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“Mancano i tamponi: alla Rsa di Nembro molti ospiti sono ancora in isolamento”

La dottoressa Barbara Codalli, direttore sanitario della casa di riposo di Nembro, evidenzia le difficoltà nell'avere i tamponi e nel ricevere gli esiti per gli ospiti e gli operatori della struttura

“Dopo l’odissea per reperire i dispositivi di protezione individuale è cominciata quella dei tamponi”. Così la dottoressa Barbara Codalli, direttore sanitario della casa di riposo di Nembro, evidenzia le difficoltà nell’avere i tamponi e nel ricevere gli esiti per gli ospiti e gli operatori della struttura.

La dottoressa Codalli spiega: “Ho scritto al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, all’assessore regionale al welfare Giulio Gallera e ai responsabili del mondo della sanità perché è importante che sappiano quello che sta succedendo. Nella nostra Rsa i tamponi sono comparsi per la prima volta il 10 aprile – e penso di poter affermare che siamo stati la prima struttura ad averli ricevuti. Sono arrivati in un numero ridicolo: 3 per 58 ospiti e 11 per 80 dipendenti . Li abbiamo eseguiti e, ovviamente, alcuni sono risultati positivi ed è iniziato un calvario per procurarci gli altri, che riusciamo a ottenere il 23-24 aprile. Una volta effettuati è cominciato il delirio per sollecitare gli esiti: tardavano ad arrivare, a un certo punto sono stati inviati all’Ats e a noi sono stati comunicati in via successiva, non in maniera celere. Quando ho chiesto informazioni sui motivi dell’attesa mi è stato risposto che alcuni non erano stati firmati e temevano che inoltrandoli in tranches separate avrebbero potuto perdere dei dati. Questa risposta non mi trova d’accordo perché se avessero iniziato a comunicarli man mano avrei avuto più tempo per organizzare l’isolamento dei positivi. Invece ho dovuto pianificare nell’arco di cinque ore lo smembramento della Rsa, la costituzione di un nucleo Covid e l’allestimento di spazi dedicati agli ospiti che erano risultati negativi ma dividevano la stanza con qualcuno che aveva contratto il virus. Abbiamo dovuto riorganizzare la gestione del personale e del nuovo reparto  ‘Covid’, con tutti i presidi necessari (non più solo guanti e mascherine, ma camici, calzari, copricapo e occhiali/visiere). Nonostante tutto, sono riuscita a dividere gli ospiti risultati positivi al tampone, nonostante asintomatici, ma potenzialmente infettivi, dagli altri ospiti risultati negativi e a far restare a casa il personale positivo”.

Il nodo cruciale è rappresentato dai tamponi. La dottoressa Codalli specifica: “In base alle indicazioni del ministero dopo 14 giorni è necessario che il paziente positivo ripeta due tamponi a distanza di 24 ore: ho chiesto ripetutamente di averli ma non sono ancora arrivati. Nel frattempo la piattaforma da utilizzare per richiedere gli esiti viene chiusa perché la modalità per riceverli cambierà e stanno cercando di capire come verranno processati i tamponi dei pazienti positivi. Ho chiesto chiarimenti e la risposta che ho ottenuto è che non possono concedere alla nostra struttura il secondo e il terzo tampone perché per correttezza e giustizia prima devono far sì che vengano effettuati in tutte le Rsa. Sia verbalmente sia per iscritto ho risposto che mi sembrava poco logico e funzionale aggiungendo che chi l’ha deciso non sa cosa voglia dire lavorare in una casa di riposo: non sa cosa significhi lasciare pazienti anziani, dementi, depressi o psichiatrici ma anche senza problematiche in una stanza o in un nucleo chiuso e allungare i tempi di questo isolamento solo perché si è deciso per una distribuzione equitaria dei tamponi. Effettuare i test in una Rsa significa processare 150-200 tamponi tra ospiti e operatori: concederne 18 ai nostri ospiti e 5 al personale positivo inciderebbe del 10% sul totale giornaliero. Eseguirne alcuni fra una Rsa e l’altra mi sembrerebbe la soluzione più logica, ma questa richiesta non trova risposta. Telefonicamente mi è stato comunicato che è quasi pronta una nuova modalità per chiedere i tamponi. Ancora non ci è dato conoscerla, ma se tutto va bene presto dovremmo formulare la domanda e ci verrà indicato quando potremo ritirarli in via Gallicciolli, li faremo e poi dovremo capire la tempistica per avere gli esiti. Qualcuno li ha ricevuti dopo 3-4 giorni ma alcuni colleghi li hanno svolti il 22 aprile e ancora non hanno avuto risposta. L’ospedale Papa Giovanni è la realtà che è stata maggiormente intasata, i nostri in parte sono stati mandati a Brescia, in parte a Padova e a Teramo dove i tempi di risposta sono stati abbastanza celeri (dai 3 ai 6/7 giorni).

“Ieri (giovedì 14 maggio) – aggiunge la dottoressa Codalli – ci è stato comunicato che mercoledì mattina potremo consegnare i due tamponi dei pazienti attualmente in isolamento e verranno spediti in giornata a Teramo e se saremo fortunati per sabato potremmo avere l’esito, altrimenti si andrà a lunedì”.

Rsa di Nembro

Infine, la dottoressa Codalli conclude: “L’iter dei tamponi non sta funzionando bene ma questi problemi non dipendono da noi. All’interno della nostra struttura sappiamo chi è risultato positivo e chi negativo, abbiamo diviso i nuclei ma mancano gli altri due tamponi. Ne scaturisce un danno psicologico ed emotivo perchè le persone poste in isolamento dopo il tampone del 23/04 ( già asintomatiche), probabilmente/possibilmente ora negativizzate devono rimanere ancora in isolamento. Gli ospiti negativi con particolari restrizioni di sicurezza hanno ricominciato ad avere visite, mentre gli altri si limitano ancora alle videochiamate ma come si può facilmente capire non è lo stesso”.

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