"La Regione rimborsa il tampone solo se positivo, è un disincentivo bello e buono" - BergamoNews
Il caso

“La Regione rimborsa il tampone solo se positivo, è un disincentivo bello e buono”

Le osservazioni dei consiglieri bergamaschi Scandella e Carretta (Pd e Lce): "Essere guariti non è una colpa"

L’Istituto superiore di sanità ha stabilito che se un cittadino effettua un test sierologico e questo è positivo, deve sottoporsi anche al tampone naso-faringeo, per essere certi che non sia ancora contagioso.

“La notizia di ieri è che Regione Lombardia, nel recepire questa direttiva, ha stabilito che, nel caso in cui un cittadino effettui il test in regime privato e abbia esito positivo, rimborserà il costo dell’esame del tampone, ma solo in caso che anche quest’ultimo sia positivo – spiegano Jacopo Scandella e Niccolò Carretta, consiglieri regionali bergamaschi di Pd e Lce -. Questa indicazione è scritta nero su bianco nelle risposte alle domande più frequenti, sul sito della Regione: ‘In caso di positività del tampone naso-faringeo – si legge – il costo del tampone viene restituito al cittadino nei limiti di cui alla Dgr n. 3132/2020 tramite le Ats'”.

Secondo i consiglieri questa è “l’eennesima prova che Regione Lombardia non crede ai test diffusi e che persevera nella strategia sbagliata. È assurdo che un cittadino venga penalizzato perché non è più infettivo, quando è proprio la Regione a chiedere a chi ha un test sierologico positivo di sottoporsi anche al tampone. Tanti cittadini – aggiungono – hanno avuto sintomi e pur chiamando i numeri verdi non sono stati visitati da nessuno, tanti altri devono tornare al lavoro a contatto con colleghi e con il pubblico, altri ancora sono stati a contatto con persone malate, e il messaggio che la Regione dà loro è che se vogliono fare il test se lo devono pagare e, se per caso nel frattempo sono guariti, si devono pagare anche il tampone, senza nemmeno che sia stato fissato un prezzo massimo”.

Scandella e Carretta parlano di “un disincentivo bello e buono, che nasconde forse la volontà di non far emergere la reale dimensione del contagio in Lombardia e il numero delle persone che non sono mai state raggiunte dal sistema sanitario regionale”.

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