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Un’industria bergamasca su 4 prevede un calo del fatturato dal 25 al 50%

“Da questi risultati – dichiara Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo – emerge il grande sforzo delle aziende di fronteggiare lo shock attuale, grazie alla loro sostanziale solidità, anche se molte necessitano di nuova liquidità per superare le conseguenze della fase di chiusura"

Le imprese bergamasche stanno cercando di reagire allo shock dell’emergenza Coronavirus, grazie alla loro sostanziale solidità. Sul medio periodo, però, la situazione è molto preoccupante a causa della scarsità degli ordini e del calo degli acquisti. Sono queste alcune delle significative indicazioni che emergono dal secondo Osservatorio di Confindustria Bergamo, che ha coinvolto, fra il 22 aprile e il 4 maggio, 336 imprese associate per oltre 18 mila dipendenti. Nell’insieme viene delineato un quadro critico, dove, tuttavia, non mancano anche segnali positivi sulla resilienza delle imprese e sulla loro volontà di reagire.

Le imprese evidenziano, nello scorso mese di marzo, un calo medio del fatturato del 36% e delle ore lavorate del 38% rispetto all’anno precedente e ci sono aspettative al ribasso per tutto il 2020: quasi 1 su 4 prevede un calo del fatturato dal 25 al 50% e quasi 1 su 2 un calo entro il 25%.

Carenza di ordinativi, problemi di liquidità e di approvvigionamento sono, in questo ordine, le principali criticità segnalate. Una metà segnala a marzo cali importanti degli acquisti, il 65% di aver ricevuto richieste di dilazioni di pagamento. Quasi un’azienda su 2 ha avanzato domanda di moratoria per i finanziamenti e soltanto il 30% non ha bisogno di nuova liquidità. Quasi la metà delle aziende ha anticipato la cassa integrazione. Un dipendente su 5, mediamente, opera in smart working (circa 1 su 3 nelle grandi e nelle micro aziende).

Stefano Scaglia, presidente di Confindustria
Stefano scaglia

“Da questi risultati – ha dichiarato Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo – emerge il grande sforzo delle aziende di fronteggiare lo shock attuale, grazie alla loro sostanziale solidità, anche se molte necessitano di nuova liquidità per superare le conseguenze della fase di chiusura; al tempo stesso si delineano scenari molto preoccupanti nel medio periodo, a causa principalmente della povertà del portafoglio in essere e della scarsità di nuovi ordini. Il Decreto Rilancio va nella giusta direzione, in particolare con lo stop alla rata dell’Irap, gli aiuti a fondo perduto e i crediti d’imposta, i fondi per la ricapitalizzazione delle imprese, le misure per il lavoro, dalla proroga della cassa integrazione al rinnovo dei contratti a tempo determinato. Saranno però fondamentali, per la loro reale efficacia, i tempi e le modalità di attuazione. Nel Decreto sono prevalenti le misure di sostegno, certamente necessarie, ma, a parte ecobonus e voucher turismo, troppo pochi gli incentivi ai consumi e agli investimenti, per un efficace sostegno al rilancio del sistema economico”.

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