in campo nonostante il parere contrario del professor Tagliabue”.
Caniggia oggi… “è rimasto molto legato a Maradona, quando giocava Claudio era il pupillo di Diego”.

Sicuramente anche i tifosi atalantini sono d’accordo nel ritenerlo tra i fuoriclasse della storia dell’Atalanta ma…rispetto a Gomez e Ilicic? Randazzo dribbla il paragone: “Loro sono due grandi calciatori, non c’è dubbio. Ma secondo me ogni giocatore va rapportato nel periodo che ha vissuto, io non faccio paragoni, ci sono mille situazioni diverse”.

Il ‘Figlio del vento’ fu un ottimo colpo non solo quando arrivò, ma anche quando l’Atalanta lo cedette alla Roma. Oggi si parlerebbe di una mega plusvalenza. Ricorda Randazzo: “Col presidente Percassi nell’ufficio di Ciarrapico, per l’Atalanta fu un affare da 10 miliardi. Pensare che era stato pagato 300 milioni…”.

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