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“Nostra madre 75enne multata per un caffè d’asporto: serve più buonsenso”

È successo sabato 9 maggio, a Seriate. I tre figli della donna, dopo aver scritto all'amministrazione, si sono rivolti a noi: "Ha solo ritirato un caffè nel rispetto delle regole, redarguirla e sanzionarla era necessario?"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata da tre fratelli di Seriate che ci hanno voluto raccontare la disavventura vissuta dalla madre 75enne, redarguita e multata per essere andata in un bar vicino a casa a ritirare un caffè d’asporto: “La sanzione può essere un modo efficace per essere incisivi in un momento così difficile, soprattutto quando la violazione è palese, conclamata e magari protratta dopo avvertimenti verbali – hanno scritto -. Ma, posto che a nostro parere nessuna violazione è stata effettuata da nostra madre, probabilmente un semplice avvertimento chiarificatore da parte dell’agente di polizia sarebbe stato più che sufficiente e certamente più efficace”.

Ecco la lettera, che è stata inviata anche all’amministrazione comunale di Seriate.

Spett.le Bergamonews,
scriviamo la presente per raccontare un episodio accaduto a Seriate sabato mattina.
Nostra madre, G.M. signora di quasi 75 anni presa dall’entusiasmo per la possibilità di potersi finalmente bere un caffè d’asporto, decideva di recarsi nel bar più vicino alla sua residenza.
Si tratta, di fatto, di attraversare una strada di Seriate, Via Marconi, e raggiungere la caffetteria (percorso totale di circa 150mt).
Trovatasi alla caffetteria dopo aver atteso che il cliente precedente uscisse, ritirava il proprio caffè d’asporto (caffè chiuso con coperchio in una mano e zucchero/bastoncino nell’altra) e, a causa di evidenti problemi deambulatori, lentamente cominciava ad allontanarsi in direzione della residenza. Anche volendo, il caffè non poteva gustarlo immediatamente in quanto evidentemente non possibile, mancando dei punti di appoggio.
In quel frangente veniva fermata da un agente di polizia municipale del Comune di Seriate, che pocanzi si trovava anch’egli all’interno del bar e probabilmente assisteva all’ordinazione.
L’agente, utilizzando modalità molto decise redarguiva severamente nostra madre mettendola in stato di grave agitazione, chiedendole documenti in quanto il suo comportamento era ritenuto sanzionabile, redigendo la sanzione amministrativa apparentemente secondo le disposizioni vigenti .
Sul momento nostra madre non era in grado di rilevare nulla al verbale, anche perché nessuna ipotesi di violazione amministrativa veniva indicata tra le tante previste e si indicava solamente che “consumava il caffè fuori dal bar….”. Probabilmente considerando che aveva la mascherina, si trovava nei pressi della sua abitazione, aveva un caffè coperto in mano, non c’era nessuno nei pressi con cui assembrarsi, non ha avuto l’immediata lucidità di ricordare tutti i se e i ma contenuti nelle varie delibere nazionali, regionali, comunali.
Nostra madre, tornata a casa, era in stato di grave agitazione (rimasta presente per un paio di giorni) sia perché continuava a non comprendere quale fosse la violazione ma anche e soprattutto per i toni e l’atteggiamento dell’agente di polizia municipale. La sanzione economica tra l’altro rappresenta quasi la metà della pensione.
Trattandosi di anziana stressata come noi tutti dalla situazione che stiamo vivendo, evidentemente questa agitazione non ha certamente giovato.
Allibiti da quanto raccontatoci da nostra madre, in primis la tranquillizzavamo e subito dopo provvedevamo a scrivere una cortese email all’amministrazione, non per richiedere la revoca della sanzione ma raccontando quanto avvenuto e sottoponendo le considerazioni che seguono. Purtroppo, a tutt’oggi (giovedì) non ci è ancora stato dato alcun riscontro.
La sanzione può essere a nostro parere un modo efficace per essere incisivi in un momento così difficile, soprattutto quando la violazione è palese, conclamata e magari protratta dopo avvertimenti verbali.
Ma, posto che a nostro parere nessuna violazione è stata effettuata da nostra madre, probabilmente un semplice avvertimento chiarificatore da parte dell’agente di polizia sarebbe stato più che sufficiente e certamente più efficace.
La presente lettera vorrebbe sensibilizzare le amministrazioni, ove ve ne fosse bisogno, ad avere maggior cura delle relazioni con gli anziani mettendoli al centro di una rete sociale che li protegga e evitando, atteggiamenti che paiono del tutto eccessivi, che generano preoccupazione oltre a quella già presente e del tutto distanti dal senso di servizio alla cittadinanza che rappresenta la cifra della stragrande maggioranza dei pubblici ufficiali.

Lettera firmata

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