Guido sana

“Un aliante in legno costruito nel laboratorio di papà Tino, mi è rimasto nel cuore” fotogallery

I figli di Tino Sana portano avanti con profonda passione e spirito imprenditoriale ciò che il padre ha creato. E l’impresa non è da tutti. Perché Tino (all’anagrafe Costantino) di cose grandi ne ha fatte tante.

Ci sono uomini capaci di lasciare davvero un segno. In ciò che fanno, nei sogni che tenacemente inseguono, nelle persone che incontrano, nei figli.

“Quando ero piccolo ero uso andare nel laboratorio del papà. E la domenica pomeriggio, quando non c’era nessuno, mi costruivo i miei giocattoli in legno. Un giorno feci un aliante, usando del legno e della stoffa, ed è un oggetto che mi è rimasto nel cuore”.
Ecco, io credo che siano queste, le cose che fanno la differenza. Pensare a quando è nata la tua passione per il lavoro che fai e renderti conto che risale ad allora, a quando eri un bambino e respiravi tutt’attorno a te il profumo del legno, delle conquiste raggiunte da tuo padre con la fatica, la lungimiranza, il coraggio di provarci, di andare oltre.

I figli di Tino Sana portano avanti con profonda passione e spirito imprenditoriale ciò che il padre ha creato. E l’impresa non è da tutti. Perché Tino (all’anagrafe Costantino) di cose grandi ne ha fatte tante. Ha fondato nel 1964 la Tino Sana Srl dopo averne acquisita tanta, di esperienza. Imparando la tradizione nelle botteghe, mettendosi in proprio e guardando lontano. La sua azienda è eccellenza del Made in Italy nell’arredamento su misura per locali, hotel, navi. Ma soprattutto, ha mantenuto quei valori importanti che Tino, artigiano attento, ha lasciato.

tino sana

Ed è la stessa impronta unica a permeare il Museo del Falegname, nato nel 1987. Perché il mestiere del falegname è un’arte dalle mille sfaccettature. Metter piede nel museo Tino Sana è come fare un viaggio nel tempo. I vecchi attrezzi del mestiere, gli strumenti agricoli, i carri e i burattini, l’evoluzione delle bicicletta, dalla draisina alle bici dei campioni, con la collezione di Felice Gimondi.

“Chi visiterà il mio museo proverà quello che provo io nel vedere questi oggetti e nel capire quello che rappresentano: l’impegno, la fatica, l’arte e soprattutto l’amore per uno dei mestieri vecchi come l’uomo”, diceva Tino Sana. Ed è un insegnamento da tenere stretto, soprattutto oggi. Il mestiere di chi lavora il legno cambia, si evolve, sperimenta, introduce innovazione e tecnologia. Ma non perderà mai i suoi valori, la sua poesia, la lunga tradizione che conserva in ogni gesto.

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