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Beatrice Tibaldini vincitrice del concorso letterario “Racconti Sportivi 2020”

L'allieva di Quinta Scientifico Applicate del centro Salesiano "Don Bosco" di Treviglio, anche quest’anno è risultata selezionata come vincitrice del concorso per narrativa a livello nazionale organizzato da Historica Edizioni in collaborazione con il sito Cultora e con il Centro Sportivo Italiano

Beatrice Tibaldini, allieva di Quinta Scientifico Applicate del centro Salesiano “Don Bosco” di Treviglio, anche quest’anno è risultata selezionata come vincitrice del prestigioso concorso per narrativa a livello nazionale organizzato da Historica Edizioni in collaborazione con il sito Cultora e con il Centro Sportivo Italiano.

Il concorso prevedeva la scrittura di un racconto a tema sportivo, che sarà pubblicato in un’antologia tematica. Beatrice in questo breve testo racconta la sua passione per la scrittura.

 

“Io sono convinta che la scrittura non serva per farsi vedere ma per vedere”
Susanna Tamaro

C’è chi si racconta con la musica, chi lo fa con la fotografia e chi, come me, preferisce quella strada tortuosa che è la scrittura.

Ho sempre visto la scrittura come qualcosa di privato, un modo per incontrare se stessi e i propri pensieri, lasciandosi avvolgere completamente. Vi è una sorta di legame profondo tra ciò che si è e quanto si scrive: ciò che scrivi ti deve raccontare fino in fondo, ti rappresenta e non puoi evitare di metterci un po’ di te stesso. Credo sia questa impossibilità di nascondersi che alle volte spaventa un po’, perché a noi esseri umani piace avere una rete di salvataggio che ci protegga dal vederci davvero. Sappiamo come siamo, ma allo stesso tempo andiamo fieri della possibilità di vedere davvero solo ciò che desideriamo e questo non può accadere mentre hai davanti un foglio bianco, perché ciò di cui stai scrivendo ha bisogno di rubarti qualcosina per essere davvero tuo. Così le prime volte che scrivi capita di accorgerti che c’è un momento nella storia in cui manca qualcosa, qualche passaggio che necessita di un dettaglio diverso, magari più evocativo. Poi ci fai l’abitudine a lasciarti andare e finisci per fidarti completamente di quel pezzetto di carta che hai davanti… perché non è più solo un oggetto ma una parte di te.

Beatrice Tibaldini

Mi sono accorta solo quest’anno quanto di me stessa ci fosse nei miei testi, perché al momento di scegliere il tema della storia che avrei dovuto scrivere per il Concorso “Racconti Sportivi 2020”, indetto da Historica Edizioni, mi sono trovata a scegliere quello più strano. Non che mi reputi strana o chissà quanto poco ordinaria, ma perché mi spingeva su un sentiero un po’ diverso dal solito… e a me piacciono le scoperte e le novità. Parlare di basket mi suonava troppo semplice, poco alla Beatrice, volevo aggiungere qualche dettaglio che lo rendesse mio. Questa ricerca del non scontato è stata difficile, ma forse questo è dovuto anche al fatto che io il basket lo seguo poco, pochissimo per la verità.

Ma comunque, tutti sanno quanto una ragazza dello Scorpione possa essere ostinata e caparbia quando si mette in testa qualcosa!

L’input mi è venuto dopo una lezione di motoria – chi lo avrebbe mai pensato, da una come me! – e da lì è stato piuttosto semplice costruirci sopra una storia finalmente alla Beatrice.

Il problema nasce dopo, perché il racconto si carica di aspettative e allora speri di aver fatto un buon lavoro, di avercela fatta a tirar fuori un nuovo tassello di cui andare fiera. Ma per quanto gli altri, amici o familiari che siano, ti dicano: “Stai tranquilla, era bellissimo!” tu non ci credi fino in fondo perché sai che finché non ne avrai conferma, un po’ per scaramanzia, ti rifiuterai di pensarlo: sia mai che porti male!

Poi arriva maggio, e nonostante il Coronavirus, scopri che ce l’hai fatta di nuovo: il tuo racconto è stato scelto. E allora finalmente puoi crederci: il tuo testo era davvero riuscito.

Beatrice

 

Le fotografie fanno riferimento all’edizione dello scorso anno, dove anche in quell’occasione Beatrice risultò vincitrice del concorso.

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