BergamoNews it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Mio padre, che ha visto morire il suo vicino di letto: dopo 8 settimane posso riabbracciarlo”

Il dramma del coronavirus e la testimonianza di una lettrice, Laura: "Papà è dimagrito, sconquassato, traballante ma vivo. E non posso che essere grata di questo dono, di questa rinascita, perché la nostra famiglia si è rinnovata"

Più informazioni su

Riceviamo e pubblichiamo la storia che una lettrice, Laura, ha scritto alla redazione di Bergamonews. Una storia a lieto fine, dopo un’esperienza terribile e drammatica: la lontananza dall’amato padre, ricoverato e intubato a 61 anni per Coronavirus. Un viaggio nel buio lungo 8 settimane, dalla disperazione alla rinascita.

La lettera

Non dimenticherò mai quella sera del 20 marzo 2020: le sirene, l’ambulanza con i volontari dal Friuli Venezia Giulia e mio padre con il Covid-19. Non dimenticherò la paura e l’angoscia che ci ha attanagliato i sette giorni precedenti il suo ricovero. Quante telefonate al 112, al medico di base… Quanto soli siamo stati!

La mia, fortunatamente, è una storia a lieto fine ma quanti sassolini vorrei togliermi dalle scarpe che porto ai piedi, piene e troppo scomode per camminare. “Butti il saturimetro” e “non chiamate più sennò intasate la linea”. Sono solo alcune delle assurde frasi sentite in quei giorni.

Facciamo un passo indietro. Mio padre ha avuto per 7 giorni la febbre alta, a 39°C, che si abbassava di poco con la tachipirina, e tosse forte; camminava e, a detta sua, respirava bene. Povero papà! Ingenuo papà! Saturava a 90 e se avessimo avuto l’ossigeno ce lo avrebbero pure lasciato a casa. A morire, aggiungo certa io.

Mio padre non è anziano (61 anni!), non ha patologie (esami perfetti refertati negli ultimi mesi del 2019); mio padre non prendeva farmaci per ipertensione o per qualsiasi altro disturbo. Non aveva niente ed ha vissuto un inferno.

Dopo una settimana di ricovero, una settimana sempre con febbre alta e con cpap, a mio padre è servita una dose di cortisone per sfiammare quei poveri polmoni malati e fortemente compromessi. E sembra abbia funzionato. Mio padre si sfebbra ma la saturazione non è nei parametri e devono intubarlo.

Ci chiameranno all’una di notte per darci questa notizia e nella nostra casa calerà il buio, l’ansia e la paura. Le tenebre.

Ne usciremo dopo una settimana, quando mio padre verrà estubato e trasferito in un altro ospedale, dove farà tutta una serie di controlli. Ci resterà per due settimane e poi verrà ricoverato per altre quattro settimane in un centro di riabilitazione.

Dopo otto settimane mio padre, finalmente, è a casa: dimagrito, sconquassato, traballante, ma vivo; ed io non posso che essere grata di questo dono, di questa rinascita, perché sì, la nostra famiglia si è rinnovata.

La commozione è ancora tanta, il peso che sento alla bocca dello stomaco è ancora lì, l’amarezza non è scomparsa.

Piango quando penso a ciò che ha vissuto, a ciò che ha provato (e che io posso solo minimamente immaginare).
Mio padre ha visto morire il suo vicino di letto, ha visto barelle con morti continuare a sfilare davanti alla sua camera. Mio padre ha visto, mentre io penso che al posto loro poteva benissimo esserci lui.

E piango. Piango dalla felicità e piango dal dolore. La gioia di averlo qui mi porta a vivere il dolore di chi piange un suo caro.

I medici ce lo han detto: mio padre ha rischiato di morire. Gli infermieri lo hanno detto a mio padre: il reparto dal quale è uscito è quello dei miracolati.

Citando loro, non posso che ringraziarli. Ringrazio l’Ospedale Bolognini di Seriate, il reparto di Neurologia e quello di Rianimazione. Loro han salvato mio padre. Gli son stati accanto, han fatto di tutto perché uscisse indenne. Gli unici che potevano vederlo, toccarlo e stargli vicino fisicamente.

Abbiamo messo nelle loro mani ciò che avevamo di più caro e loro non solo lo han custodito ma ce lo han riconsegnato indenne, con parecchia polvere addosso ma senza nessuna crepa.

Ovviamente ringrazio anche l’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo, specialmente il reparto di Chirurgia.

Qui mio padre ha passato le due settimane post terapia intensiva. Qui ha fatto tutti gli esami necessari, lo han analizzato da capo a piede, e gli han permesso di passare allo step successivo: la riabilitazione.

Mio padre, dopo lo shock che ha preso, non camminava più. 16kg erano stati oramai persi; la maggior parte, se non tutti, durante il ricovero a Seriate.

L’ultima parte della sua lunga degenza è avvenuta all’ospedale Briolini di Gazzaniga. In questo luogo mio padre è stato coccolato e rimesso in piedi, curato dalle piaghe di decubito e forse anche un poco nell’animo.

È a tutti loro che devo dire grazie se oggi posso vedere mio padre dormire nel suo letto, se posso sentirlo russare e se posso guardare il suo viso, smagrito ma sempre da “cartone animato” come spesso lo definivo.

Questi medici, infermieri ed OSS (non scordiamoci del loro preziosissimo aiuto!) hanno svolto e stanno svolgendo un lavoro straordinario, oltre il limite della sopportazione. E non solo per i turni massacranti che stan svolgendo.

È a loro e a tutti i malati che va il mio nuovo pensiero, è a loro che penso quando leggo commenti di gente che continua a sottovalutare il problema, è a loro che penso quando osservo certe foto che vengono pubblicate. Ed è alla vostra coscienza che mi appello quando il 18 maggio alcune saracinesche si alzeranno.

La mia vita si è fermata il 20 marzo 2020 e ha ripreso ad essere vita qualche giorno prima del 15 maggio.

Nessuno dovrebbe provare ciò che noi, come altre decine di migliaia di famiglie, abbiamo provato.

È giusto ricominciare, serve ricominciare ma da domani non dimentichiamoci i nostri tre nuovi migliori amici: la prudenza, la mascherina ed i guanti.

Lettera firmata

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.